Tributo a Giuseppe Biagi
Era il 24 Maggio del 1928 ...
L'aeronave Italia in missione scientifica sulla calotta polare, comunicava alla nave appoggio Città di Milano di aver sorvolato il Polo Nord alle ore 02,20 lasciando cadere il tricolore italiano, e quindi di aver virato per rientrare alla base.
Il giorno successivo, sulla via del ritorno, alle ore 10,27 trasmise ancora un messaggio; e quello fu l'ultimo, poichè, poco dopo, nelle vicinanze dell'isola di Foyn, a nordest dello Spitzberger, si imbattè in una tempesta.
Il dirigibile Italia, di 18.000 metri cubi, all'improvviso perse quota andando a schiantarsi sui banchi di ghiaccio.
Molti uomini dell'equipaggio perirono, ma i superstiti, fra cui il radiotelegrafista Giuseppe Biagi, non si persero d'animo, raccolsero tutto quello che c'era da recuperare per sopravvivere in quella natura ostile, pronti alle conseguenze fisiche e morali di quella tragica avventura.
Intanto, il silenzio radio del dirigibile fece intuire subito la tragedia, per cui, non solo la nave appoggio Città di Milano, ma tutti i centri europei, tutte le navi sulle rotte del nord atlantico, intensificarono gli ascolti.

Giuseppe Biagi, con la sua grande esperienza, con il suo bagaglio tecnico rimise in sesto la piccola radio campale, ed alzando un'antenna con mezzi di fortuna, incominciò a trasmettere disperati appelli ai quali purtroppo non seguivano risposte.
I superstiti potevano solo ascoltare i bollettini emessi dalle varie emittenti che annunciavano la sciagura e le affannose ricerche.
La resistenza fisica e morale di quegli uomini, alla deriva sul pack, diminuiva di giorno in giorno, ed alcuni di loro, presi dalla disperazione, decidevano, invitando anche Biagi a seguirli, di tentare di raggiungere il campo base a piedi.
Biagi si rifiutò, perchè così facendo avrebbe abbandonato i compagni feriti e la sua radio.
Nei giorni che seguirono, Biagi continuò a trasmettere, allorquando, il 3 di Giugno, captava la stazione di Roma S.Paolo, la quale annunciava che un radioamatore russo, nella città di Arcangelo, aveva ricevuto deboli segnali provenienti dal dirigibile Italia, e nel frattempo questa aveva già informato la Città di Milano.
Queste notizie rincuorarono i naufraghi, e con più lena Biagi continuò a trasmettere fino a quando non stabilì il contatto con la nave Città di Milano.
Le sofferenze di quei sopravvissuti non finirono subito, poichè l'opera di soccorso fu lunga e difficile. La vicenda, vissuta fra indescrivibili patimenti, terminò dopo 48 giorni, quando il 12 di Luglio furono avvistati dagli aerei e poi recuperati dalla nave russa Krassin.
Giuseppe Biagi, al suo rientro in Italia, continuò la sua carriera nella Marina Militare, prestando lungo e onorevole servizio.
Questo breve accenno vuole essere, da parte di tutti i soci INORC, un omaggio a questo grande collega del passato che, per il suo coraggio e la sua grande capacità professionale, sarà sempre ricordato come uno degli operatori che hanno dato lustro alla professione di radiotelegrafista.
Antonio Zerbini - I1ZB
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