L'ARTE, IL TALENTO, IL FASCINO DELLA TELEGRAFIA

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Testo originale:

THE ART AND SKILL OF RADIO-TELEGRAPHY

di William G. Pierpont, NØHFF

 

Terza edizione riveduta

20 Aprile 2002

Copyright © William G. Pierpont, N0HFF

 

Per chi è interessato alla telegrafia, per chi vorrà impararla, per chi ne è appassionato,

e per chi desidera migliorare le proprie capacità

"L'arte e il talento per la telegrafia sono particolarissimi.

Gli psicologi che hanno studiato a fondo coloro che hanno creato e sviluppato in se queste doti

sono stati affascinati e spinti a cercare di comprendere.

L'idea di riuscire a comunicare ad altri il proprio pensiero a mezzo unicamente

di un semplice suono intermittente,

non è già essa una cosa inverosimile?"

 

 

Traduzione in Italiano

a cura dell'I.N.O.R.C., Italian Naval Old Rhythmers Club

 

Questo libro scritto da NØHFF (SK) è un atto d’amore verso quel fenomeno e quel mondo particolare e così importante per l’umanità, costituito dalla telegrafia e dalla radiotelegrafia. L’autore ha richiesto che esso venga riprodotto e messo a disposizione di quante più persone possibile, senza fini di lucro (in pratica solo recupero di spese vive). Con questo spirito esso è stato così tradotto in varie lingue da altri radioamatori. Per la traduzione in Italiano non poteva che essere l’INORC ad occuparsene, anche perché questa iniziativa corrisponde in pieno agli scopi statutari del nostro Club:

Art. 2 dello Statuto dell’INORC:

Art. 2 - SCOPI DELL' INORC

Gli scopi dell' INORC sono :

  1.  - promuovere, diffondere e migliorare l’impiego del sistema C.W.;
  2.  - aggregare in associazione operatori e tecnici delle telecomunicazioni, e radioamatori, al fine di intervenire e contribuire alla difesa e al mantenimento del patrimonio culturale legato al mondo della telegrafia.

Hanno partecipato i soci:

Giuliano I1SAF, INORC 391

Mauro I7OEB, INORC 177

 
Pietro I2CZQ, INORC 458 Paolo IKØBOU, INORC 537  
Sandro I7ALE, INORC 471 Claudio IKØXCB, INORC 435  

 

Commenti dei traduttori

I traduttori, essendo essi stessi tutti telegrafisti radioamatori da parecchi decenni, nonché, (la maggior parte di essi) anche ex radiooperatori  professionisti della Marina o di stazioni costiere, si sono permessi di inserire qualche commento qua e  là, per arricchire l’opera anche con ulteriori esperienze o usanze nostrane.

Quando possibile i riferimenti, nelle  esercitazioni di trasmissione e ricezione, a parole e frasi  specifiche della lingua inglese,  sono stati sostituiti con cose simili ma più vicine ed utili al lettore o all’operatore italiano. Molti termini soprattutto nomi propri,  soprannomi, o modi di dire sono stati tradotti solo se in italiano rimangono significativi. Diversamente, non sono stati invece tradotti per conservarne il preciso riferimento alle  situazioni originali d’oltre oceano. 

Poiché nel libro si parla del codice Morse come codice di suoni, che corrispondono a lettere e numeri, non vengono mai usati i termini “punto” e “linea” che si riferiscono ad immagini. Nel testo originale il suono breve ed il suono lungo vengono indicati, come d’uso nei testi inglesi, rispettivamente come “di” (oppure “dit”) e “dah”. In italiano abbiamo utilizzato “di”  e “daa”. Quando si parla di velocità di trasmissione o ricezione abbiamo spesso sostituito i valori in WPM (word per minute) con quelli di CPM (caratteri per minuto), più usuali da noi. Poiché le “parole al minuto” sono parole convenzionali pari a 5 caratteri, si fa presto a passare dall’una all’altra, essendo 1 wpm uguale a 5 cpm.

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Per chi volesse scaricare l'intero volume e utilizzarlo off-line (senza fini di lucro) si può effettuare il down-load dai links seguenti in varie lingue, i files sono visualizzabili in Acrobat Reader

VERSIONE ITALIANA VERSIONE INGLESE VERSIONE FRANCESE VERSIONE TEDESCA

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Piccolo Glossario

Damper:  elemento, di varia foggia, contro il quale va a poggiare l’estremità di braccio oscillante del bug, e che serve a d arrestarne le oscillazioni.

Keyer:  manipolatore elettronico.

Sounder:  apparecchietto che, seguendo l’andamento dei segnali telegrafici ricevuti, emette un clicchettìo che consente, con adeguata preparazione, di riconoscere i caratteri del codice Morse e quindi di “ricevere”.

Tastiera:  la parola indica degli strumenti elettronici autosufficienti e limitati, consistenti unicamente in una tastiera,  con all’interno delle semplici memorie preprogrammate, che elettronicamente generavano codice morse o codice di telescrivente. Oggi in disuso a favore dei più versatili computers, che hanno anche essi la tastiera, che però qui è solo un insieme di tasti per dialogare con il computer, ma che da sola non serve a niente.

Manipolare:  formare manualmente gli elementi dei caratteri, e quindi i caratteri stessi, del codice morse, a mezzo di adatti strumenti.

CW:  in pratica sinonimo di “telegrafia Morse”. Sono le iniziali delle parole “Continuous Wave” cioè onda continua.

In tempi molto lontani le trasmissioni radio venivano effettuate con la produzione di potenti scintille e la trasmissione era quindi un insieme di impulsi separati, che ricordavano più delle scariche elettriche che dei segnali coe siamo oggi abituati ad ascoltare.  Con l’avanzare della tecnica si riuscì a creare dei circuiti di trasmissione che erano in condizione di trasmettere invece un segnale continuo, cioè una Onda Continua, o Continuous Wave in inglese.

Questa “onda continua” veniva naturalmente naturalmente utilizzata in maniera “on-off-on….” per produrre i vari elementi del codice stesso, ma per la durata di ogni elemento  (“dit” e “daa”) il trasmettitore emette comunque “onde continue”. Le apparecchiature, i trasmettitori, le stazioni radio, le trasmissioni, tutto diventò “CW ” , e l’acronimo CW è restato poi nel tempo ad  indicare le trasmissioni in telegrafia.

Zona:  la striscia o nastro di carta sul quale venivano scritti i punti e le linee dalle macchinette per la ricezione del morse scritto.


 

INDICE

Presentazione della traduzione italiana

Prefazione

Introduzione

Il codice Morse non è ormai obsoleto?

Apprendere il codice Morse. Una panoramica: dove stiamo andando?

 

PARTE PRIMA: imparare il codice Morse

Capitolo 1 - Come affrontare la cosa con efficienza

Capitolo 2 - Principi per lo sviluppo delle proprie capacità e attitudini per la riuscita

Capitolo 3 - Le fondazioni

Capitolo 4 - Consolidate le fondazioni, costruire il primo piano

Capitolo 5 - Esercitarsi per progredire

Capitolo 6 - Velocità? No, piuttosto qualità

Capitolo 7 - Ascoltare, o “leggere”

Capitolo 8 - “Copiare” o ricevere scrivendo

Capitolo 9 - La trasmissione ed il tasto verticale

Capitolo 10 - Altri strumenti per manipolare e loro uso

Capitolo 11 - Ulteriori miglioramenti

Capitolo 12 - Quanto tempo ci vuole per imparare?

Capitolo 13 - Il ruolo della memoria

Capitolo 14 - L’udito

Capitolo 15 - Il “Timing”

Capitolo 16 - Altri metodi

Capitolo 17 - Errori comuni e come rimediare

Capitolo 18 - Programmi per PC e cassette/CD, per imparare o migliorare

 

PARTE SECONDA: approfondimenti

Capitolo 19 - Breve storia della Telegrafia Morse

Capitolo 20 - Imparare il codice Morse Americano

Capitolo 21 - Metodi sconsigliati

Capitolo 22 - Elenchi di parole per allenarsi

Capitolo 23 - Assicurarsi di essere capiti

Capitolo 24 - Larghezza di banda e clicks di manipolazione

Capitolo 25 - Corsi e apparecchi per la telegrafia reclamizzati nel passato

Capitolo 26 - Gare di velocità

Capitolo 27 - Le abbreviazioni

Capitolo 28 - Conteggio della frequenza delle lettere, Morse Internazionale

Capitolo 29 - Le ricerche di Koch

Capitolo 30 - Il sistema “Candler”

Capitolo 31 - Il cosiddetto metodo “Farnsworth” o metodo “spaziato”

Capitolo 32 - Altri alfabeti

Capitolo 33 - Una breve storia dei requisiti per le licenze negli Stati Uniti e l'addestramento militare

Capitolo 34 - Esempi che illustrano cosa sia la vera abilità

Appendice 1: Bibliografia

Appendice 2: Alta Velocità

  > La telegrafia è stata una professione altamente stimata per quasi un secolo
 

> I circuiti ad alta velocità della telegrafia commerciale

 

> Nei vecchi tempi non vi erano motivazioni che spingessero gli amatori ad usare il codice Morse ad alta velocità


The Art and Skill of Radio-Telegraphy

William G. Pierpont  N0HFF -Terza Edizione Riveduta-

Prefazione

La prima edizione di questo libro fu preparata in una situazione di fretta, per raccogliere e conservare i risultati di anni di letture e di ricerche sulle maniere migliori di iniziare ad apprendere il codice Morse, di migliorare le proprie capacità – come gli esperti dicono di fare – insieme con una serie di altri aspetti di interesse a ciò collegati. La fretta derivava dalla esigenza di mettere insieme i principi base e le varie parti prima che andassero persi o “sepolti” insieme ad altra mia documentazione.

I dischetti di quella prima edizione furono distribuiti a pochissime persone. Essa fu presto sostituita da una prima edizione rivista, con la correzione di parecchi errori “di stampa” e con alcuni termini ed espressioni meglio chiariti. Anche questa revisione fu prodotta piuttosto frettolosamente, lasciando fuori parecchi aspetti interessanti.

Della seconda edizione furono distribuiti molti dischetti. Mille copie furono fatte e distribuite gratuitamente dagli organizzatori della  Virginia Beach Hamfest and Convention. Essa fu anche stampata dal FISTS CW Club del Nord America, ed anche da altri, compreso il mio amico James (Jim) Farrior, W4FOK, che la riprodusse nel MILL, il suo programma per l’apprendimento del codice Morse.

In questa Terza Edizione Rivista vi sono alcune nuove aggiunte, ed una appendice sulla Alta Velocità. Speriamo che essa sia bene accolta dagli appassionati dell’argomento e che continui ad essere utile a chi desidera imparare o perfezionare questa utile ed affascinante specialità.

Spero anche che il lettore la troverà interessante ed utile. Non pretendo che sia completa, perfetta o conclusiva, o che contenga tutto ciò che può essere valido o interessante. Ho dovuto lasciare fuori da questa edizione alcune cose interessanti, specialmente di carattere storico.  Potrebbe essere che queste cose, più qualunque altro eventuale contributo dei lettori, trovino posto in successive edizioni.

Questo libro può essere liberamente riprodotto e stampato, purchè ciò avvenga senza scopo di lucro, in modo da permetterne la più ampia disponibilità per tutti coloro che ne abbiano interesse.

NØHFF

INTRODUZIONE
 

La ricerca che c’è dietro a questo libro probabilmente non sarebbe mai stata svolta se io non fossi stato così desideroso di imparare il codice telegrafico e non avessi così miseramente fallito. Ero a malapena riuscito a superare l’esame per la licenza all’inizio del 1930, e per lungo tempo non sono stato capace di riceverlo abbastanza bene da poter trarre soddisfazione dal suo uso. Come molti altri a quei tempi avevo memorizzato i “punti e linee” da una pagina stampata.

Un buon istruttore mi avrebbe senz’altro giovato, ma…se solo mi fosse capitato sott’occhio questo fondamentale paragrafo apparso su QST del Luglio 1923 sarei almeno partito con il piede giusto:

“Il primo passo nell’apprendimento del codice Morse è di memorizzare le combinazioni di punti e linee che costituiscono le lettere. Esse non devono però essere intese come punti e linee ma devono invece essere “pensate” come suoni. Con “pensate” intendiamo il metodo corretto per impadronirsi del codice Morse. Il suono di-daa (cioè un suono corto seguito da un lungo) nella vostra mente deve essere direttamente convertito nella lettera A, senza che neanche per un istante dobbiate visualizzare “punto” e “linea”. I principianti trovano ciò sempre abbastanza complicato, ma se si impara sin dai primissimi momenti a riconoscere immediatamente i suoni come lettere, senza più convertirli in punti e linee, i progressi saranno di gran lunga migliori. O, più sinteticamente: “Non cercate di insegnare alle Orecchie attraverso gli Occhi” (Wireless Press 1922).

Non sono stato il solo a fare questo primo passo falso: molti, molti altri si sono comportati così, e forse alcuni lo fanno ancora oggi. Questa è stata, ed è anche oggi, la ragione per la quale la maggior parte di coloro che iniziano così si fermano poi ad una certa velocità, di solito circa 50 caratteri al minuto, o anche meno, e non arrivano a superarla.

Il secondo errore, anche con l’apprendimento a mezzo dell’udito, è di fare esercizio ad una velocità tanto bassa che lo studente tende ad analizzare uno per uno i suoni brevi e lunghi di ogni carattere, magari anche contandoli mentalmente. (E’ altamente consigliabile per i principianti di non ascoltare mai i caratteri  Morse trasmessi ad  una velocità inferiore a circa 60-65 caratteri al minuto). Questi due errori sono le ragioni principali per cui si provano poi difficoltà anche a velocità superiori, poiché in realtà significano che non si sono realmente imparati i caratteri. Oggi ci sono parecchi programmi di computer, cassette, CD, ecc., che insegnano il codice Morse in modo da evitare l’uno e l’altro di questi errori fondamentali. Questo libro è stato scritto per condividere i risultati di questa ricerca bibliografica, includendo anche conversazioni con operatori esperti, con coloro che desiderano apprendere o insegnare il codice Morse, o migliorare le proprie capacità. Esso tratta soprattutto dei metodi che hanno avuto più successo, esaminandone anche alcuni che dovrebbero invece essere evitati. Esso intende guidare coloro che vogliono iniziare, ed aiutare quelli che sono arrivati ad un punto di stasi e vogliono migliorare. Parla anche di come operano i telegrafisti esperti ed efficienti. Chi fosse interessato alle comunicazioni in telegrafia, negli ultimi capitoli troverà un po’ di storia e di argomenti collegati. La mia speranza è che troverete il libro non solo interessante ma anche utile. Questo è un libro pratico, su “come si fa”, non un trattato scientifico. Le fonti per i singoli argomenti sono citate raramente, ed in realtà molti contributi hanno fonti multiple. Nella sezione “FONTI” sono comunque citate quelle più significative.

“Non ho mai conosciuto una persona veramente esperta con il codice Morse a cui lo stesso non piacesse: al contrario, più sono esperti e del mestiere, più ne sono appassionati”. Il codice Morse è un mezzo di comunicazione, un nuovo modo di soddisfare la propria capacità di espressione.

NØHFF

 

Il codice Morse non è ormai obsoleto?

Spesso i profani ed alcuni di coloro che sono incuriositi dal Radiantismo pongono questa domanda: “Il codice Morse non è ormai obsoleto? Non è ormai stato superato dalle moderne tecnologie?”

Nel 1912 nessuno si sarebbe potuto rifiutare di apprendere il Morse. La situazione allora era semplice: se non lo sapevi non potevi ascoltare e comprendere, ed ancor meno comunicare, con gli apparecchi “senza fili”.

Al giorno d’oggi però il Morse non vuole abbandonare ed è duro a morire. Perché? Non solo persone di una certa età, ma anche le nuove leve hanno scoperto che è una disciplina che val la pena di imparare e di praticare, un piacere come quello di ogni altra particolare capacità. Comunicare con questo sistema dà realmente piacere e soddisfazione. Alcuni lo trovano addirittura una distrazione eccellente, un mezzo che occupa completamente la propria attenzione consentendo di dimenticare i problemi quotidiani.

Ma ci sono anche aspetti pratici. Il Morse può far passare un messaggio in situazioni dove altri modi non riescono. Gli operatori sanno da molto tempo che i segnali in codice Morse superano distanze, interferenze e disturbi atmosferici in maniera sconosciuta ai  segnali in fonia. E’ per questo che gli appassionati delle piccole potenze (QRP) sanno che è molto più efficace della fonia. Inoltre le attrezzature necessarie sono più semplici e più piccole, usano meno energia, ed in una emergenza possono spesso essere costruite con semplici componenti. Tutto ciò non passò inosservato ai  Russi dell’epoca comunista.  Furono anche loro colpiti dalla affidabilità, semplicità e basso costo delle apparecchiature per le comunicazioni in Morse, e dalla loro semplicità di manutenzione. (Seguendo la stessa “filosofia” le loro apparecchiature radio militari erano a valvole, per evitare danni potenziali dovuti alle radiazioni).  Perciò essi hanno nel corso degli anni promosso e reso popolare l’apprendimento del codice Morse e lo sviluppo delle capacità di usarlo. Esso faceva parte delle attività “sportive” civili. Erano organizzati campionati e venivano premiati agli operatori migliori e più veloci. Così il regime si assicurava una grande quantità di operatori esperti e capaci di alte velocità, nell’eventualità di una guerra. Parecchi anni addietro due soldati americani, che erano anche radioamatori, furono presi prigionieri da una nave che era troppo vicina alle coste Nord Coreane. Essi furono sorpresi  nel constatare che moltissimi civili di quel paese comprendevano il codice Morse. Negli anni recenti i nostri (USA, n.d.t.) settori militari sembrano anche loro essersi svegliati rispetto a questi argomenti, ed hanno ricominciato ad addestrare personale nella pratica del codice Morse. Si sono anche resi conto che il Morse è un mezzo di comunicazione efficiente quando il nemico disturba le trasmissioni normali. Ma ci sono altri vantaggi. Le trasmissioni in Morse usano la larghezza di banda più stretta (dopo il PSK31 che usa ancor meno spazio ma ha bisogno di un computer), il che significa per i radioamatori più canali disponibili in ogni banda. Esse hanno un rapporto segnale-disturbo molto superiore, e inoltre consentono ad un operatore di separare segnali molto vicini, filtrandoli “mentalmente”, sulla base della differenza di tonalità, velocità e caratteristiche della trasmissione.


 

 

Apprendere il Codice Morse
Una panoramica: dove stiamo andando?
 

Se credete di trovare qui magie, segreti, trucchi – o ipnotismo – vi sbagliate. Quelli che vi presentiamo sono metodi pratici, efficaci, collaudati nel tempo, che fanno uso di tutto ciò che è stato appreso negli anni su come insegnare e come imparare il codice Morse in maniera buona ed efficiente.

George Hart, per molto tempo esperto di codice Morse presso la ARRL, soleva dire: “Il più grande ostacolo nell’imparare il codice Morse è il metodo usato”.

Ted R. McElroy, insegnante e campione di velocità per un lunghissimo periodo,  diceva che una persona normale può facilmente arrivare a 25 wpm (125 caratteri/minuto). E chi è a proprio agio a questa velocità è un buon operatore.

Il codice Morse Americano originale del 1845 era stato ideato per comunicare trasmettendo via filo qualunque tipo di messaggio, con tutti le lettere, numeri, e segni di interpunzione. Veniva ricevuto come una serie di punti e linee scritti da un apposito apparecchio su una sottile striscia di carta che veniva fatta scorrere, per essere letto e interpretato “leggendo” la striscia. Ma gli operatori si accorsero ben presto che riuscivano benissimo ad interpretare uditivamente il ticchettio della macchinetta ricevente, e col tempo i “sounders”(apparecchietti che riproducono solo il ticchettio, NdT) hanno pian piano sostituito gli apparecchi riceventi a striscia.

In seguito molti operatori diventarono così esperti che iniziarono a conversare facilmente fra di loro, in maniera molto simile alle chiacchierate odierne fra radioamatori. Il nostro obbiettivo è proprio quel livello di libertà: un uso facile e naturale del codice, per comunicare con la stessa naturalezza con la quale leggiamo o parliamo. E’ lì che dobbiamo arrivare.

Il codice non è un nuovo linguaggio. E’ la lingua che già conoscete, “scritta” in suoni invece che in segni grafici su un foglio: è la vostra lingua. Si tratta solo di imparare a “leggere” ad orecchio, con l’udito, la lingua che già leggete normalmente quando è scritta su carta.

Questa è la lezione numero uno. E’ importantissimo avere sempre presente questo: OGNI LETTERA, NUMERO, SIMBOLO DEL CODICE MORSE E’ UN SUONO, UNICO E DISTINTO.

La psicologia ci dice che quando iniziamo ad imparare qualcosa di nuovo, se siamo convinti che sia FACILE, allora sarà facile. Gli istruttori migliori evitano accuratamente di lasciar capire o far sembrare che vi siano difficoltà, ed i loro studenti imparano rapidamente, di solito in una settimana o due. Essi fanno anche in modo che imparare sia gradevole e possibilmente anche divertente: ciò accorcia ulteriormente la durata dell’apprendimento. Si tratta pertanto di imparare divertendosi, e se si desidera imparare si riuscirà senza alcun dubbio.

La nostra base è costituita dall’Alfabeto, dai numeri  e dai segni di interpunzione. Imparate i distinti SUONI di questi elementi, così da riconoscere immediatamente, per esempio, che il suono “daa-daa-di” è una “G”, ecc.  Questo è l’inizio ma non bisogna fermarsi qui.  Noi non parliamo con lettere, ma con parole, che sono il componente elementare del pensiero. Quando stiamo ancora imparando a fissare bene l’alfabeto, possiamo già iniziare a riconoscere brevi parole di uso comune, come per esempio “il”, “la”, “di”, ecc.

Quando abbiamo imparato a leggere naturalmente sapevamo già parlare, ma leggere era qualcosa di nuovo, ed ha comportato un piccolo sforzo per riuscire. Abbiamo cominciato col sillabare ogni parola, cercando poi di pronunciare la parola intera; poi abbiamo dovuto ricordare ciò che avevamo già “decifrato” mentre passavamo alla parola seguente, e così via fino ad arrivare laboriosamente a “leggere” l’intera frase. Con il codice Morse si inizia alla stessa maniera. E si procede alla stessa maniera nelle fasi successive.  Ogni parola è scritta come una serie di lettere, una dopo l’altra. Ma noi non  leggiamo una lettera dopo l’altra, bensì leggiamo direttamente la parola. (Il fatto di sillabare ci consente di iniziare a leggere, e ci consente poi di scrivere. Se non ne fossimo capaci dovremmo scrivere per immagini, come i geroglifici!). Le parole devono pertanto diventare le nostre unità del pensiero anche in codice Morse, poiché avendo un senso sono anche più facili da ricordare.

Ascoltare il Morse è molto più facile e veloce, come succede per leggere una pagina scritta, se impariamo a RICONOSCERE LE PAROLE piuttosto che interpretare lettera per lettera. Un buon lettore legge le parole, spesso anche gruppi di parole, con un solo sguardo. Così impareremo a fare anche noi, come moltissimi altri hanno già fatto. In realtà quando leggiamo non ci rendiamo neanche più conto delle singole lettere che compongono le parole, poiché ormai la nostra attenzione si concentra sui concetti recati dalla scrittura, e le nostre reazioni si riferiscono ad essi.

Il nostro “profitto” inizierà ad essere buono quando arriveremo con il codice Morse ad una situazione simile. Pertanto il nostro programma sarà:

- imparare l’alfabeto come distinti suoni fino a riconoscere istantaneamente ogni lettera, numero, segno, poi

- imparare a riconoscere le parole, nelle trasmissioni che ascoltiamo, ed infine

- arrivare ad ascoltare e comprendere il flusso di segnali Morse come facciamo quando ascoltiamo qualcuno che ci parla e ci comunica idee ed informazioni.

Questo è conoscere bene il codice Morse, indipendentemente dalla velocità usata, poiché si può imparare a farlo a qualunque velocità. Il nostro obbiettivo dovrebbe essere pertanto quello di imparare ad usare il codice in maniera facile e naturale, rilassata, come leggere o parlare.

 

Parte PRIMA – Imparare il codice Morse

Capitolo 1

 

Come affrontare la cosa con efficienza

 

Questo capitolo è una sintesi utile a prepararvi ad imparare

Imparare il codice Morse significa acquisire delle nuove abitudini. I principi che trovano applicazione sono gli stessi che si incontrano nell’imparare a giocare a tennis, a stenografare, a dattiloscrivere, a suonare uno strumento, etc. L’esercizio regolare, sistematico, ripetitivo è la base concreta di ciò che faremo, e di come lo faremo.

Alcuni sono arrivati a cimentarsi col Morse senza alcun aiuto. Altri hanno usato dei metodi di scarsa validità, ed entrambi hanno spesso poi lasciato perdere quando sono arrivati ad un livello, non sufficiente, oltre al quale non sono riusciti ad andare. Oggi però esistono metodi che possono praticamente garantire il risultato ed anche un certo numero di corsi che utilizzano tali metodi.

I principi di cui parliamo sono delineati di seguito. Saranno utili per far partire il principiante sul piede giusto e portarlo ad un buon profitto. Se siete uno di quelli che sono rimasti fermi, usateli per riprendere il giusto percorso. Essi comportano il modo più rapido per pervenire al successo nell’apprendere il codice telegrafico e per ottenerne una vera padronanza.

Preparatevi con la attitudine giusta, e sapendo cosa fare e come farlo. Anche questo può fare la differenza fra riuscire o no.

1) La ATTITUDINE verso l’apprendimento è di importanza fondamentale. E’ la PREPARAZIONE essenziale per un felice esito.

- Abbiate un approccio del tipo “POSSO FARLO”, poiché imparare è facile. Se non dite in giro che imparare il Morse è difficile, non lo sarà. Se tenete veramente ad impararlo, lo imparerete. Sappiate affrontarlo come se fosse impossibile non riuscire. Motivatevi.

- Create una ATMOSFERA RILASSATA, senza tensione, pressioni, senso di fretta o di ansietà.

- Cercate di GODERVI il processo di apprendimento.

- CREATEVI MENTALMENTE LA VOSTRA IMMAGINE “VITTORIOSA”.

Commenti: ogni volta che pensiamo che una cosa sia “difficile” ciò ci crea un blocco mentale che naturalmente tende a scoraggiarci. – Molti trovano che una atmosfera di competizione nei primi tempi non facilità l’apprendimento – Negli esercizi di ascolto e decodifica del Morse, ogni ansietà o preoccupazione per “non perdere una parola”, o un interesse troppo intenso per ciò che si sta ricevendo, o ancora il cercare di “indovinare” le lettere o parole successive, tutto ciò può causare errori o parziale perdita di ciò che segue.

–  Chi fa le cose bene non è in lotta con esse. -  La “ricettività rilassata” dà ottimi risultati.

2)   Iniziate direttamente ASCOLTANDO i caratteri del Morse, essi sono segnali sonori e quindi usate le ORECCHIE. E’ così che poi lo userete in pratica.

Liberatevi subito di qualunque schema scritto o disegnato, e di qualunque espediente mnemonico collegato, poiché non faranno che inevitabilmente rallentarvi, quando non vi scoraggeranno fin dall’inizio.

Commenti: La ragione per la quale vi renderete il compito più difficile se cominciate ad imparare il Morse con la vista o con “immagini” mentali invece che con l’udito, è che le nostre memorie Visiva ed Auditiva sono completamente separate e non hanno alcuna relazione. Ciò costringe il cervello a fare uno o più passaggi in più ogni volta che sentiamo il suono di un carattere, poiché dovrà sottoporre ogni segnale ad un inutile processo di analisi e di traduzione. Vedere sull’argomento anche i capitoli 4 e 13.

3) Sin dalle primissime volte, imparate a “sentire” ogni carattere come UN SOLO SUONO, articolato ma unico, con il suo andamento e la sua cadenza.

All’inizio ogni carattere dovrebbe essere trasmesso piuttosto velocemente, preferibilmente ad una velocità da 90 a 120 caratteri circa al minuto, o anche più, così da farlo percepire come un singolo suono, e con una larga spaziatura prima e dopo. Non bisogna assolutamente cercare di analizzarlo e scomporlo nei suoi elementi: ciò è di assoluta importanza.

4)   Il carattere del codice è la lettera

Per esempio se sentite il suono “didaa” e riconoscete istantaneamente la “A”, state di fatto “ascoltando” la lettera “A”. Bisogna associare il segnale in codice Morse con la relativa lettera così strettamente che pensando o ascoltandone uno l’altro si presenti alla mente in maniera automatica. L’equazione mentale immediata deve essere:

didaa = A A = didaa .

A questo “riconoscimento istantaneo” dobbiamo dedicare tutte le nostre energie.

QUESTI QUATTRO PRINCIPI SONO ASSOLUTAMENTE ESSENZIALI

5) Concentrarsi su un aspetto alla volta

Per esempio, non cercate di imparare anche a scriverle in stampatello o a scriverle a macchina (o sulla tastiera di un PC) quando state imparando a ricevere in Morse.

6) Obbiettivo primario: imparate a ricevere il Morse con accuratezza  

Durante la ricezione dobbiamo attendere fino a che ogni carattere o parola sia stata trasmessa interamente, prima di identificarla.  Dobbiamo sviluppare lo stato mentale paziente e ricettivo che ci consente di riconoscere ogni carattere istantaneamente ed esattamente non appena è stato completato.

7) Ascoltate unicamente codice Morse perfettamente trasmesso

La accuratezza nella formazione dei caratteri, come delle parole e delle frasi, è essenziale per un apprendimento corretto ed efficiente. La spaziatura corretta fra le lettere e fra le parole è importante quanto la formazione dei singoli caratteri, e lo diventa ancor di più man mano che aumenta la velocità di trasmissione. Perciò all’inizio è consigliabile ascoltare trasmissioni registrate su cassette, o generate da computers o tastiere. Seguite comunque i consigli del vostro eventuale istruttore.

Se cercate di ascoltare una cattiva trasmmissione la vostra mente sarà inutilmente distratta dal cercare di capire cosa potevano essere quei caratteri (quando la vostra padronanza del codice sarà ormai sufficiente potrete anche imparare a decifrare questo  pseudo-Morse). Per la stessa ragione, all’inizio evitate di ascoltare trasmissioni accompagnate da rumori, scariche , interferenze, ecc. che possono avere il risultato di distrarre la vostra attenzione.

Un’altra cosa da evitare all’inizio è di ascoltare una registrazione della vostra trasmissione. Poiché fatalmente i caratteri non saranno stati trasmessi in maniera perfetta, ciò potrebbe rallentare i vostri progressi nell’apprendere.

8) Programmate regolari PERIODI DI ESERCITAZIONI quotidiani

Chi apprende ha bisogno di sapere esattamente COSA deve fare e QUANDO.  Fate in mdo che le esercitazioni NON SIANO LUNGHE, così da evitare stanchezza, noia, o scoraggiamento, e che esse siano abbastanza DISTANZIATE da permettervi di assimilare ciò che avete appreso. Esercitarsi vuol dire crearsi delle abitudini: esercitiamoci pertanto solo su ciò che è corretto.

Tutti noi abbiamo degli alti e dei bassi. In alcuni giorni faremo meglio che in altri, ma ciò è normale in ogni apprendimento e quindi non lasceremo che ciò ci scoraggi. E’ meglio finire una seduta di esercitazione prima del tempo, in un momento “no” (per stanchezza, malattia, ecc.). Scegliete per le vostre esercitazioni dei testi gradevoli ed interessanti, per varietà e contenuto.

9) Ascoltare e Decifrare

Se studiate da soli iniziate solamente con l’ascoltare, senza scrivere nulla (v. il precedente punto 2). Ascoltate il segnale e dite ad alta voce la lettera o il numero subito dopo averlo sentito. Quando acquisite abbastanza familiarità con il riconoscimento di lettere e numeri da sentirvi a vostro agio, allora iniziate a scrivere ogni lettera o numero dopo averlo sentito e riconosciuto (cioè “copiato” secondo una brutta traduzione, dall’inglese “copied”, ormai in uso anche fra i radioamatori italiani). Vedere anche i capitoli 7 ed 8.

Gli istruttori hanno opinioni differenti su quale sia la maniera migliore per iniziare.  Può darsi che il vostro vi faccia iniziare a scrivere ogni lettera da subito. In ogni caso ciò serve per abituarvi a collegare con rapidità un suono ad una lettera o numero.

Migliorando le nostre capacità dovremo comunque imparare a scrivere quanto riceviamo.  Al principio sarà lettera per lettera, ma ciò presto si rivelerà troppo lento per le nostre capacità in crescita. Dovremo quindi imparare a scrivere con un piccolo ritardo, cioè a scrivere quanto abbiamo ascoltato qualche istante fa, mentre andiamo avanti ad ascoltare ciò che segue. Anche ad alte velocità si tratterà di una sillaba o due oppure al massimo di una parola o due, ma ciò allenterà la pressione psicologica di dover assolutamente seguire il ritmo della trasmissione. Per molti operatori questo modo di procedere sorge quasi automaticamente man mano che assumono padronanza del codice Morse, ma in altri casi c’è bisogno di aiuto. Per esercitarsi  vi sono vari sistemi che possono darci una mano. Vedere anche il Capitolo 8.

Alcuni radioamatori hanno iniziato scrivendo tutto, e sono diventati così schiavi di questa abitudine che non riescono più a decifrare alcun testo se prima non lo trascrivono . Non molto comodo in una conversazione! “Butta via la matita” è un buon consiglio. Così saremo forzati ad imparare a ricevere con il solo ascoltare. Conoscevo un radioamatore che aveva per oltre 60 anni ricevuto il Morse solo con l’aiuto di una matita. Ma poi divenne quasi cieco e dovette imparare, e lo fece velocemente). Dobbiamo imparare a ricevere nei due modi: solo ascoltando e scrivendo tutto. Cosa succede se perdiamo qualche parola qua e là? Sicuramente il senso lo avremo comunque recepito. Ricordate – anche i migliori operatori a volte perdono una parola o due.

10) Aumentiamo la velocità con l’esercizio di tipo adatto.

Ciò dipende dalla rapidità del riconoscimento , prima dei caratteri, poi delle parole ed infine di parti del discorso. Per aumentare la velocità di ricezione dobbiamo spingerci in prossimità dei nostri limiti esistenti, e da lì accelerare. Funzionano meglio  esercizi piuttosto brevi, da un minuto fino a non più di 3 o 5. Per aumentare la propria velocità di ricezione in solo ascolto bisogna ascoltare a velocità superiori a quella massima già alla nostra portata, cercando ovviamente di capire quanto più è possibile del testo trasmesso. Anche se vogliamo invece scrivere, dovremo esercitarci ad una velocità “troppo” alta, per almeno una parte della sessione di esercitazione. La velocità massima alla quale potrete arrivare dipende solo da voi.

Ricordate sempre però che l’obbiettivo è COMUNICARE qualche cosa, non certamente la velocità fine a se stessa.

11) Dopo aver acquisito la capacità di ricevere lettere, numeri, ecc., progrediamo nelle nostra abilità imparando a RICEVERE LE PAROLE COME PAROLE, e non come sequenze di caratteri.

Siamo al secondo stadio dell’apprendimento del Morse. Molti iniziano a farlo già quando sono ancora al lavoro sulle singole lettere, arrivando a riconoscere brevi parole come “il” oppure “da”. Bisogna insistere su questa via, fino a riconoscere almeno le parole di uso più comune. Fate molta pratica specifica, ascoltandole ed esercitandovi fino a quando per voi diventano anche esse delle unità di suono, ricevute e trasmesse come Parole.

Un buon riferimento  per iniziare è la lista delle 100 parole più comuni (v. alla fine del Capitolo 4).  Esercitatevi ascoltandole e trasmettendole moltissime volte, fino al punto in cui pensando ad una parola essa sembrerà quasi fluire naturalmente, come se  steste leggendo o scrivendo. Iniziare con queste parole comuni sembra poi facilitare al cervello la percezione come parole di molte altre. Una buona cosa è anche quella di esercitarsi con parole simili ad una già “acquisita” come per esempio “terra”, e poi “terreno”, “terrestre”, “territorio”, ecc. Più lunghe saranno le “unità di suono” che riconosceremo più facile diventerà ricevere e trasmettere.

Questo tipo di allenamento, con la dovuta attenzione alla spaziatura e alle proporzioni, eviterà le cattive abitudini in cui alcuni operatori scivolano, trasmettendo le lettere di una parola tutte attaccate come se fosse un solo carattere, o dimenticando gli opportuni spazi fra le parole. Le trasmissioni con questi difetti sono difficili da ricevere e decifrare, e può diventare anche impossibile farlo se la velocità di trasmissione è elevata.

12) Imparare più e meglio del necessario è il segreto per un ottimo risultato.

Saremo arrivati a quel punto quando ci accorgeremo che riceviamo e trasmettiamo con la stessa naturalezza e libertà di quando parliamo, leggiamo, o scriviamo, quasi senza renderci conto che stiamo usando il codice Morse.  Un anziano operatore, una volta che gli fu chiesto se il suo corrispondente aveva usato una certa parola, disse che in realtà aveva ben chiaro il concetto ma non si ricordava affatto delle esatte parole  usate. Questo è uno dei caratteri distintivi dei veri esperti.

Dall’insegnamento delle lingue si sa come si arriva a parlare correntemente una lingua straniera. Attraverso la RIPETIZIONE , cioè ripetere e ripetere le stesse frasi fino a che diventano automatiche. In altre parole si tratta di ARRIVARE AD UNA TALE DIMESTICHEZZA con esse come per la nostra madre lingua.  Quello è il punto che identifica la reale padronanza del codice Morse, ed è una meta che val bene i nostri sforzi.

Questi punti sono esaminati in maggiore dettaglio nel resto della Parte I. Se siete  un principiante saltate subito al Capitolo 3.

Il Capitolo 2 spiega meglio i perché delle nostre raccomandazioni, e quelli successivi vi saranno utili per procedere e migliorare.

L’esperienza dice che in condizioni normali, come per andare in bicicletta, una volta che si arriva ad operare a circa 60 caratteri al minuto o più, il codice Morse non si dimentica più. Potrà forse “arruginire”, ma con un po’ di pratica si recupera velocemente.

Quanto tempo mi ci vuole per imparare?

Coloro ai quali il codice è stato insegnato con questi principi e metodi sono arrivati ad un soddisfacente livello operativo di 75-100 caratteri al minuto in tempi da un minimo di una settimana fino a una media da 3 ad otto settimane. Le differenze nel livello culturale, attitudine, predisposizione all’apprendimento, interessi, entusiasmo, ed in ciò che hanno in mente di fare con il Morse una volta imparato, naturalmente influenzano il tempo necessario. La cosa principale è di VOLERE impararlo, qualunque sia il tempo necessario per arrivarci, di volerlo poi realmente usare, e di rendersi conto che E’ FACILE. Chi lo impara solo per prendere la licenza di solito lo abbandona dopo un anno o due, anche se alcuni lo trovano invece molto interessante e valido. Leggete a questo proposito anche il Capitolo 12.

Il codice Morse è un vero piacere quando lo si conosce bene. E’ un’arte che vale la pena di imparare.

 

Capitolo 2

Principi per lo sviluppo delle proprie capacità e attitudini per la riuscita

 

Due fattori sono di importanza fondamentale per far crescere efficacemente la propria capacità:

1) una adatta attitudine mentale

2) l’esercizio – facendo le cose giuste sin dalla partenza

Né l’uno né l’altro da soli porteranno ai risultati migliori. Vediamo come applicare bene questi principi all’apprendimento del  codice Morse.

Inizieremo ad assumere una nuova serie di abitudini

Migliorare la propria conoscenza del Morse significa in sostanza crearsi nuove abitudini. Si comincia con il livello, prettamente cosciente, di “lettera per lettera”, “numero per numero”, ecc. , e la vostra conoscenza comincia a crescere, a volte anche con improvvisi salti. Subentrano pertanto gradualmente sempre più passaggi eseguiti dal sub-conscio e sempre meno ne restano di coscienti. Man mano che il tutto diventa sempre  più automatico la vostra attenzione, ormai sempre più liberata, si può dedicare, mentre state ricevendo, al contenuto del messaggio, cioè alle idee espresse, alla comunicazione che vi è indirizzata, quando non addirittura a pensare ad altro.

La telegrafia è una abilità simile al gioco del golf, a suonare uno strumento, a scrivere a macchina, ecc. Significa assumere una nuova abitudine in relazione a qualcosa di nuovo, abitudine che può essere richiamata in funzione quando si vuole, che lavora “in automatico” e senza uno sforzo cosciente. Ha due aspetti, uno attivo ed uno passivo. L’attivo è quando trasmettiamo, il passivo quando riceviamo. L’obbiettivo è di arrivare a trasmettere e ricevere come fanno gli esperti, cioè in maniera totalmente rilassata, come se stessero chiacchierando.

L’abilità nell’uso del Morse aumenta esercitandosi ripetitivamente e per durate adeguate, con elementi (lettere, numeri, punteggiatura, altri segni) che diventano così sempre più familiari. Badate però di non esercitarvi a fare errori! Evidentemente solo la pratica corretta darà benefici. E ciò fa crescere la vostra fiducia e certamente anche il profitto.

Ci concentreremo qui maggiormente sull’apprendere a ricevere (ascoltare e capire, oppure anche scrivere). Alla fine del processo di apprendimento il pensare coscientemente agli elementi del codice sarà eliminato, per far posto a risposte mentali automatiche. Anche trasmettere diventerà facile.

Ogni cosa che produca tensione o che richieda attenzione cosciente interferirà negativamente sia sull’apprendimento che sull’uso del codice.

Rilassatevi!

Nella fase di apprendimento, minimizzate l’ ansia facendovi un quadro chiaro del percorso e dell’obbiettivo, di cosa dovrete fare e dei passaggi necessari per arrivarci. Fate, uno alla volta, passi abbastanza piccoli da essere sicuri di poterli eseguire. Introducete elementi nuovi gradualmente, anche qui in quantità non troppo abbondanti per non avere la sensazione di essene poi sopraffatti, ma neanche troppo pochi per non cadere nella noia.  Iniziate con i nuovi elementi appena siete pronti, senza attendere, e fate in modo che ci sia una certa varietà, per non perdere interesse.

Prendetevela con calma. Specie nei primi momenti dell’apprendimento tenete le cosa tranquilla, confortevole e senza  ansie. Alcuni imparano più velocemente di altri, ma è meglio evitare atmosfere competitive, che creano sempre una certa tensione.  Evitate anzi ogni possibilità di tensione, perché distrae l’attenzione. Dovreste possibilmente riuscire a lasciare fuori ogni distrazione, preoccupazione, impegno, compito, o altro che non vi lasci a vostro agio, per potervi concentrare totalmente su ciò che avete da fare. Ciò evidentemente rende le cose più facili.

Relax e fiducia vanno mano nella mano. Ognuna favorisce l’altra. Sapere che state facendo la cosa giusta nel modo giusto aumenta la fiducia, e ciò a sua volta rende più facile imparare.

Ci sono molte tecniche per imparare a rilassarsi. Cominciano generalmente con imparare a considerare attentamente varie parti del corpo, una dopo l’altra, cominciando per esempio con gli alluci, poi i piedi, procedendo poi in su con le gambe, l’addome, il torace, le braccia, le mani, il collo, la testa, il viso, gli occhi, ecc.  Concentrandovi su ciascuna parte, prima tendetela, per potere così avere la esatta sensazione dello stato di tensione; poi allentate la tensione, per rendervi conto invece di cosa si sente nel rilasciarla. Con la pratica tutto si fa in pochissimo tempo, quasi contemporaneamente. Anche respirare con profonde inspirazioni ed espirazioni naturali provoca rilassamento. Provate.

Assumete una buona attitudine mentale

Prevedete la riuscita. Niente ha successo come il successo! Per riuscire la prima cosa da fare è di essere convinti che ne siete in grado. In ogni momento bisogna adottare tutte le precauzioni che possano garantire la riuscita, e che impediscano invece l’insorgere di sensazioni di difficoltà e di scoraggiamento. Non vi fate neanche mai passare per la mente che imparare può essere difficile. Non tenete conto degli errori, salvo che per riconoscere, per quelli che  fossero ripetitivi, le cose per le quali c’è bisogno di maggiore pratica. Non si può fallire se si adotta il giusto atteggiamento ed il giusto “allenamento” .

L’attitudine mentale è un fattore critico. Bisogna affrontare ogni aspetto dell’apprendimento con interesse, entusiasmo, e con una prospettiva positiva di tipo “si può fare”. Chiunque può imparare il codice Morse, purchè realmente lo voglia. Se la vostra ambizione è di impararlo avete automaticamente anche la capacità di farlo. E’ importantissimo crearsi e conservare un senso di fiducia, poiché è essenziale per raggiungere il risultato voluto. “Se pensi che puoi, puoi”.

Se doveste provare qualche  sensazione  negativa come ansia, paura, preoccupazione o dubbio, non “lottate” contro di essa, ma prendetene atto e ammettetela, ma poi  ignoratela, e  morirà da sola di disattenzione.

Divertitevi imparando. Godetevi il processo di apprendimento. Quando ho un forte interesse per imparare qualcosa e non vedo l’ora di cominciare sono molto più ricettivo e il  flusso di energie mentali è molto più grande. Guardate come i ragazzi giocano e imparano giocando. Sono un ottimo esempio: sono rilassati e si divertono, e non si preoccupano minimamente di errori o altro. Imitateli e divertitevi imparando il codice Morse, e ciò renderà le cose molto più facili.

Primo stadio: imparare l’A-B-C

Le nostre prime impressioni sono le più forti e le più durature. Quindi siate sicuri che il vostro primissimo contatto con il codice Morse sia quello corretto e cioè auditivo. Altrimenti potrà poi sorgere durante il percorso un momento di difficoltà nel progredire, che vi costringerà a ricominciare da capo.

                        Il codice è suono, e va ascoltato con l’udito, e non letto con gli occhi.

                        Ascoltate sin dall’inizio solo caratteri di codice perfettamente formati, fino a che ne avrete la padronanza.

 

Per avanzare rapidamente, alla vostra mente devono arrivare solo caratteri perfetti, trasmessi sempre uguali, proprio per “martellare” la mente. Una trasmissione di cattiva qualità tenderà a confondere la mente, a distrarre l’attenzione, e rallentare il vostro ritmo nell’imparare.

Uno studio recente del Dr. Henry Holcomb della Università Johns Hopkins, sull’apprendimento di nuove capacità dice che dopo aver appreso “come si fa” bisogna per un po’ fare qualcos’ altro in modo da non dover “imparare” altro. Egli sostiene che gli esperimenti dimostrano che ci vogliono circa sei ore per trasferire in via definitiva quanto appena appreso, dal cervello anteriore a quello posteriore, in una zona di memorizzazione “stabile”. E’ una cosa da provare, per vedere se serve a migliorare l’apprendimento del codice Morse. L’autore aggiunge anche qualcosa che noi ormai già sappiamo: e cioè che ci vuole molto esercizio per acquisire abilità motorie della mano che siano caratterizzate da rapidità, complessità e precisione.

Cercate di prolungare la durata della attenzione. L’attenzione per quello che si sta facendo è il punto di partenza di ogni apprendimento.

                        Identificate ciò che richiede attenzione,

                        Eseguitelo, concentrandovi solo su di esso, 

                        Fatelo all’inizio della esercitazione, quando vi sono più energie disponibili.

 

Più interessante è l’argomento, più facile sarà di concentrarvisi. Stimolando il vostro interesse riuscirete meglio anche a dirigere la vostra mente, perché vada dove volete voi.

La tecnica stop-start può aiutarvi a controllare e ad allungare la durata del “periodo di attenzione”. Funziona così: quando l’attenzione cala, non fate “resistenza” ma abbandonate tutto momentaneamente e liberatevi la mente; l’interesse e l’entusiasmo la faranno rinascere rapidamente. Se la distrazione viene da qualcosa che siete in grado di identificare liberatevi la mente o risolvendo la cosa subito, o accantonandola mentalmente per un momento successivo.

C’è chi dice di immaginare la mente come un computer, per quanto essa sia molto superiore e riesca a fare cose impossibili anche per il più sofisticato.  Dobbiamo prima fare un “debug” cioè eliminare problemi e passate cattive abitudini circa il Morse, e sostituirle con delle visioni positive del tipo “posso farlo” e “è divertente”. Poi dobbiamo caricare una tavola di corrispondenza fra suoni e i vari caratteri, e possiamo cominciare poiché è ora in funzione una macchina automatica per decodificare i segnali audio. Sentiamo “di­daa” ed istantaneamente visualizziamo “A”, o la scriviamo. Non dobbiamo porre limiti alla velocità con cui questo avviene.

Secondo stadio: Esercizio

Quando abbiamo i fondamentali bene in nostro possesso e la nostra velocità comincia ad avanzare, per poter ulteriormente crescere introdurremo dei momenti di “pressione”. Cominceremo pertanto con qualche minuto di “riscaldamento” ad una velocità tranquilla, ma poi, con testi già noti, cercheremo di accelerare sensibilmente la velocità, per un minuto o due, all’inizio. Non più di due minuti, per tenere al minimo il disagio. Dopodichè torneremo alla velocità iniziale, o comunque più confortevole, e noteremo che la mente risponde più rapidamente.

Evitate di esercitarvi quando siete molto stanchi, ammalati, contrariati, o distratti. Gli esercizi in queste condizioni sono di scarsa o nulla utilità, quando non negativi.

L’associazione fra un suono ed un carattere non si impara immediatamente. Siate pazienti ed imparate al vostro ritmo. I progressi non saranno uniformi, ma poiché ciò è cosa nota non vi preoccuperete.  Quando vi sentite in forma i progressi saranno evidentemente più veloci. Se non siete in forma è meglio non insistere, ma piuttosto di approfittarne per esercitarvi a velocità tranquille, il che vi darà comunque un senso di “situazione sotto controllo”.

Man mano che l’apprendimento avanza, il pensiero cosciente tende ad estraniarsi, ed avremo bisogno di forzarlo a restare su ciò che facciamo in quel momento. Ciò anche se, alla fine, esso dovrà essere totalmente eliminato poiché il processo mentale sarà diventato automatico. Potremo allora parlare di abilità realmente acquisita.

Sempre a proposito di atteggiamenti per il successo

Arrivare alle nostre migliori prestazioni, in ogni disciplina, compresa la telegrafia, è un fatto individuale. Dobbiamo “osservarci” e capire come pensiamo e come agiamo quando siamo al meglio delle nostre possibilità, e poi imparare a “controllare” queste nostre attitudini e modi di agire, per poterli mettere in funzione quando ci serve.

Anche se ognuno di noi si comporta alla sua maniera, vi sono dei principi base che accelereranno il nostro successo se riusciamo ad adattarli a noi. Essi all’inizio possono anche sembrare strani e improduttivi, ma se ci adeguiamo ad essi i miglioramenti arriveranno e cresceranno molto più rapidamente che senza di essi. Le attitudini sono critiche, e per i migliori risultati dobbiamo individualizzarle ed adattarle alle nostre necessità. Possiamo realizzare una base per creare atteggiamenti positivi, comportandoci come segue:

Avere fiducia, perchè aiuta ad apprendere. Se ne avete l’opportunità osservate all’opera un operatore esperto; guardate la sua tranquillità e la sua calma. Si vede come non sembri avere ansia, non è preoccupato di perdere qualcosa. Agisce come facendo una cosa di tutti i giorni, come parlare con qualcuno. Invece di riempirci la mente di problemi, preoccupazioni e dubbi, pensiamo a come le cose devono essere fatte. Nell’apprendimento rafforziamo  la fiducia facendo un passo alla volta, e dicendoci: ”Lo posso fare”.

Procuriamoci la sensazione di “risultato ottenuto”, quella bella sensazione di aver fatto qualcosa per bene. Come difesa contro la frustrazione procuriamoci ogni tanto dei risultati, accompagnandoli da piccoli “premi”. Teniamo nota degli obbiettivi e dei progressi. Controllare i nostri progressi ci facilita la formazione di atteggiamenti positivi. E’ simpatico ed utile assegnarci un piccolo premio dopo ogni seduta di esercitazione.

Crearsi l’immagine della riuscita è una ottima preparazione per la riuscita stessa

Esercitatevi mentalmente con i pensieri, i sentimenti e le azioni necessarie per ottime prestazioni, e renderete molto più rapido l’ottenimento del risultato – un valido sistema per accelerare l’apprendimento. Come si procede? Provate, in maniera generale, a pensare a voi stessi all’ascolto, tranquillamente e senza ansia,  di segnali in arrivo, riconoscendoli e decifrandoli facilmente nelle parole che rappresentano, e trasmettendo, senza fretta o tensione, dei caratteri ben formati e ben spaziati. Immaginatevi di fare tutto ciò e di farlo bene, come un vero esperto. E’ utile avere in mente un modello reale. Osservate, o figuratevi, un esperto al lavoro. Egli non ha fretta, non è preoccupato o teso, ma fa semplicemente e con evidente soddisfazione il suo lavoro. Ripetete e provate spesso mentalmente questo quadro animato.

Vi sono almeno due modi di usare questo sistema. Uno è quello di sedersi e rilassarsi e deliberatamente formarsi il quadro mentalmente. Per cominciare, immaginate una scena generica. Man mano che continuate ad esercitarvi con questo quadro di come vorreste essere o fare, aggiungete dei dettagli, facendolo diventare sempre più realistico, fino ad avere in mente una scena vera e reale. Guardate voi stessi mentre vivete  la scena. Più vividamente riuscirete a vedere, ascoltare e percepire, nelle varie ripetizioni della scena, migliori saranno i risultati. Non si tratta qui di un pio desiderio, o di sognare ad occhi aperti, ma di costruirsi un percorso di lavoro da realizzarsi nel tempo man mano che continuate gli esercizi di ricezione e trasmissione.  Queste figurazioni mentali possono avere lo stesso effetto della pratica reale, poichè creano memorie e modelli di comportamento di vostro gradimento, ma non possono in nessun caso sostituire il lavoro reale, l’attività vera.

L’altro modo è di “vedere” ogni tanto brevi “istantanee” di voi stessi impegnati nella ricezione e trasmissione. Ciò mentre state facendo altro, come guidare, camminare, lavorare, ecc., e senza fare particolari sforzi per inserire nella “foto” altri dettagli.

Volendo, potete provare subito dopo aver imparato i suoni del primo gruppo di lettere. Sedetevi in poltrona, chiudete gli occhi, ed immaginate di stare ancora sentendo il suono di ogni lettera (come lo avete appena sentito), un suono alla volta, e di riconoscerlo immediatamente oppure di scrivere la lettera con una matita su un foglio di carta. Cercate di rendere questo quadro il più vivido e realistico che potete, immaginando per esempio anche la sensazione della mano che scrive con la matita. Siete soddisfatti di fare le cose per bene. Tre/cinque minuti ogni volta di questo speciale esercizio sono sufficienti. Potrete poi ripetere questo tipo di esercizio mentale dopo aver appreso ogni nuovo gruppo di caratteri, e ciò rafforzerà notevolmente le nuove abitudini che vi state formando.

Quando avete completato tutto l’alfabeto ed avete un quadro mentale completo del suono di ogni lettera, potete ancora esercitarvi mentalmente visualizzando delle brevi parole ed immaginando di ascoltarne il suono trasmesso in codice Morse. Immedesimatevi nella situazione come se fosse una trasmissione vera: un esercizio di “trasmissione” mentale.

Questa figurazione mentale può essere continuata poi anche come un mezzo per prepararsi per le difficoltà della vita reale, come scariche, interferenze, altre persone vicine che fanno rumore, essere osservati da vicino, ecc. Figuratevi voi stessi nell’atto di ricevere e trasmettere completamente rilassati mentre intorno a voi vi sono ogni sorta di rumori estranei: gente che parla, o che grida, traffico, ecc. (Pensate cosa può essere la situazione di un operatore militare in prima linea al fronte). Questo sistema può anche essere usato come aiuto nell’imparare a ricevere scrivendo su una macchina da scrivere, o per altri aspetti o necessità che potreste incontrare.

Ricordate però che tutto questo è preparatorio e di supporto all’esercizio reale, non un sostituto del lavoro vero, del “fare” reale. Il nostro obbiettivo è che l’uso del codice diventi naturale come parlare e leggere e scrivere. Queste immagini mentali comportano un certo sforzo e una certa pratica. Non aspettatevi risultati istantanei, ma date tempo al tempo.

 

Capitolo 3

Parte prima: le fondazioni

 

Iniziamo con l’A-B-C: realizzare le fondazioni  Attraverso gli anni sono stati utilizzate molte maniere adeguate per imparare facilmente ed efficacemente il codice Morse. Il nostro scopo è di presentare qui le migliori, e di ridurre al minimo il tempo necessario ad imparare. E’ un peccato che molti radioamatori abbiano imparato male ed in definitiva non ne hanno poi approfittato come invece sarebbe stato possibile. I problemi sono spesso riconducibili all’idea sbagliata che il codice fosse difficile da imparare, o che si dovesse imparare “leggendolo” invece che “ascoltandolo”.

Tutto dipende dal modo in cui ci si dispone ad impararlo. E’ molto più difficile “disimparare” in seguito qualcosa imparata in maniera sbagliata , che impararla bene sin dall’inizio. Anche voler imparare da soli senza una guida su come meglio fare può rendere in seguito le cose più difficili.

Il codice telegrafico è un alfabeto di suoni. E quindi si impara con l’ascolto. Quando abbiamo imparato a leggere abbiamo iniziato con il riconoscere le lettere “leggendole”, cioè con la vista. Altrettanto ovviamente dovendo imparare dei suoni inizieremo a riconoscerli “ascoltando”, cioè con l’udito. Per esempio, ascoltare “di-daa” come “A”, senza traduzioni o altri passaggi mentali è l’uso corretto del codice. Il suono “è” la lettera. Perciò abbandonate subito qualunque documento dove il Morse sia riportato come segni grafici, cioè serie di punti e linee.

Dire la lettera immediatamente appena sentita, o immediatamente scriverla, è un ottimo sistema per fare rapidamente l’abitudine al codice, poiché esercita la relazione diretta fra suono e lettera. Chiunque sia rimasto fermo per aver appreso le lettere visivamente o in altra maniera sbagliata dovrà poi ricominciare tutto daccapo con i suoni. E’ un peccato che ci sia ancora oggi chi crede così di cominciare ad imparare.  Ma insegnare così è addirittura imperdonabile.

E’ molto più facile di quanto crediate. Qualcuno ha scritto: raggiungere la padronanza dell’arte della comunicazione in codice Morse è dieci volte più facile che imparare a parlare, cosa che avete fatto all’età di circa due anni. In realtà non state imparando una lingua nuova, cioè un intero dizionario pieno di strani termini, e frasi che risultano ancora più enigmatiche, ma state semplicemente imparando come “leggere” la vostra lingua CON L’UDITO invece che con la vista. Non è poi un gran lavoro.

Chiunque può imparare a leggere può imparare il codice Morse. Non esiste il concetto di persona normale che voleva imparare il Morse e non vi è riuscito. “Non riesco ad impararlo” quasi sempre significa “Non ho nessuna intenzione di dedicarci il tempo necessario” oppure significa che uno non ha la reale volontà di impararlo, anche se dice, o crede, di averla. L’età come pure il livello di intelligenza non hanno importanza. Bambini di 4 – 5 anni lo imparano facilmente, e ci sono riusciti anche dei novantenni.  I bambini o i novantenni riescono meglio di voi? Non è plausibile. Non è necessaria una intelligenza fuori del comune, ma solo applicazione.

Non si sono fermati neanche portatori di handicap, come delle persone prive della vista o dell’udito. In quest’ultimo caso la persona “ascoltava” il Morse attraverso le dita posate sul cono di un altoparlante, oppure su un pomello di una apposita macchinetta  che, andando su e giù seguiva l’andamento dei caratteri ricevuti. Anche qualche persona affetta da dislessìa è riuscita ad arrivare abbastanza avanti.  Non risponde al vero il concetto che “alcuni proprio non riescono ad impararlo”: è solo che non vogliono. E’ evidentemente una questione di motivazione, che è poi il segreto per imparare qualunque cosa. Se siete uno che ha provato in passato e per qualche ragione la cosa non ha funzionato, oppure se siete rimasti fermi al livello di 40 -50 caratteri al minuto, ricuoratevi! Dimenticate tutto ciò che avete fatto prima, ricominciate seguendo i principi qui esposti, e vedrete che il successo vi arriderà.

Alcuni imparano più velocemente di altri, come d’altra parte succede in ogni campo, e quindi ci saranno sicuramente quelli che hanno il bernoccolo della telegrafia e andranno più veloci della media. Se non siamo di quelli ci metteremo solo un po’ più di tempo, per il resto non cambia nulla. I bambini imparano molto velocemente perché hanno una naturale facilità per riconoscere i differenti suoni.

MOTIVAZIONE

Nell’apprendimento niente è meglio dell’entusiasmo. Mettetelo insieme con la determinazione, e non riuscire diventa impossibile. Se lo desiderate così intensamente che vi sembra quasi vero, datelo per già fatto. Se siete un istruttore approfittate del fascino latente di questo speciale talento, un “codice segreto” per comunicare. Per molti ragazzi ne sono attratti, ma non solo loro. Una signora che divenne in seguito una insegnante di Morse diceva che per lei tutto era cominciato perché questo “codice” sembrava una cosa curiosa e divertente. Un signore aveva trovato un profondo fascino nel fatto di poter comunicare i propri pensieri ad un altro a mezzo di questi toni intermittenti. Ripetiamo quanto più volte detto in precedenza: il senso di soddisfazione che si prova comunicando in Morse rende lo sforzo più piacevole; il CW (cioè la telegrafia) è divertente se gli dedicate il tempo necessario per imparare, e procedete con tranquillità; siate motivati; fissatevi bene in mente che siete in grado di farlo; rilassatevi; imparate al vostro ritmo, senza lasciarvi attirare in confronti o competizioni, e realmente “godetevi” i vostri progressi; divertitevi; voler fare troppo in una volta o troppo velocemente crea tensione, ed impedisce un buon avanzamento; prendetevela comoda, e fatene un piacevole passatempo; più tempo ci passerete insieme, senza però esagerare nell’intensità dell’attività, più facilmente e velocemente saranno raggiunte e superate le varie fasi; non potrete fare a meno di riuscire! Il vostro entusiasmo e la vostra determinazione vinceranno.

Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale comportò la necessità urgente di molti operatori. Molti radioamatori andarono volontari e furono utilizzati direttamente sia come operatori che come istruttori. L’attitudine di alcune reclute nei confronti del Morse fu però di indifferenza o, peggio, di completo disinteresse o anche di contrarietà.  Nessuna meraviglia essi ci abbiano impiegato molto più tempo, senza parlare di coloro che hanno totalmente fallito. La Telegrafia è una abilità il cui successo dipende grandemente dalla attitudine giusta.

Gli studenti per le attuali licenze di radioamatore senza esame di telegrafia, non più obbligati o in ansia per superare quella prova, manifestano molto spesso interesse per questa tecnica “d’epoca” quando vengono a contatto con essa, e chiedono di saperne di più. Anche chi ha già ottenuto la licenza no-code (senza esame di telegrafia), spesso nella sua esplorazione dei vari modi e tecniche in uso,  si avvicina con interesse a questo Morse che magari prima aveva trovato astruso e inutile.

Imparare il codice Morse è come imparare a leggere

Imparare il codice Morse ha molti aspetti in comune con l’imparare a leggere. Per imparare a leggere vi sono normalmente i seguenti passaggi:

                        Prima impariamo a riconoscere ogni singola lettera, e riusciamo a sillabare lentamente qualche breve parola

                        Poi iniziamo a leggere e riconoscere alcune parole come “parole” invece che come una serie di lettere

                        Dopo un po’ impariamo a riconoscere come un tutt’uno delle brevi frasi e qualcuna delle parole un pò più lunghe

                        Per arrivare alla capacità di un lettore esperto di leggere come una singola unità e quasi al primo sguardo, frasi, clausole, o anche un intero paragrafo.

Ciò ci dà una chiara idea su come procedere per imparare e migliorare il nostro codice Morse. L’essenza dell’apprendimento del codice, come di quello di una lingua, è la familiarità, cioè arrivare al punto in cui non si pensa più ai “di” e ai “daa” o alle lettere e parole da essi composte. Avrete raggiunto il massimo livello di abilità  quando il codice non lo sentite più, e sentite invece le cose, le idee, le informazioni che vi vengono trasmesse. Il codice morse a quel punto sarà diventato un utile mezzo di comunicazione che agisce ormai nel sottofondo, senza più essere una presenza ingombrante che ci dava un po’ di apprensione e di disagio. E ciò indipendentemente dalla velocità usata.

LE LETTERE DEL CODICE MORSE SONO DEI BREVI TRACCIATI DI SUONO   L’inizio migliore è l’ascolto. La Fase UNO è quella di imparare a riconoscere ogni lettera e numero appena lo sentiamo: è l’ABC dell’alfabeto del suono. Questo è l’obbiettivo del primo stadio dell’apprendimento del codice – la realizzazione delle fondazioni. Il codice deve essere pensato come una serie di suoni differenti.

Se avevate avuto qualche difficoltà in precedenza, avrete fatto un sensibile progresso nel momento in cui iniziate a pensare al Morse solo come una serie di suoni.  Una lettera scritta è una combinazione di linee, che delineano una forma. Ma ai bambini non si insegna certo a riconoscere la lettera individuando le varie linee che la compongono, bensì a vederla come un unico segno. Lo stesso vale per imparare il codice Morse: ogni lettera o numero è un unico segno sonoro, una unica cadenza, differente da tutti gli altri. 

Deve pertanto essere recepito “ad orecchio”. Ogni metodo per imparare il Morse che usi la vista, cioè che si basi su segni e schemi scritti, come  tavole di caratteri simili, rime, o altro, si rivelerà un pesante handicap nelle fasi successive. Ciò perché ci obbliga a “tradurre” vale a dire qualcosa che dovremo fare coscientemente. Il fatto di  dire “ di” e “daa” sono due suoni che costituiscono una “A” significa aver pensato in termini di due separati suoni ed è molto(ed inutilmente) più gravoso. Dimenticate quindi l’esistenza dei “di” e dei “daa” ed imparate a pensare ai, chiamiamoli così, suoni composti, o tracciati di suono. Per cui è il suono “didaa” che è la “A”, il sono “daadidaa” la “K” e via dicendo. Ripetendo questo esercizio (sentire “didaa” e pensare “A”, ecc.) per un tempo sufficiente arriverete al punto dove vi accorgerete che ascoltando i suoni le lettere sembrano sorgere da sole nel vostro pensiero, senza più necessitare della vostra partecipazione. Procedete in sostanza direttamente dal suono alla lettera, senza fasi intermedie di interpretazione o traduzione.

 

Capitolo 3

Parte seconda: le fondazioni

 

PERCEZIONE RITARDATA e RICONOSCIMENTO ISTANTANEO C’è una piccola differenza fra leggere ed ascoltare. Una lettera stampata viene riconosciuta istantaneamente, con un semplice sguardo. Per un carattere del codice bisogna invece aspettare il sia pur brevissimo tempo necessario perché sia completato. Prima, non sarebbe possibile identificarlo. Quindi lo “sguardo” dell’udito è un po’ più lungo di quello dell’occhio, dovendo arrivare fino allo spazio che separa il suono del carattere in corso da quello successivo.

Vi sono due importanti fattori da prendere qui in considerazione:

                        I caratteri devono essere ascoltati a velocità che ci portino a poterli recepire come un unico suono, non come serie di “di” e “daa”. L’esperienza ha dimostrato che la velocità minima necessaria è di circa 60 caratteri al minuto, ma preferibilmente anche fino a circa 90-120 cpm (caratteri per minuto).

                       Gli spazi prima e dopo ogni carattere devono essere abbastanza lunghi da permettere al carattere di distinguersi chiaramente.

E’ per questo che si usa il cosiddetto metodo Farnsworth: all’inizio si tengono gli spazi fra caratteri molto lunghi, per ridurli in seguito gradualmente alla durata normale. Combinando i due elementi descritti succederà che pur sapendo che i caratteri sono composti da “di” e da “daa” non proveremo mai ad analizzarli o a contarli.  Gli spazi sono molto importanti, poiché permettono al suono del carattere si separarsi e distinguersi, ed a noi di identificarlo prima dell’inizio del (suono del) carattere successivo.  Quando abbiamo abbiamo ben fissati in mente i suoni dei vari caratteri, è bene provare ad ascoltare a velocità sia più basse che più alte.

Ascoltate solo trasmissioni di ottima qualità

Soprattutto nei primi periodi è molto importante ascoltare solo codice Morse il più perfetto possibile. L’orecchio e la mente devono acquisire grande familiarità con i suoni di ogni carattere. E’ chiaro che se si ascolta una trasmissione mal fatta con caratteri irregolari e confusi si imparano cose sbagliate e ci si impiega più tempo. Non aspettatevi di poter progredire nella velocità di ricezione se ascoltate delle “schifezze”. Alcuni studenti sono stati scoraggiati dall’ascolto via radio di codice malamente trasmesso, perché ciò li portava a distrarsi, obbligandoli a pensare coscientemente alle particolarità di questa cattiva trasmissione invece che dedicarsi all’insieme. Possiamo dire che l’ascolto di caratteri mal formati e trasmessi è deleterio per il processo di apprendimento. Quando sarete diventati degli operatori esperti riuscirete probabilmente a ricevere bene anche le cattive manipolazioni, ma all’inizio evitatele. Per questo stesso motivo è bene che voi stessi non iniziate a trasmettere il Morse fin tanto che non avrete acquisito una sufficiente conoscenza dei suoni e cadenze dei vari caratteri.

Iniziare

Vi sono varie maniere di introdurre uno studente alla materia. Una molto efficace, anche per creare la giusta impressione agli allievi, è di dettare loro una o due frasi, sillabando ogni lettera, alla velocità di circa 100 cpm, e chiedendo loro di scrivere le singole lettere, come per esempio:

V E D R E T E C O M E T R O V E R E T E F A C I L E I M P A R A R E I L C O D I C E M O R S E

L’insegnante dirà poi che col codice Morse sarà la stessa cosa, con la sola differenza che il nome delle lettere cambierà. La “R”, per esempio, non si chiamerà più ERRE ma “didaadi”, ecc. Si comincia poi con l’insegnare il suono delle prime  tre o quattro lettere, e via così. Un altro buon sistema è quello di cominciare la prima sessione con il riconoscimento di parole. Quasi tutti noi sappiamo facilmente riconoscere le differenze fra poche e brevi parole trasmesse alla velocità di circa 100cpm. Si trasmettono due brevi parole, es. GM e 73, per una dozzina di volte ciascuna, fino a che gli allievi riconosceranno facilmente l’una e l’altra. Poi saranno trasmesse mischiate in maniera casuale, sempre chiedendo loro di dire ad alta voce la parola riconosciuta. Ad un certo punto si inserirà una parola nuova, ad es. GLI, controllando le reazioni degli allievi, che molto probabilmente si accorgeranno della novità. Si spiegherà loro la nuova immissione, trasmettendola di nuovo più volte. Ciò ha quasi invariabilmente l’effetto di produrre un grande interesse negli allievi, che si accorgono infatti di essere stati capaci di ricevere e decifrare dei suoni con un preciso significato. Per coloro che temono di non saper riconoscere differenti suoni, viene consigliato da alcuni di proporre all’inizio il confronto fra  i suoni della “B” e della “V”, trasmettendole alternativamente.

Con quali caratteri iniziare?

Gli istruttori non sono tutti d’accordo. Alcuni dicono che cominciare dai caratteri più semplici (E, I, S, H, 5 e poi E, T, I, M, ecc.) da un maggior senso di fiducia agli allievi. Altri invece dicono che questo modo di iniziare può portare gli allievi a cercare di analizzare i caratteri più lunghi, e pertanto raccomandano di iniziare già con caratteri lunghi come Q, 7, Z, G, 0, 9, 8, J, P, oppure i numeri 1, 2, 3 ecc. Così si ha anche il vantaggio di abituare l’allievo ad aspettare fino alla fine del carattere prima di cercare di identificarlo.

Potrebbe essere che la via migliore sia in definitiva quella di iniziare con un paio di caratteri corti e passare poi subito ad alcuni lunghi, così da soddisfare le due esigenze. Comunque sia, ogni carattere dovrà essere imparato per se stesso, e non aver bisogno, per essere identificato, di essere confrontato con altri.

L’importante è di poter ascoltare i differenti caratteri a velocità tali da sentirli come un singolo suono, e, preferibilmente, presentare nella stessa lezione caratteri così differenti che non possa venire in mente all’allievo di metterli in relazione.

Metodi da utilizzare per l’insegnamento

Per iniziare ce ne sono almeno due: solo ascolto oppure ascolto e scrittura. Per chi impara da solo, un vecchio insegnante scrisse: ”Il principiante dovrebbe cominciare unicamente con l’ascolto, fino ad essere a proprio agio. Non dovrebbe affatto scrivere, per una settimana o due, ma concentrarsi sul riconoscimento dei suoni.  Potrebbe già scrivere, ma non potrà farlo con la necessaria distensione, se sta nello stesso tempo facendo qualcosa con cui non è ancora molto familiare [riconoscere i caratteri]. Essendo un principiante, ascolterà una lettera, avrà bisogno di un breve istante per decidere quale è, con il risultato che quando lo avrà capito e proverà velocemente a scriverla, perderà la lettera successiva. Aspettate a voler scrivere ciò che ricevete almeno fino a quando riconoscerete bene le lettere, così quella confusione svanirà. Imparare il codice è  riconoscere istantaneamente i suoni, cioè le lettere” Si tratta effettivamente di un buon consiglio per chi studia da solo.

Probabilmente molti più insegnanti preferiscono il secondo metodo, dovendo insegnare ad una classe. Le descrizioni che seguono sono prese da corsi effettivamente svolti.

a) L’insegnante dice: “questa è una F”, e trasmette una F. Poi dice: “Eccola di nuovo: scrivete F ogni volta che la sentite” e la ripete più volte, distanziandola di qualche secondo, prima di introdurre allo stesso modo una nuova lettera, che sarà scelta per avere un suono piuttosto diverso. Continua poi a trasmettere le due lettere a caso fino a che gli allievi non le ricevono con esattezza per almeno il 95% delle volte. Poi introduce una terza lettera alla stessa maniera, facendo seguire la trasmissione delle tre lettere a caso, e così via, arrivando a 6 -7 lettere per ogni sessione, o in ogni caso a quante gli allievi riescono a seguirne senza confusione, stanchezza o noia. Le lettere vanno scritte dagli allievi nella maniera per loro usuale .

b) L’insegnante trasmette un “di” e dice: “questo è un “di”, è la lettera E” . Poi dice “eccola di nuovo, scrivetela ogni volta che la sentite, e anzi dimenticate che è un “di”, è solo la lettera E”. La trasmette quindi un certo numero di volte.  Prosegue poi con: “ora sentiremo la “I”, ascoltate bene”, e trasmette una “I” . Poi la trasmette di nuovo più volte, dicendo agli allievi di scrivere “I” ogni volta che la sentono. E così via per tutte le lettere previste nella sessione.  Nella parte successiva della sessione l’istruttore trasmetterà a caso tutte le lettere appena imparate. Infine, avendo scelto anche per la prima lezione delle lettere che possano formare delle piccole parole, trasmetterà queste piccole parole dicendo: “ora sentiremo una parola, scrivete le lettere come avete fatto prima”. Aspetta che tutti abbiano scritto e poi dice: “la parola era…..”, e così via per le altre parole, fino alla fine della prima lezione, per un totale di 30 – 45 minuti. Le lezioni successive seguono questo tracciato generale, fino al completamento dell’alfabeto.

 

Capitolo 3

Parte Terza: le fondazioni

 

Quasi tutte le registrazioni sonore per studiare da sé, introducono ogni nuova lettera più o meno come segue: “Quando sentite “didaa” dite “A” ogni volta che la sentite, e subito dopo che la avete sentita. Fate la stessa cosa per ogni nuovo carattere che verrà introdotto”. Poi iniziano, per esempio con la lettera “F”: si sente il suono dididaadi ed una voce dice “F”, dididaadi, F. Segue poi una lunga serie di sole “F”, perché sia lo studente a dire “F” dopo ognuna di esse. Le lettere successive seguono lo stesso andamento.

La ripetizione fino al punto della acquisizione di familiarità è una cosa vitale, studiando dal soli o in un corso con istruttore. Questi giudica facilmente dal comportamento degli allievi quante ripetizioni sono sufficienti o opportune. Per l’autodidatta è probabilmente meglio abbondare nelle ripetizioni di ogni carattere prima di andare avanti, ma fatelo con giudizio. Alcuni istruttori usano fino a 12 o anche 24 ripetizioni di un carattere prima di proseguire. Dato che le fondazioni che vengono ora realizzate dovranno poi sorreggere tutta la struttura della vostra abilità con la telegrafia, fatele solide e sicure.  La ripetizione rende concreto ciò su cui ci stiamo  esercitando. Fatene un saggio uso. Ripetere con attenzione concretizza il talento dell’esperto, rendendo così forte il legame fra stimolo e risposta che la risposta seguirà ormai automaticamente lo stimolo.

In queste prime lezioni è simpatico e produttivo fare un piccolo gioco del “carattere estraneo”. L’istruttore trasmette lo stesso carattere 5 o 6 volte di seguito, inserendo ad un certo punto un carattere diverso. Gli studenti, che stanno solo ascoltando e non scrivendo, devono alzare la mano quando sentono il carattere estraneo. Qualche minuto di questo gioco ravviva l’ambiente e gli conferisce maggiore varietà. Si può fare anche con brevi parole.

Imparare con un buon insegnante individuale, che può adattare ogni lezione allo studente, rende possibile cominciare lasciando una forte impronta dei suoni e cadenze dei vari caratteri, e di concentrarsi sugli aspetti dove lo studente ha qualche debolezza. L’istruttore potrà anche far iniziare l’uso del tasto prima del previsto.

Metodo dell’eco, che può consolidare l’apprendimento:

     1 - l’istruttore dice: “Ascolta: trasmetto la lettera…” e la trasmette, dicendone il nome.

Poi dice ancora: “ascolta: la trasmetterò ripetutamente,e tu ne dirai il nome ogni volta, appena finisco di trasmetterla”

2 - poi: “Adesso ascolta e scrivi la lettera ogni volta, appena finisco di trasmetterla”

3 - e, per finire: “ora prendi il tuo tasto e ritrasmetti la lettera ogni volta che la trasmetto io, dicendone ogni volta anche il nome” è importante che i punti 1 e 2

abbiano comportato abbastanza ripetizioni della lettera da far sentire allo studente se la sta trasmettendo bene oppure no.

L’insegnante insisterà sulla accuratezza della trasmissione. Per chi studia da sé esistono molti buoni corsi su nastro magnetico e programmi per computers, con buone caratteristiche: ad esempio un programma che mostri sullo schermo la lettera appena è stata udita può aiutare lo studente a “vedere” poi mentalmente le lettere appena saranno ascoltate. Vedere anche al Capitolo 18.

Se uno studente pensa che alcuni caratteri abbiano un suono simile, trasmetteteli alternativamente parecchie volte in modo da far risaltare le differenze. Normalmente l’alfabeto ed i numeri possono essere svolti in non più di cinque lezioni. Bisognerà fare tutto il possibile per rendere l’apprendimento interessante e divertente, evitando per contro ogni senso di noia e ogni inutile tensione. Un insegnante dice: “scrivo le parole sulla lavagna e gli studenti le trasmettono all’unisono. E’ come dirigere un coro, un momento divertente, dove ognuno è contento di stare facendo pratica con il codice Morse”.

Se uno studente sa di dover poi lavorare scrivendo a macchia i testi ricevuti, è meglio farlo cominciare da subito a scrivere a macchina i caratteri, perché così sarà più forte il circuito “orecchio-cervello-tastiera” piuttosto che quello “orecchio-cervello-matita”. Quando questa fase dell’apprendimento è completata, le fondazioni -cioè il riconoscimento automatico dei caratteri dal loro suono -saranno state gettate, e dovrebbe essere possibile praticare una velocità di 25 – 30 cpm. Lo studente è ora in possesso di tutti gli elementi per poter continuare ad esercitarsi con le normali parole e frasi della sua lingua, aumentando sia la velocità che in generale la sua sicurezza. Si potrà quindi cominciare a ridurre lo spazio fra le parole, aumentando così anche la velocità generale della ricezione.

Deve essere fatto ogni sforzo per stimolare nello studente  il senso di riuscita lungo tutto il suo percorso di istruzione. Ciò aiuta a rendere più sicuro e più veloce l’apprendimento. Consentite loro di provare il gusto del successo. Non date peso agli errori e, invece, complimentatevi con loro per i loro successi ed incoraggiateli. L’obbiettivo è il RICONOSCIMENTO ISTANTANEO DI OGNI CARATTERE. Se ci sono lettere che non riconoscete con sicurezza, ritornate su di esse e fate esercizio fino a quando necessario. Risparmierete tempo nelle fasi successive.

Alcuni delle serie utilizzate per imparare i caratteri sono: 5 0 E T A R – S L U Q J – H O N C V – I B Y P – W K Z M – D X F G – F G H M J R U – B D K N T V Y – C E I L O S – A P Q X Z -  W E T A I M N – S O D R Q U – K P H G W L - Q H F Y – Z V X J – E I S H – T M O – A N W G –D U V J B – R K L F – P X Z C Y Q – F K B Q T C Z H W X M D Y U P A J O E R S G N L V I E T I M S O H – A W U J V F –C G K Q F Z – R Y L B X D N – A E I O U -prima le vocali, poi alcune delle consonanti più comuni come T N R S D L H, ecc. così che si possano formare e praticare molte parole già dal momento delle prime consonanti imparate.

Nota. L’insegnante deve spiegare ad ogni nuovo passo cosa si va a fare e perché, così lo studente saprà cosa ci si aspetta da lui. Nel 1895 alcuni psicologi chiesero ad esperti telegrafisti principalmente verso cosa si dirigeva la attenzione dello studente man mano che impara. Le risposte furono:

1  -  dapprima si vogliono riconoscere le lettere

2  -  poi si cercano le parole

3  -  più tardi, già buon operatore, non si è più limitati alle singole parole ma si possono ritenere anche più parole, una frase o anche un breve periodo

4  -  finalmente, ormai vero esperto, l’operatore ha una tale ed automatica perfezione che non fa praticamente più attenzione ai dettagli del codice, ma è concentrato sul senso del messaggio, o sulla sua trascrizione mentre la sua mente pensa ad altre cose.

 

Capitolo 4

Consolidate le fondazioni, costruire il primo piano

 

Acquisire dimestichezza con il Codice , fino al buon livello di 75 cpm.

Quando avrete  raggiunto una sicura velocità di 75 cpm sarete in possesso di un utile e confortevole strumento di comunicazione.  Per arrivarci bisognerà fare molto esercizio su ciò che avete già imparato, e fare qualche “sortita” a velocità più alte del vostro attuale limite. Queste sortite ad alta velocità non dovranno essere più lunghe di un minuto alla volta, ma rimarrete sorpresi di come riescono davvero a far aumentare la vostra velocità di ricezione.

Riconoscimento immediato

Il primo segreto per aumentare la velocità di ricezione è quello di ridurre sempre più il tempo che ci mettete a riconoscere ogni carattere, a partire dal momento in cui è stato trasmesso (ed ascoltato) completamente. E’ evidente che più corto è questo “tempo” più velocemente riuscirete a ricevere. Ponetevi come obbiettivo di ridurre questo tempo a zero, cioè di riconoscere ogni carattere istantaneamente. Se c’è un qualche carattere di cui non riconoscete istantaneamente il suono, vuol dire che non lo avete ancora imparato.

Dovrete quindi continuare ad esercitarvi su di esso fino a riconoscerlo istantaneamente. L’obbiettivo degli esercizi e dell’attività pratica da qui in poi sarà di ridurre al massimo la velocità con cui identificate i caratteri, e poi anche le parole, per arrivare sia a “leggerle” (sia senza scrivere, sia scrivendole) facilmente ed in maniera sempre più automatica.

Anticipare

Normalmente nel leggere o nell’ascoltare ognuno di noi cerca di “anticipare” cioè di prevedere quale sarà la prossima parola o frase, quasi per andare più velocemente avanti.  Così facendo può darsi che non si perda nulla  di ciò che poi effettivamente arriva, perché ciò che arriva non farà che sostituire nella nostra mente ciò che avevamo provato ad anticipare. Di contro, anche ad alte velocità i segnali morse sono così lenti rispetto alla velocità del pensiero, che la “anticipazione” può causare in qualche caso un vero blocco mentale, che provoca la inevitabile perdita di ciò che poi arriva effettivamente. Questo rischio è massimo nelle prime fasi dell’apprendimento, quando le velocità sono molto basse. Se doveste accorgervi, in qualunque momento, che questa cosa vi succede, ed interferisce con la vostra capacità di ricevere, adottate subito delle misure per evitarla, in particolare se siete alle prime lezioni, dove si cominciano a formare le “abitudini”. Ciò richiederà un certo autocontrollo, per concentrarsi a ricevere unicamente ciò che si ascolta. (Su questo punto vedere anche il prossim paragrafo). Se d’altra parte, pur rendendovi conto che vi capita di “anticipare”, questo  non produce nessun effetto negativo sulla vostra ricezione, allora non preoccupatevene poiché non è dannoso. La tendenza ad anticipare ci dice però una cosa buona: non abbiamo ancora raggiunto il nostro limite, e possiamo quindi ancora aumentare la nostra velocità di ricezione. (sull’argomento vedere anche il Cap. 11).

Che testi usare nelle esercitazioni?

Useremo testi in italiano, meglio se interessanti e divertenti, nonché anche abbastanza vari (anche nella stessa lezione) per evitare l’insorgere della noia. Naturalmente saranno scelti anche in funzione del livello a cui siete arrivati. Per prevenire la “anticipazione”,  specie nei primi tempi, alcuni testi o parole per ogni sessione saranno in un’altra lingua. Basteranno da tre a cinque minuti per ogni sessione, a meno che non si sia poi destinati a lavorare con messaggi cifrati: usare troppo a lungo del testo senza significato provoca noia.

Altre cose da usare possono essere nominativi dei radioamatori dei diversi paesi, segnali del codice “Q”, abbreviazioni comuni, ecc.,perché sono quasi a carattere casuale, ma nello stesso tempo di reale uso nella pratica delle comunicazioni. Anche le parole o frasi a rovescio vanno bene, anche perché conservano la stessa frequenza di apparizione delle lettere (oltre ad essere difficili da “anticipare”): ad esempio “ho una tre elementi yagi” diventa “oh anu ert itnemele igay” oppure anche “igay itnemele ert anu oh”. Anche le 100 parole più comuni, elencate alla fine di questo capitolo, sono una ottima fonte di testo da esercitazioni, anche perché prendere familiarità con esse aumenterà la vostra sensazione di “essere a vostro agio” con il Morse. Si consiglia pertanto di utilizzarle nelle esercitazioni, insieme con altri testi, fino a riconoscerle direttamente come “parole” cioè tracciati di suono che hanno un significato. Si farà pratica anche con alcune comuni parti delle frasi, come “dello” “per il” “io sono”, ecc. (v. anche il Cap. 22). Sottolineamo ancora l’importanza della RIPETIZIONE.

Il modo migliore, perché queste parole comuni rimangano impresse nella mente come unità di suono, è ripeterne ognuna un buon numero di volte, prima di passare alla successiva. Usate un computer o un nastro magnetico per realizzare esercizi dove ogni parola è ripetuta almeno cinque volte. Spaziate le parole tanto da avere il tempo di dirle, ogni volta, non appena il loro suono è terminato.  Ascoltatele e riascoltatele  poi ripetutamente, dicendo, anche mentalmente, ogni parola appena è terminata. Esercitatevi ad ascoltarle fino a che esse vi vengono alla mente facilmente e naturalmente come succede conversando. Acquisitane completa conoscenza e familiarità.

Altri modi

Parecchi altri semplici esercizi possono essere utili ad acquisire familiarità e fiducia. Uno di questi è di ripetere in codice mentalmente  insegne o cartelli stradali che incontriamo camminando o guidando. Se avete un amico che studia con voi, provate a dialogare in morse, magari fischiandolo, o con i suoni “di” e “daa”. Ci sono moltissime altre possibilità, scopritele e fatene degli esercizi divertenti.  Un’altra sono le cosiddette “parole two way”. Essa consiste in questo: l’istruttore trasmette una parola, e lo studente la riceve, senza scrivere, raggruppando mentalmente lettera per lettera per formare la parola completa. Quindi la ritrasmette all’istruttore. Si comincia con parole di due lettere, per salire fino a quattro o più man mano che l’allievo progredisce. E’ naturalmente un esercizio divertente, ma è utilissimo.

Che tipo di esercizi e per che durata?

Le sessioni di lavoro devono essere corte e con intervalli, per distrarre e rilassare la mente, tipo dieci minuti di esercizio e cinque di intervallo Nei primi tempi  sono sufficienti tre o quattro di questi “cicli”. Possono essere poi aumentati gradualmente purchè non ingenerino stanchezza. Stanchezza e noia sono due nemici del progredire rapidamente.

Gli insegnanti sono divisi sulla questione se sia meglio dare più peso agli esercizi di ricezione senza scrivere o a quelli nei quali si scrive quanto si riceve. Probabilmente la cosa migliore è di fare un po’ di ciascuno. Alcuni insistono sul fatto che senza scrivere gli studenti possono meglio concentrarsi sul suono dei caratteri, senza appunto la “distrazione” di dover anche scrivere. (v. Cap. 7 e Cap. 8)

Per quanto riguarda gli esercizi di trasmissione, è senz’altro meglio aspettare che gli studenti abbiano acquisito con sicurezza il suono di ogni carattere, così da poterlo ben imitare, e non passare per la delusione, e le critiche, che sorgerebbero nell’ascoltare la propria manipolazione incerta e irregolare. L’inizio degli esercizi di trasmissione sembra meglio avvenga quando lo studente riceve già bene a circa 50 cpm. Puntate sempre ad avere una manipolazione bella e perfetta, dove giuste proporzioni e ritmicità producono suoni e spazi perfettamente formati. Non accontentatevi di niente di meno.

Un buon sistema di fare esercizio di trasmissione nei primi periodi è quello di ascoltare una lettera e subito dopo ritrasmetterla, ascoltare la successiva e subito dopo trasmetterla, e così via. Un altro modo utile è quello in cui lo studente e l’istruttore trasmettono simultaneamente gli stessi caratteri, cercando di farlo all’unisono.

Il fatto di scrivere ha il vantaggio di poter controllare l’esattezza della ricezione e di identificare punti dove c’è bisogno di insistere. Nei primi esercizi è meglio usare gruppi casuali di lettere, per evitare la “anticipazione”. La pratica dell’ascolto senza scrivere è di grande importanza. Perché sia ancora più utile, l’ascolto dovrebbe essere fatto alla velocità massima di cui siete capace, con frequenti brevi periodi a velocità ancora più alta. Ciò aiuta la mente ad abituarsi ad una maggiore rapidità nell’ identificare i caratteri.

Si è trovato che la velocità di ricezione è largamente influenzata da come i caratteri sono raggruppati. Ciò che non ha significato tende a rallentarci. A praticamente ogni livello di esperienza, i singoli caratteri casuali sono i più lenti da ricevere, seguiti dalle parole isolate, non ben conosciute o senza relazione con il resto. Le velocità di ricezione più elevate si ottengono con testo normalmente strutturato, che si riceve fino a velocità anche più che doppia rispetto alle serie casuali di lettere. Anche frasi senza senso si ricevono bene, poiché comunque seguono uno schema noto.  In definitiva è la coerenza dei “gruppi” di lettere che facilità la riconoscibilità.

C’è un altro fattore di cui bisogna tenere conto. Quando ci stiamo esercitando all’ascolto via radio, e la cosa diventa difficile a causa di interferenze, segnali deboli, cattiva manipolazione, scariche atmosferiche, ecc. (spesso  tutti insieme ), la parte cosciente della mente interviene per cercare di ottimizzare il processo. Ma man mano che il “conscio” entra in azione, la mente “inconscia” rallenta e cessa di funzionare. Questo conflitto mentale interferisce con l’efficienza e con lo sviluppo dell’apprendimento, specie nei periodi iniziali, e può anche arrestarli del tutto. La DIMESTICHEZZA con ciò che si sta trasmettendo è la chiave per apprendere facilmente e con rapidità. La parole non familiari spesso verranno ricevute e trascritte in maniera sbagliata. Si progredisce circa del 50% più velocemente con testo comprensibile che con parole isolate. Si fanno molti più errori con gruppi di lettere non-parole che con un testo normale.

Bloccarsi

Può verificarsi il fatto che si incontri un punto morto ad una certa velocità, senza arrivare a progredire ulteriormente. La cosa può essere temporanea, ma allora la si supera con ancora un po’ di esercizio, oppure può essere una situazione che ostinatamente rifiuta di risolversi. Questa ultima evenienza può essere causata da più fattori differenti. Può essere il risultato di cercare di interpretare il suono come qualcosa di diverso dalla lettera. Qualcuno ha scritto che questa è la condizione in cui la mente cosciente insiste per “tradurre” i “di” e i “daa”, senza riuscire a tenere il ritmo, mentre il subconscio sta tranquillamente cercando di far sapere che ha ricevuto tutto perfettamente.

A velocità di circa 35 – 50 cpm questo succede di solito perché uno sta traducendo i caratteri, prima in qualcosa di intermedio, forse un quadro mentale, e poi da qui li traduce ancora nelle normali lettere. E’ un doppio passaggio che richiede evidentemente più tempo del singolo passaggio “didaa = A”. Ciò può essere dovuto all’utilizzo di metodi di studio antiquati. Dicevamo già che quando all’inizio i caratteri vengono trasmessi troppo lentamente gli allievi tendono a contare i singoli “di” e “daa” e poi ad analizzarli. Ma per contare ed analizzare si mette in funzione la mente cosciente, che invece dovrebbe restare estranea. Così saremo rallentati e ci stancheremo di più. Diceva un anziano esperto: “Quando cominciate a conoscere bene i suoni (del Morse) come quelli del parlato, non troverete alcun punto morto”

Un centinaio di brevi parole molto comuni (nell’originale sono in inglese, ma per maggior utilità dei nostri  lettori, le mettiamo in italiano). Vai sono me mi su da via a sopra cosa esso lui no di come egli se un noi uno una o in e mio far sei uomo gli out non ma puoi chi ha era lei tu tutto ogni dire tre due siete per suo aveva stato loro certo quindi allora bene fatto quando vieni vidi avere solo tuoi tale tempo eri con molto cui pia gli devi detto essi quello grande circa altro primo potete quali prima dopo tipo punto otto tra, ecc.

Superare gli esami

Il nostro maggiore interesse è di aiutarvi ad imparare il codice morse perché possiate trarre il massimo profitto praticando pienamente questo bellissimo modo di comunicare. In questa sede, superare gli esami è di importanza secondaria, anche se ovviamente sarà quello che vi permetterà di ottenere la licenza e di godervi il codice conversando sulle onde della radio. E’ importante sapere come si svolgerà l’esame, cioè attività richieste, tipi di domande, metodi per le risposte (libere, quiz, ecc.) per potersi preparare in maniera adatta. Materiale per la preparazione per l’esame è disponibile presso l’ARRL o altre fonti, ma questo argomento non viene qui approfondito. Ricordate solo che chi non riesce è colui che non prova e riprova fino al risultato. Se vi riconoscete in questa breve descrizione, studiate meglio le aree dove sono i vostri punti deboli, ed esercitatevi per colmare le vostre lacune, e sarete pronti per la sessione successiva. Molti radioamatori hanno provato due, tre volte, o anche più. Non arrendetevi. 

(N.d.T.: gli esami di telegrafia negli USA sono stati aboliti nel 2007, come in altri paesi).

 

Capitolo 5

Esercitarsi per progredire

 

Quando arrivate alla velocità di 70 cpm il codice Morse è ormai per voi un utile strumento per comunicare: siete diventato un operatore

70 cpm non è una grande velocità, ma siete comunque arrivati al punto da una parte di provare legittima soddisfazione per la padronanza raggiunta, e dall’altra di rendervi conto che un ulteriore aumento della velocità farebbe di voi un operatore ancora più completo. Come fare? La sola ripetizione non è più sufficiente, ed abbiamo invece bisogno di esercitazioni specifiche e mirate. Come sempre, bisogna fare le cose nel modo giusto. E’ quello che vedremo in questo capitolo.

Dove volete arrivare?

Per discuterne, dividiamo, in maniera piuttosto arbitraria,  i possibili obbiettivi in quattro stadi:

Ognuno di questi livelli può essere il punto di arrivo,  dove sarete pienamente soddisfatti e non proverete il desiderio di andare oltre.

Sta a voi di sceglierlo. Raggiungere velocità più alte si rivelerà più facile di ciò che pensate. E’ anche qui soprattutto una questione di determinazione, giusto approccio ed esercizio, per “costruire” sopra a ciò che è già avete realizzato. Il ritmo del vostro progresso dipenderà da come affrontate la cosa, ma sarà grosso modo proporzionale al quadrato del tempo dedicatovi. Nel fare una scelta ricordate sempre che alla fine non è la velocità di per sé che conta, ma la esattezza. Il Morse serve per comunicare. Andare più veloci e fare più errori, in trasmissione o in ricezione, farà calare la velocità globale della comunicazione dovendo perdere tempo per correzioni o ripetizioni. Fate un passo alla volta, cercando di aumentare la lunghezza dei “tracciati di suono” che riuscite a ricevere come un singolo “insieme”. Bisogna tendere a riconoscere non più le lettere ma le parole.  L’alfabeto dell’esperto è soprattutto fatto di parole, ed egli interpreta un discorso in codice facilmente come parlare e ascoltare (vedere in seguito nella parte Tipi di Esercizi ciò che è adatto per questo scopo). Non ripeteremo mai troppo che il bravo operatore non sente i “di” e i “daa” ma solo le lettere, prima, e poi le parole e le frasi. Guardate un esperto all’opera: è rilassato, ascolta e segue il flusso di “informazioni” in arrivo , anche se sta facendo altro, e spesso è capace di ricordarsi tutto e (se deve farlo) di trascriverlo in un secondo tempo. E’ un buon modello da imitare. Se non avete sottomano un telegrafista esperto guardate un violinista, un pianista, un tennista, comunque qualcuno che sappia fare una cosa molto bene. Osservate il loro atteggiamento rilassato e privo di tensione.  Vivete positivamente questa esperienza di apprendimento. Bisogna lasciar andare ogni resistenza latente, e permettere al nostro subconscio di lavorare senza interferenze. Un medico radioamatore diceva: “Comunicare in Morse è qualcosa di speciale. Quando mi metto le cuffie ed ascolto, ad occhi chiusi, sento di stare comunicando senza parlare e senza sentire alcuna voce, ed è piacevolissimo farlo dopo una intensa giornata passata a parlare ed ascoltare ogni genere di voci. Il messaggio sembra arrivare quasi sussurrato, e sembra quasi essere qualcosa di cui mi sto ricordando invece di ascoltarla. Non mi capita più di formulare un pensiero per poi tradurlo in suoni di codice che le mie dita trasmetteranno. Sembra quasi provenire da un angolo della mente diverso da quello del “parlato”. I pensieri sorgono così, da soli”.

Fate che ogni sessione di pratica sia un passo avanti

Ciò che segue è naturalmente anche riferibile ad un insegnante, ad ogni livello dell’insegnamento. Per fare pratica organizzate i vostri periodi in modo vedere o rendervi conto che alla fine del periodo avete fatto un miglioramento. Mantenete un'attitudine positiva. Voltatevi indietro ogni tanto, per vedere quanta strada  avete già fatto. Imitate il buon insegnante che mostra ai principianti come le varie particelle elementari presto si uniranno per diventare parole, come il contesto può aiutare a riempire alcuni vuoti della ricezione, e come imparare dagli errori: sia le parti per le quali ci vuole più esercizio, sia come fare meglio la prossima volta.

Abbiate la costanza per continuare fino alla fine, non abbandonate. Sappiate che è normale riuscire. Visualizzate il successo ed aiutatevi se necessario con quel quadro mentale. Concedetevi un piccolo “premio” dopo ogni sessione di pratica svolta efficacemente. Quando vi esercitate con l’obbiettivo di aumentare la velocità, spingetevi avanti, ma non troppo e non troppo a lungo: un minuto o due alla volta vanno bene. Sembra sia meglio iniziare una esercitazione a velocità più alta di quella dove siete a vostro agio, per utilizzare energie fresche per aumentare la velocità di riconoscimento dei suoni, e rallentare poi nel corso della esercitazione, fino ad essere nuovamente a vostro agio. Vedrete che la nuova velocità “normale” sarà superiore a quella di prima. Tenete nota di queste variazioni per seguire i vostri progressi. L’apprendimento continua per un certo tempo anche dopo la fine di una sessione;  la mente infatti continua ad elaborare, purchè la lasciamo tranquilla, rilassandoci o facendo qualcosa di completamente diverso. Quindi distanziate sufficientemente i periodi di esercitazione perché il vostro apprendimento possa beneficiare di questa circostanza.

Tipi di esercizi pratici

Possiamo fare pratica in vari modi:

Vediamone ognuno in particolare.

Ascolto Bisogna ascoltare, ascoltare, e ascoltare. Il Morse che ascoltiamo deve essere perfetto. Ascoltate non solo nelle lezioni programmate ma ad ogni opportunità. Ascoltate la radio, registrazioni, morse generato da computer. Fatelo in ogni momento in cui non fate qualcosa che necessiti della vostra attenzione cosciente, per esempio durante il pranzo, o mentre guidate.

Distinguiamo tre tipi di ascolto: quello a velocità in cui capiamo tutto o quasi, quello a velocità dove riusciamo a capire bene circa il 75% , ed infine l’ascolto a velocità così alte che riusciamo solo ad “acchiappare” qualche parola qua e là. Tutti e tre sono utili.

Ascoltare a velocità “facili” serve a raggiungere o a rafforzare la tranquillità con la quale riceviamo il codice, la stessa con la quale parliamo, senza dover gestire il “come” ci riusciamo. Per essere a nostro agio abbiamo bisogno che il suono di moltissime parole, specie le parole ed espressioni di uso corrente e quotidiano,  diventi estremamente familiare. (Fare via radio dei QSO “discorsivi” è molto utile a questo scopo). Dobbiamo ascoltare abbastanza anche a velocità più basse di quelle per noi facili, per sviluppare la familiarità con le parole anche se trasmesse a velocità meno usuali.

Se la mente è tranquilla ed ascoltiamo codice trasmesso molto velocemente, le lettere e le parole inizieranno presto ad essere identificabili. Bisognerà volere riconoscerle. La mente sarà stimolata. Disponetele sulla vostra “lavagna mentale”. Liberatevi del bisogno di riconoscere ogni lettera, poiché meno lo farete e meglio avanzerete nell’acquisire velocità. Cioè bisogna lasciare il subconscio lavorare automaticamente senza che la parte cosciente debba voler interferire o controllare.

Pratica del riconoscimento delle parole. Abbiamo notato prima che non dobbiamo cercare di identificare un carattere, specie se lungo, prima che sia stato trasmesso completamente. Naturalmente è lo stesso, anzi è ancora più importante, per le parole. Gli esercizi adatti sono quelli con parole composte, tipo marciapiede, cassapanca, trovarobe, azzeccagarbugli, terrapieno, ecc., o quelle derivate da una radice comune come terra, terreno terrestre, territorialmente, terracqueo, ecc.

Pratica della trascrizione. Esercitarsi a scrivere, a velocità sotto controllo, ciò che si riceve può essere utile, ma non molto, per aumentare la velocità. Per ottenere questo risultato dobbiamo invece esercitarci con la ricezione per circa un minuto alla volta a velocità alle quali riusciamo a capire solo il 50-75%, cioè troppo più alte della nostra massima. Dobbiamo scrivere ciò che possiamo e ignorare il resto. Se non riconoscete un suono immediatamente, passate oltre. Lasciate uno spazio e andate avanti. Mai commettere l’errore di fermarsi a pensare che cosa poteva essere, perché così l’unico risultato sarà di perdere ancora altri caratteri, e ne sarete ancora più amareggiati! Evitate di crearvi questa frustrazione: cercate certo di trascrivere ciò che identificate immediatamente, ignorando il resto. L’esercitazione serve proprio a questo. Ed è appunto una esercitazione, e state quindi ancora studiando, per cui non ha alcuna importanza se perdete un carattere o due. Con l’andar del tempo gli spazi lasciati vuoti diventeranno sempre meno, e riusciremo a ricevere e scrivere tutto, senza ansia.

Spesso capita che, pur perdendo una lettera  qua e là, si riesca dopo a riempire i vuoti aiutandosi con il contesto. Dopo aver raggiunto una buona velocità è utile fare questo esercizio: scrivere tanto a lungo da stancarsi, ma continuare ancora a ricevere e scrivere. Man mano che la mente cosciente ormai stanca “rinuncia”, il subconscio può approfittare per inserirsi ed operare. Lo stato di tensione perciò calerà e vi troverete a scrivere ancora pagine e pagine, senza più la stanchezza mentale di prima, che riguardava un’altra area mentale che ora si riposa.

Per gli insegnanti: spesso è utile far credere all’allievo che la velocità è più bassa di quella effettivamente usata. “Sapendo” che quella velocità è già sotto controllo, egli potrebbe andare tranquillamente avanti e riuscendo a scrivere tutto perfettamente.   

Fare pratica con caratteri casuali a velocità superiori a 75-100 cpm non è particolarmente utile, salvo il caso in cui dobbiate poi lavorare molto con trasmissioni cifrate. Questo tipo di esercizi infatti non favorisce lo sviluppo del riconoscimento delle parole, che invece è importantissimo nel normale uso del codice nelle comunicazioni. L’uso delle parole trasmesse a rovescio è utile perché serve a prevenire l’istintivo desiderio di “anticipare”, ma l’allievo è sempre conscio di usare parole e non materiale senza senso. Anche lingue diverse della propria possono essere utilmente usate in questo quadro, specie se non usano caratteri strani o insoliti segni di interpunzione.

Esercitarsi a Trasmettere “E’ molto più gradito ed utile trasmettere bene rispetto a ricevere bene”.  Praticamente tutti gli operatori di CW (Telegrafia) sono concordi nel ritenere che sia più importante la qualità del codice morse trasmesso piuttosto che la sua velocità. La cosa principale che si richiede ad una trasmissione in codice è di essere comprensibile.  Solo chi è dalla parte del tasto può influire su questa qualità. Se non si capisce, a che serve trasmetterlo? Molti considerano che trasmettere sia più facile che ricevere. Ciò è vero solo nel senso che essendo le cose da trasmettere note prima di trasmetterle non c’è bisogno di alcuno sforzo di identificazione come per la ricezione. Ma non è affatto vero che trasmettere bene sia più facile che ricevere. C’è bisogno di molto allenamento e poi di molto senso critico per restare sempre vigili su come si sta trasmettendo. Non ci sono scuse per una trasmissione confusa. Quando abbiamo fretta potremmo tendere ad accorciare o anche eliminare del tutto gli spazi fra i caratteri, specie nelle parole di uso comune, e gli spazi fra le parole, rendendo la vita dura a chi dall’altra parte deve ricevere. Non parliamo poi di quello che succede se pensiamo di riuscire a trasmettere bene a velocità più alta della massima che siamo capaci di ricevere. Quasi sempre viene fuori una trasmissione penosa ed incomprensibile, che oltre ad essere un problema per l’operatore dall’altra parte, non contribuisce certo ad aumentare la stima nei nostri confronti.

Ricordate che dovremo sempre (non solo durante il periodo di studio) controllare la qualità della nostra trasmissione, per non scivolare in cattive abitudini. Tutte o quasi le cattive manipolazioni che si sentono in giro hanno probabilmente avuto origine da impercettibili deviazioni dalle proporzioni canoniche. Per fare pratica usate degli apparecchi che producano una nota buona e gradevole.

Pratica Mentale. Pensare al codice Morse  anche al di fuori delle lezioni programmate non solo non è vietato, ma è una delle maniere migliori di imparare. La più comune e più efficace forma di esercizio mentale è quella di trasmettere mentalmente in Morse ogni scritta che ci capiti di vedere, come insegne, targhe delle auto, cartelloni pubblicitari, ecc. Ancora meglio sarà se lo fate fischiando o pronunciando le opportune sequenze di “di” e “daa”. L’altra forma di esercizio mentale, di cui abbiamo già parlato, è quella di dipingervi mentalmente voi stesso nell’atto di usare il codice, come descritto al Capitolo 2.

Esercitarsi via Radio, cioè ascoltare trasmissioni reali, dirette a voi, e naturalmente trasmettere. Siamo al QSO, cioè al collegamento fra due stazioni radio. Fatelo subito appena ottenuta la licenza. Se andate nel pallone per l’emozione sappiate che tutti hanno fatto lo stesso nei primi qso. Ma procedete, insistete, e in breve tempo tutto sarà divenuto normale. Se perdete qualcosa restate calmi: chiedetene la ripetizione (se ne vale la pena). Se l’altro usa qualche abbreviazione non comune chiedete che la chiarisca. In ogni caso non c’è nessun padrone che vi licenzierà se fate qualche errore o non capite qualcosa. Per cui, anche in questo caso, rilassatevi. Naturalmente qui stiamo passando all’uso della telegrafia nella vita reale, almeno come radioamatore, dove sarà anche la vostra esperienza diretta, oltre ai consigli ed ai libri, ad arricchire le vostre capacità ed il vostro talento.

 

Capitolo 6
Velocità? No, piuttosto Qualità!
 

Pensare alla velocità, fine a se stessa, è sbagliato. La preoccupazione deve essere tutta rivolta alla accuratezza e alla efficienza, in una parola alla qualità

Il codice telegrafico Morse è semplicemente un mezzo di comunicazione, e questa è il trasferimento di idee e informazioni da una persona ad un’altra sotto forma di parole e frasi. Se uno parla troppo lentamente l’attenzione nei suoi confronti cala e diventa più difficile seguirlo. Se parla troppo velocemente il rischio è di perdere qualcosa o di capire male. Borbottare è anche peggio. Salvo in qualche caso di emergenza, ma anche qui non sempre, la velocità non è l’obbiettivo. Sono la regolarità e l’accuratezza ad essere veramente importanti. La velocità è solo un “accessorio”.

Gli operatori professionisti sono sempre stati orgogliosi per la loro abilità nel gestire grossi volumi di traffico con una esattezza del 100%. Uno di loro scrisse:  “Oltre 50 anni fa quando stavo imparando, mi fu detto che è meglio trasmettere a 100 cpm ed essere ricevuto al 100% piuttosto che trasmettere a 140 cpm e poi perdere tempo con correzioni e ripetizioni”

La Marina degli Stati Uniti dava una importanza assoluta alla esattezza, e considerava la velocità un aspetto secondario. L’esito delle battaglie, le vite umane, e le navi stesse, potevano dipendere dalla esattezza delle comunicazioni. Una parola od un numero sbagliato in guerra o in una emergenza può provocare disastri. Quindi: esattezza al primo posto, sempre. Il codice serve al solo scopo di comunicare, ed è solo questo che deve essere fatto bene.

Se una trasmissione non viene capita è solo un inutile spreco di tempo e di energie. Trasmettere in maniera “distintiva” e personale può rendere molto difficile od anche impossibile all’altro operatore capire qualcosa di sensato. Vi sarete trovati anche voi a penare per capire uno che parla con una forte cadenza dialettale, o con un grave difetto di pronuncia. Al contrario ciò che fa veramente piacere ad un operatore, professionista o amatore, è di comunicare con chi veramente sa come trasmettere e ricevere in maniera perfetta. Fate in modo di essere anche voi uno di questi.

Comprensibilità

A che velocità riuscite a ricevere? Anche per l’operatore più esperto ciò dipende quasi totalmente da chi trasmette e da come trasmette, la sua musicalità, spaziatura, e proporzionalità. Diceva uno di essi: “Posso ricevere con facilità un ottimo operatore a 250 cpm, ma ve ne sono alcuni che faccio fatica a capire anche a 50 cpm!” Il punto chiave della ricezione ad alta velocità sono le spaziature fra i caratteri e fra le parole  , dato che sono questi microspazi che permettono alla mente di capire che un elemento è finito e di predisporsi per ricevere il successivo. Non bisogna quindi “ridurre” questi spazi, ed anzi bisogna sempre resistere alla tendenza ad attaccare tutto che sorge quando aumentiamo la velocità. Se la parola “la” diventa “didaadidididaa” forse riusciremo ugualmente a capirla, ma se lo stesso succede a parole più lunghe e meno usuali, rimarremo disorientati in mezzo ad una mitragliata di elementi senza senso.

Veloce quanto basta per comunicare in maniera efficiente

Si può anche “comunicare” a 25 cpm, in maniera appena sufficiente. In passato molti radioamatori operavano a 50 cpm, che era la velocità allora richiesta per una delle licenze. Ma in generale la velocità preferita dai radioamatori per comunicare fra di loro in maniera adeguata e piacevole va dai 70 ai 90 cpm.

Al tempo della telegrafia via filo 80 cpm era la velocità minima per essere assunto come operatore, mentre lo standard normale andava da 120 a 150 cpm. Per molti anni i bollettini della ARRL sono stati trasmessi a 80 cpm, quale velocità più adeguata per la maggior parte dei radioamatori per ricevere ed anche per scrivere.  La velocità in sé non era e non è un obbiettivo importante quanto la affidabilità e la facilità con cui si opera (per andare al lavoro ogni giorno serve una auto semplice ed affidabile, non una macchina da corsa).  Ma se le cose da comunicare sono molte,  o quando ci si trova a discutere  approfonditamente con il proprio interlocutore, è più opportuno usare una velocità più alta (120-150 cpm), in modo che le informazioni possano essere trasferite in tempi adeguati.

Ascoltando i radioamatori in CW sembrerebbe che queste siano infatti le velocità più usate. Anche nei contest, trasmettere troppo lentamente non vi porterà molto in alto nella classifica, e troppo veloce si rischiano errori sui nominativi, sui rapporti scambiati, ecc., cose che invece è fondamentale riportare in modo esatto. C’è quindi una equilibrata via di mezzo.

La ricerca della velocità è sempre esistita, in tutta la storia della telegrafia, dai primordi fino ai nostri giorni. Gli operatori molto bravi e veloci acquisivano un prestigio che era poi anche “commercializzabile” nel lavoro, perché giustificava uno stipendio più alto. I principianti e gli operatori lenti venivano considerati con sufficienza. Ma per noi radioamatori le cose sono differenti: il CW è una parte del nostro hobby, di qualcosa che facciamo perché ci fa piacere. Non ci sono incentivi monetari per chi va più veloce, né rischi professionali per un operatore mediocre. Le nostre motivazioni sono legate solo alla soddisfazione personale. Così, come chi è capace di velocità tipo trapano da dentista non considera un essere inferiore chi come noi si accontenta di velocità più “umane”,  a nostra volta noi non dobbiamo farlo nei confronti dei principianti, di chi ha un qualunque handicap, o di chi comunque usa velocità ancora più basse delle nostre. Nessuno ci obbliga a comunicare con chi è al di sopra o al di sotto delle nostre capacità. Emerge pertanto di nuovo che ciò che importa è la qualità del CW che produciamo, qualità che deve essere presente alla velocità, qualunque essa sia, che per noi è facile, piacevole, soddisfacente, godibile.

L’operatore capace

Questo personaggio è a proprio agio con il codice Morse, fino alla sua velocità limite. Sia nel ricevere che nel trasmettere, salvo eccessivo QRM o QRN, non si sente mai con i nervi tesi. Il codice, per lui, è una delle maniere di conversare, e anche particolarmente piacevole. Egli comprende ciò che riceve senza speciali sforzi, e naturalmente ciò che recepisce sono parole, non certamente delle serie di lettere. Alcuni degli esempi più classici vengono dai vecchi telegrafisti via filo delle Rail Roads delle  piccole stazioni sparse attraverso gli Stai Uniti.

Questi uomini (ben poche donne hanno fatto questo lavoro) avevano anche la responsabilità di consegnare istruzioni di servizio al personale dei treni, fare manutenzione alle strutture a attrezzature delle Rail Roads  nelle stazioni a loro affidate, manovrare i semafori e gli scambi, rispondere a domande dei passeggeri, vendere i biglietti, occuparsi dei bagagli e delle spedizioni di merci, ecc.  La telegrafia, per quanto importante, era solo uno degli aspetti del loro lavoro. Erano però sempre con l’attenzione rivolta al sounder, pronti ad interrompere ogni altra attività se udivano qualcosa di importante. I sounders erano sempre in linea, e quindi essi ascoltavano ogni trasmissione che veniva effettuata sulla linea stessa, e pertanto sapevano tutto ciò che succedeva. Moltissimi operatori professionisti del passato vivevano così il loro lavoro. Uno di loro che era stato operatore professionista per molti anni, ed era anche radioamatore, così scriveva: “Nel periodo di attività come telegrafista delle Rail Roads via filo, ed anche  come operatore radio, facevo e faccio tutt’ora parecchie altre cose mentre ascolto cosa succede via filo o via radio. Anche adesso, sono in 20m CW, e sono totalmente al corrente di cosa viene detto, chi c’è, chi dice cosa, mentre sto scrivendo questa lettera.  A velocità di 150­200 cpm sono sempre stato capace di portare tranquillamente avanti una conversazione con qualcuno mentre contemporaneamente ricevevo codice morse scrivendolo a macchina, ecc.”

Stabilite il vostro obbiettivo

Quale sarà la velocità alla quale vorrete andare? Sceglietela in modo che corrisponda al vostro temperamento e ai vostri desideri, invero a ciò che pensate sarà piacevole e vi darà soddisfazione. Fissatela realisticamente, pertanto non così alta da essere poi scoraggiato dal tempo che ci vuole poi per arrivarci.  E non così lenta da non essere poi in condizione di ricevere nulla o quasi di ciò che a velocità normali viene trasmesso per radio.  Volete raccogliere la sfida di arrivare al top? Benissimo. Ma potrebbe essere opportuno dividere il percorso in fasi, secondo le grandi linee qui proposte.

Ted McElroy (chi non lo conosce?), per lunghissimo tempo campione di velocità in telegrafia e insegnante, diceva che 120 cpm sono una buona velocità, raggiungibile e ragionevole – chi riesce a praticarla tranquillamente è un “buon” operatore. Ma se uno è invece capace di 150-180 cpm ha più margine per gestire errori, scariche atmosferiche o altre situazioni di difficoltà, e naturalmente sarà più grande il  numero dei suoi possibili interlocutori. Abbiamo provato qui a descrivere ciò che è stato fatto e ciò che si può fare. Utilizzate ciò che vi serve, sapendo che non siete  costretti ad essere un recordman.

Primo e più importante: divertitevi. Fate che la cosa sia simpatica, rilassata, godibile.

Buon operatore? Specializzato? Esperto? Super Esperto? Ogni fase comporta maggior soddisfazione man mano che ci si libera dagli sforzi dell’attività mentale consapevole. Raggiungere velocità più alte sarà più facile di quanto abbiate pensato. E’ più che altro questione di approccio giusto e di lavorarci, con pratica ed esercitazioni. Ed il ritmo del miglioramento dipenderà da come affrontate la cosa, ma sarà, come già detto in precedenza, proporzionale grosso modo al quadrato del tempo impiegato. 

Sintetizzare

A basse velocità occorre così tanto tempo per dire qualunque cosa in chiaro che si finisce per annoiarsi, a trasmettere come a ricevere, e si rischia di non trovare più divertente l’uso del CW (anche se questa non è la sola causa di QSO noiosi). Si può però rimediare, almeno parzialmente, facendo uso di alcuni espedienti, in uso già dal tempo delle reti telegrafiche via filo:

I segnali del codice “Q” permettono di comunicare moltissime cose con solo tre lettere, di cui la prima è sempre “Q”. Se sono seguiti da un punto di domanda, chi li trasmette sta facendo una domanda, mentre senza di esso si tratta di una affermazione. QTH, per esempio, vuol dire: “La mia posizione è…..” , mentre QTH? Vuol dire : “Quale è la vostra posizione?”. (Da cui si capisce che dire “il mio QTH è….” è uno spreco di tempo ed un controsenso, perché è inutile usare un segnale abbreviato per poi  aggiungere altri inutili elementi). Molti manuali riportano una lista dei segnali “Q” più usati dai radioamatori. (Guardatevi dal “QSD”). Una serie simile di segnali a tre lettere per uso professionale era quella detta del codice “Z”, che però non raggiunse mai una grande popolarità, pur essendo, dicono, più facile da ricordare.

In molti casi si possono omettere delle parole totalmente, senza che la comprensibilità del senso ne soffra, e senza che il testo diventi meno piacevole. (NdT: Questo è però più facile in inglese. In Italiano le frasi alleggerite tipo “Cara Mella Morta Della Manda Rino Baci Nella” non hanno avuto grande diffusione fuori dall’ambito dei telegrammi, dove le parole costano)

Le abbreviazioni entrate nell’uso comune delle comunicazioni, sono state “prodotte” in varie maniere, anche combinate fra loro:

     indicando solo la prima e l’ultima lettera (now = NW, road = RD, that = TT, ecc.),  

Qualunque sia la loro origine, la cosa importante nell’uso delle abbreviazioni è una sola: chi le trasmette deve essere sicuro che chi riceve le conosca e le capisca. Se non è nota l’esperienza del nostro interlocutore, le useremo con parsimonia e con attenzione.

E’ da notare che l’uso di queste abbreviazioni in un QSO non deve essere tale da impedire ad altri di capire il significato di ciò che si trasmette: diventerebbe un codice segreto, il cui uso nelle trasmissioni di amatore non è di solito consentito.

Vedere il Capitolo 27 per esempi e liste di abbreviazioni.

 

Capitolo 7

Ascoltare o “Leggere”

 

“Scriverlo in testa”. Il solo ascoltare codice Morse di buona qualità è forse la maniera migliore sia di impararlo che di migliorare e consolidare le capacità.

E’ sicuramente la maniera più semplice e più facile. Non ci sono “distrazioni” e tutta la attenzione è diretta ad ascoltare e cercare di capire. Non c’è da preoccuparsi di dover contemporaneamente anche scrivere. E’ proprio così che abbiamo imparato a parlare. Avete notato come i bambini imparano facilmente?

Ascoltare

Molti insegnanti esperti considerano che ascoltare il Morse, senza scrivere assolutamente nulla, sia senza alcun dubbio la forma migliore di esercizio, ad ogni livello. Vi sono molti lati positivi. Intanto rimane chiaro che il codice morse è suono, e che stiamo ascoltando e riconoscendo i suoni di ogni carattere, e di parole. Secondo, e molto importante, evita la ansia aggiuntiva di dover scrivere ogni lettera. Ma ancora, ci aiuta ad acquisire “familiarità” con il codice.

Allora: ascoltare, ascoltare, ascoltare per migliorare. Non appena avete una minima padronanza dell’alfabeto, cominciate ad ascoltare in qualunque occasione del buon CW ben trasmesso, anche quando state facendo qualcosa che non richieda una attenzione totale (cucinare, mangiare, lavoro manuale rutinario, ecc.).  Non c’è bisogno di avere cose sempre nuove da ascoltare, anzi, ricordate che “Ripetere spesso è imparare”.  Ascoltare e riascoltare lo stesso materiale più volte al giorno, giorno dopo giorno, è particolarmente utile se lo farete in maniera creativa. State attenti, e cercate di capire sempre di più. La mente sia aperta e ricettiva, intenta ad individuare ogni segnale che arriva. Senza “anticipare” e senza cercare, per ora, di ricordare quanto ascoltato prima.  Per cui, cercate di arrivare alla familiarità totale con il codice, riservandogli  ogni giorno un tempo sufficiente per rilassarvi e farvi piacere solo ascoltando delle buone trasmissioni.

Questo ascolto è un ascolto creativo e costruttivo. Ha alcuni vantaggi, fra i quali non ultimo quello di allentare ansie o tensioni (ne abbiamo già più volte parlato). Acquisite dimestichezza con il suono del Morse, che diventa qualcosa di sempre più chiaro e significativo. Ascoltare le stesse cose a lungo è pertanto benefico e costruttivo. Ma nel corso dell’avanzamento sarà bene inserire nelle cose vecchie del materiale nuovo, mai sentito prima. Con questo modo di procedere negli esercizi i testi nuovi diventeranno gradualmente più facili da assimilare.

Specie nei primissimi stadi dell’apprendimento, quando si va molto piano, e poi di nuovo quando si sono già acquisite notevoli capacità, la mente può tendere ad andare per i fatti suoi, o a voler saltare molto in avanti. Sarà meglio controllare questo fenomeno, quasi “aggrappandosi” ad ogni lettera, parola o frase, ed ascoltandola veramente. Ricordate che nella realtà quando si ascolta una comunicazione via radio i segnali sono presenti in quel momento ma poi non ci sono più (salvo che non vengano registrati). Bisognerà imparare a diventare così “fluenti” con i suoni del codice che riceverlo correttamente la prima volta che si ascolta diventerà una cosa normale.

La tendenza ad anticipare, a saltare avanti, è più forte quando siamo freschi e reattivi. Non bisogna però lasciare che la mente vada più veloce di chi trasmette. Dobbiamo anche evitare che la mente segua pensieri suoi, o anticipi, o faccia una pausa nella attenzione. Molti di noi lo fanno parlando o leggendo, ma nella ricezione del codice bisogna stare particolarmente attenti a non farlo, e a non farlo diventare una abitudine. Quando ascoltiamo dobbiamo “staccare” tutti i processi analitici coscienti, e mantenere invece una precisa focalizzazione verso la ricezione: ascoltare ogni lettera, parola e frase per come arriva, dando ad ognuna il suo significato e restando pronti per la successiva. Quindi ascoltare, con continuità e con desiderio di capire. Sviluppare la volontà ed il feeling per farlo.

Se perdete qualcosa, lasciatela andare

Ho paura di perdere qualcosa? Devo liberarmi di quella paura, dannosa quanto inutile. Meno ci pensiamo, meglio riusciamo a ricevere. Pertanto: Mai fermarsi a pensare cosa poteva essere quel “qualcosa” che non si è afferrato subito. Pensate invece solo alla trasmissione che continua: normalmente, con quanto arriva nel  seguito sarete in condizione di dare un senso ad ogni “vuoto”.  Anche quando sarete molto bravi, vi capiterà di trovare durante la ricezione alcune parole che sembrano senza senso o completamente estranee al contesto. Quasi sempre però tutto diventerà chiaro da sé, man mano che la ricezione continua. Saranno il contesto stesso e la presenza di altre informazioni in arrivo che renderanno tutto logico ed evidente. Dedicatevi perciò sempre a ricevere con continuità. (Può anche succedere che chi trasmette abbia fatto un errore).  Se avevate imparato a scrivere tutto ci vorrà un po’ per abituarvi a “scrivere” in mente e non con carta e penna. Ma bisogna ascoltare, continuare ad ascoltare, senza dare la minima importanza a qualche “buco” qua e là. Tutto  sembrerà completarsi facilmente man mano che parole e frasi scorrono nella mente, sotto il vostro “occhio interiore”. E’ prezioso quindi cercare di seguire le “parole” e le frasi piuttosto che singole lettere.

“La matita, lasciatela stare”

Come molti “old timers” che hanno sempre ricevuto il Morse scrivendo assolutamente tutto, anche alcuni “nuovi arrivati” si sentono legati alla matita e al foglio, per paura di non ricordare poi qualcosa e di non riuscire a mettere insieme a mente quanto stanno ricevendo. Ma ciò crea inevitabilmente ancora più ansia di quella che si vuole evitare, e continuerà ad impedire che si stabilisca la atmosfera di distensione, rilassamento, e piacere, che è invece così benefica e produttiva. Il flusso di comunicazione in arrivo deve essere visualizzato nella mente e non sul foglio. Allora: la matita lasciatela stare e concedetevi piuttosto il piacere del puro e semplice ascolto.

Concentrarsi

Dobbiamo imparare a bloccare, durante la ricezione, ogni possibile distrazione o elemento estraneo, ed a volere concentrarci su ciò che stiamo ascoltando, o meglio ancora, su ciò che ci viene comunicato. Ciò deve diventare una nostra abitudine, anzi, un automatismo che deve entrare in funzione immediatamente prima di iniziare a ricevere o in occasione di un eventuale calo di attenzione. Quasi come si azzera una calcolatrice prima di fare un nuovo calcolo, dobbiamo imparare ad azzerare la mente per la ricezione che ci apprestiamo ad iniziare, per dedicarla totalmente ai segnali in arrivo. Se siamo interessati a ciò che ascoltiamo sarà anche più facile concentrarci. A questo fine, non dobbiamo seguire la trasmissione con distacco ma voler veramente capire quanto ci viene detto, anche se non così intensamente da cominciare a voler  precedere ed indovinare in anticipo, col rischio che ci sfugga invece ciò che viene realmente trasmesso. Un responsabile della assunzione di telegrafisti di bordo, ed egli stesso telegrafista, aveva predisposto un tasto sul suo tavolo, ed un cicalino nella sala di attesa dei candidati (che ovviamente non lo sapevano). Nel momento in cui vi era una richiesta, egli “trasmetteva” in Morse il nome di uno dei candidati in attesa. Se questi non reagiva presentandosi subito, il suo nome veniva depennato. Il responsabile pensava infatti che un buon operatore di bordo deve essere sempre presente a se stesso, concentrato, e capace di reagire istantaneamente ai segnali in telegrafia.

Imparare a ricevere le Parole, che sono gli elementi del Pensiero

Man mano che procede la vostra conoscenza dell’alfabeto Morse riconoscere le lettere  sarà sempre più facile. Arriva però il momento in cui bisogna iniziare a pensare in termini di “significato”, e cioè iniziare a ricevere il morse come parole compiute invece che come sequenze di lettere. Bisogna fare in modo che ogni parola o gruppo di lettere si componga sul vostro “monitor mentale”: ogni suono ricevuto diventa una lettera che si aggiunge alle precedenti, che restano visibili, fino a che non vedete la parola completa. Da questo momento, per voi “ricevere” deve significare “ricevere parole”. Ricevere solo singole lettere è un fatto superato, non vi riguarda più. Iniziate quindi da ora a fare molto esercizio a ricevere testi costituiti da parole, registrazioni di QSO, ecc.,  ripetendo tutto molte molte volte. L’obbiettivo è di arrivare, nel tempo, a riconoscere le parole più comuni com una singola “unità” di comunicazione, cioè alla stessa maniera in cui in precedenza riconoscevate delle singole lettere. Infatti anche il “comporre” le parole nel “monitor mentale” è un processo che richiede energie mentali e si può sviluppare solo fino ad un certo limite. Quante più parole riusciremo ad “acquisire” come unità, senza più farle passare per il processo di composizione, tanto più la nostra capacità di ricevere sarà migliore, più efficiente, e meno impegnativa, e la nostra abilità sarà arrivata al livello di poter “conversare”. (Il passo seguente, quello degli “esperti”, sarà di imparare ad ascoltare e recepire i contenuti, le informazioni, le idee, piuttosto che le singole parole o frasi. Ma procediamo con ordine).

Come imparare a ricevere parole? Cercare il significato

Ci vorrà un minimo di sforzo e di esercizio. La mente deve esservi “accompagnata”, senza correre troppo. Lo faremo in maniera facile, con periodi di esercizio abbastanza brevi. E vedremo di far diventare il processo di riconoscimento delle parole invece che delle lettere qualcosa di automatico. Non è un gran lavoro: la parola “lei” per esempio, non è più lunga del numero “0”. Iniziate ascoltando (MOLTE volte) brevi parole molto comuni fino a che i loro suoni non siano entrati in mente in maniera indelebile. Imparate a riconoscere il suono di ognuna di esse come se fosse quello elementare di una lettera, e come se qualcuno ve le stesse dicendo a voce. Applicatevi poi a parole più lunghe, per esempio con il seguente metodo che in molti hanno trovato efficace:  createvi un vostro “monitor mentale” sul quale “scriverete” ogni nuova lettera ricevuta, affiancata alla precedente, per comporre così le parole e le parole successive. Immaginate una di quelle scritte luminose dove le parole scorrono lentamente sul display. Imparate a scrivere sul vostro monitor mentale. Ciò vi sarà utile per focalizzare l’attenzione sui suoni che man mano formano le parole, e quindi sulle parole stesse. Col tempo vedrete che sul “monitor” le lettere si formano da sole, anche se starete provando delle velocità superiori. Un altro metodo che ha comprovato la sua utilità è quello di pronunciare  la parola che si compone a poco a poco. Esempio, se viene trasmessa la parola OVEST dovrete gradualmente dire, ad alta voce, “O, O, OV, OV, OVE, OVE, OVES, OVES, OVEST” costruendo progressivamente la parola in mente, man mano che i suoni delle successive lettere vengono ricevuti e si aggiungono a formarla. Questo metodo abitua la mente  a decodificare i suoni e le loro combinazioni come elementi vocali, come le parole che ascoltiamo e diciamo. (Questo è vero più in italiano che in inglese, lingua dove ad una lettera non corrisponde sempre la stessa pronuncia). Voler sentire le parole  in questo modo equivale ad un processo di decodifica di qualcosa che ci arriva in frammenti, componendo invece parole di senso compiuto. Può funzionare anche con abbreviazioni dei vari tipi già visti. Identificando le parole riusciremo anche, mentre riceviamo,  a correggere per esempio un possibile errore di trasmissione o a compensare un momento di abbassamento del segnale. 

Ora diventa anche più evidente la necessità di SPAZIATURA CORRETTA FRA LE PAROLE. Essa lascia alla mente il tempo (brevissimo)  di organizzare gli stimoli appena ricevuti in qualcosa che ha senso. Gli spazi sono essenziali. Provate ad esercitarvi in questa maniera: appena ricevuta completamente un parola  (lo deducete dallo spazio che la segue) pronunciatela ad alta voce, o anche mentalmente. La trasmissione non sarà troppo veloce, e gli spazi fra parole saranno abbastanza lunghi. Per esercitarvi potrete realizzare da voi del materiale, dove gli spazi fra parole siano ancora più lunghi, così da avere il tempo di pronunciarle. Si può fare pratica anche con brevi gruppi di numeri, di due o tre cifre. Avrete notato che gli spazi fra parole ci dicono: “ora inizia” (lo spazio prima) e poi “è finita” (lo spazio dopo). Ecco perché abituarsi al suono in codice delle parole è così utile. Fa della parola un elemento che ha un senso, e si gradisce molto di più ricevere e riconoscere qualcosa che abbia un significato. Più parole avrete acquisito, quali insiemi compiuti di suoni che corrispondono ad un elemento di comunicazione, o in altre parole più parole riconoscete automaticamente senza neanche pensarci, più sarete perfettamente rilassati, senza ansie, ed a vostro agio nell’uso del codice Morse.

Un radioamatore dava questa definizione: “un flusso di suoni del  codice Morse entra nelle mie orecchie e viene trasformato in parole”.  Così come abbiamo imparato a far riconoscere alla nostra mente ogni carattere singolarmente ed a presentarcelo in maniera automatica, così dobbiamo, in questo successivo passaggio, affidare alla mente il compito un po’ più complesso ma più ricco di soddisfazione, di riconoscere le lettere e però di tenerle per sé, comporle nel subconscio in parole senza interventi volontari o consapevoli, e presentarci solo le parole una volta terminato “ l’assemblaggio”.  Se dovessimo insistere nel voler ancora identificare singole lettere, non faremmo altro che fare un dispetto a noi stessi, mettendo i bastoni fra le ruote al processo più evoluto che la nostra mente ormai vuole portare avanti. Dobbiamo invece pervenire ad ascoltare il Morse come ascolteremmo il linguaggio parlato. A quel punto ciò che ascoltiamo in Morse colpirà i nostri sensi e la nostra attenzione come oggi ci succede sentendo qualcuno  parlare.

Ascoltare a velocità superiori per migliorare

Ad un certo punto, sempre per non fermare il (nostro) progresso, e per rendere tutto quanto sopra detto più veloce e scorrevole, dovremo cominciare ad ascoltare a velocità più alte di quelle abituali. Dovremo ascoltare a velocità differenti, sia più alte che più basse, per acquisire versatilità, e non rimanere alla stessa velocità per troppo tempo. Oltre a ciò dobbiamo fare molto ascolto di trasmissioni in italiano in chiaro a velocità vicine al nostro limite. Il quale limite andrà sempre più in alto man mano che continuiamo questo tipo di esercizi. Una buona mezz’ora al giorno di questo ascolto a velocità limite farà meraviglie già in un paio di settimane. Ascoltate come se foste ad un concerto, traendo diletto e piacere nel corso dell’addestramento.

Qualche volta dovremmo anche scegliere delle velocità così alte da riuscire a capire solo qualche carattere qua e là, poiché questo tipo di ascolto è di grande aiuto nell’iniziare a “salire”. Da questo “trapano a percussione” cominceranno a saltare fuori prima alcune parole molto brevi, che riconosceremo appena trasmesse anche senza averle consciamente ricevute. Continuando riusciremo gradualmente a capire abbastanza di ogni frase da farci una idea sufficiente del significato. Ricordiamoci che il nostro rendimento è variabile, ed in alcuni giorni faremo meglio che in altri. Non c’è da preoccuparsi quando incappiamo in un giorno in cui sembra che siamo tornati indietro.

Scoprirete che a volte riuscite a identificare perfettamente parecchie parole, e poi magari per un po’ riuscite a capire solo qualche rara lettera. Niente di nuovo, è una cosa che appare in ogni processo di apprendimento. Continuate ad ascoltare, lasciando tutta la attenzione si dedichi ai segnali in arrivo, e siate distesi, come ascoltando un discorso di un amico. Presto vi accorgerete che state ricevendo non solo le parole più brevi, ma anche quelle più lunghe, ecc., fino a quando tutto sarà ricevuto perfettamente. Scoprirete che i segnali, che prima sembravano eccessivamente veloci, sembrano ora rallentare, man mano che transitano come parole e frasi di senso compiuto nel vostro “monitor mentale”. Una volta un radioamatore privo della vista, che normalmente riceveva al massimo a 175 cpm, si trovò ad utilizzare delle registrazioni e si mise ad ascoltare. Gli scapparono alcune lettere, ma poi gli dissero che l’esercizio era a 275 cpm!

Parole mancanti, lunghe, decapitate, rovinate

Scariche atmosferiche, interferenze, evanescenza dei segnali,  possono far perdere qualche lettera, o una breve parola intera, o parte di una parola più lunga. Lo stesso può succedere per un attimo di disattenzione da parte nostra, sia ricevendo che trasmettendo.  Una parola “decapitata” , cioè della quale abbiamo perso le prime tre o quattro lettere, può essere difficile da ricostruire, perché spesso è quella la parte più importante.

Quando stiamo ricevendo senza problemi e tutto scorre regolarmente possono ogni tanto succedere delle cose apparentemente strane: ci si presenta una breve parola, o la prima parte di una parola più lunga, che sembra non comprensibile e non coerente con il resto. Nel breve attimo di disorientamento per cercare di trovarne il significato tendiamo a distogliere l’attenzione da ciò che continua ad arrivare, perdendo altre lettere o anche il resto della parola se si trattava di una parola un po’ lunga. Altre volte può succedere che la nostra ricezione sembra andare in tilt nel mezzo di una parola, “saltando” un po’ di lettere, ed il risultato è lo stesso poiché per cercare di capire ciò che si è “saltato” si perde ciò che segue, col risultato alla fine di perdere  tutta la parola.

Come rimediare a questi inconvenienti? Come evitare che il fatto di aver perso parte di una parola ci impedisca di capire il resto?  Naturalmente il primo rimedio è quello di non preoccuparsi, anche perché il problema è davvero di scarsa importanza, mentre è proprio la improvvisa punta di ansia provocata dal piccolo problema iniziale che lo fa poi diventare più grande. Continuando ad ascoltare, il più delle volte riusciamo a ricostruire la parola, aiutati dal contesto. A volte perdiamo qualcosa  in mezzo ad una parola, oppure ciò può anche essere un errore di chi trasmette, che può aver esitato un momento di troppo fra due lettere. In questi casi  questo tempo più lungo del normale dà a chi riceve l’impressione  che si tratti di quello che indica la fine di una parola e l’inizio della successiva. Ma poiché esse saranno prive di qualunque senso ci fermeremo a cercare di ricostruire (ric ostruire?) un significato. Cosa da evitare (come sarà accuratamente da evitare di fare noi stessi un errore simile quando trasmettiamo).

Quando viene trasmessa una lettera sbagliata, o un segno di codice inesistente, o nella trasmissione viene saltata una parola, ci troviamo sempre nella stessa situazione: se la cosa ci colpisce e attrae troppo la nostra attenzione perderemo poi anche un po’ del resto. Quando leggiamo un testo scritto capita innumerevoli volte che prendiamo una parola per un’altra, ma subito il contesto ci aiuta a rettificarla; oppure non ci accorgiamo neanche di una parola con una lettera sbagliata (l’errore di stampa), e continuiamo tranquillamente a leggere. Non ci preoccupiamo e non ci viene alcuna ansia o tensione. Perché dovremmo metterci in agitazione solo perché stiamo “leggendo” in Morse? Anche qui come nella lettura di testi scritti, le cose si risolvono da sé nel continuare a ricevere, o con il contesto. D’altra parte se e quando questo non dovesse succedere, e non si riesca a colmare il vuoto di lettere o la apparente mancanza di significato, il fatto di esserci preoccupati e di esserci creati un problema non sarà proprio di alcun aiuto. Allora: a che serve? E poi, se si è in QSO, si può sempre chiedere una ripetizione o un chiarimento.  In definitiva, il problema non esiste. Ciò non significa che uno può anche non fare attenzione a ciò che riceve o lasciare che la mente vaghi in libertà.  L’attenzione verso i segnali in arrivo deve esserci sempre, e totale. Lasciare che sia attivo il processo mentale con cui le parole si formano e si completano, che dopo la fine di una parola ne cominci un’altra, ecc., senza lasciarsi trasportare dall’attività, cosciente, di cercare prima del tempo di capire che parola sarà, o di provare disagio perché quanto arrivato finora di una parola non ci dice ancora niente o ci sembra astruso (può essere un termine tecnico o medico). 

Ascolto di trasmissioni radio

Ascoltare trasmissioni via radio è interessantissimo, dato il carattere di attualità e di realtà di questi segnali rispetto a registrazioni o di codice prodotto da un computer.  I segnali radio sono però soggetti ad alcuni inconvenienti quali scariche atmosferiche, evanescenza, interferenze, che tendono a rallentare la velocità effettiva di ricezione. Una trasmissione molto regolare e ritmata è in queste condizioni molto meglio decodificabile rispetto ad una saltellante ed incerta. Ma ci sono anche delle regolazioni di vari comandi e controlli nel ricevitore che ci faciliteranno il compito, come l’uso di filtri o la sintonia degli stadi IF. Le interferenze dovute a scariche o i disturbi irregolari  da rumore di fondo, ecc., possono essere attenuati abbassando la amplificazione in RF (RF Gain) ed aumentando quella in AF (AF Gain, o “volume”) fino a far emergere il segnale desiderato. Alcuni disturbi possono essere annullati utilizzando circuiti audio dove essi vengono posti in contrapposizione di fase. La “diversity reception” può certo ridurre di molto o perfino eliminare la evanescenza, ma richiede due antenne separate ad una certa distanza l’una dall’altra, nonché due distinti stadi di amplificazione a RF. Ma uno dei migliori strumenti (anzi, il migliore) che abbiamo a disposizione per separare i segnali in telegrafia dai disturbi e interferenze è l’orecchio, ed il cervello che c’è dietro.

Possiamo con l’allenamento arrivare a minimizzare l’effetto delle interferenze concentrando l’attenzione solo sul segnale che ci interessa. La sua qualità ed il suo ritmo, se due segnali sono anche solo minimamente differenti, ci consente di separarli, come lo permettono anche la differente velocità o lo stile. Il nostro orecchio è capace, sempre con un po’ di allenamento, di distinguere un segnale estremamente debole in mezzo ad altri molto forti. Alcuni operatori arrivano a ricevere quasi al 100% quanto a loro destinato, anche in situazioni del genere qui illustrato. Altri hanno trovato che ascoltare al buio, oppure ad occhi chiusi, consente una migliore concentrazione sul segnale debole da “tirare fuori” da forti interferenze ed altre difficoltà.  Anche il fatto di scrivere, a volte, aiuta a concentrarsi. Ciascuno faccia le sue prove, e una o più delle cose dette potrà rivelarsi utile a migliorare qualche aspetto delle sue capacità.

“Un telegrafista esperto, qualunque cosa stia facendo, segue senza sforzo ciò che viene trasmesso, via radio o via filo”

 

Capitolo 8

“Copiare” - Ricevere scrivendo

 

Questo è in verità un prolungamento del Capitolo 7. Ai principi ivi descritti va aggiunto questo: Se tutto va bene fin qui, ora il prossimo passo è scrivere – progredire nella abilità con il codice aggiungendo il nuovo aspetto consistente nel “copiare”

Ciò che abbiamo fin qui ricevuto solo ascoltando lettere e parole, dovrà ora essere scritto con carta e penna, o con la macchina da scrivere (o più facilmente, al giorno d’oggi, con la tastiera di un computer). Si tratterà di imparare a coordinare orecchio-mente-mano. Un vecchio libro sulla telegrafia del 1854 chiamava questo modo “dettatura”, prima lettera per lettera, poi parola per parola, ecc. E’ una definizione se vogliamo ancora valida. Per cui, recuperate la penna e procediamo. Qui sarete misurati sulla vostra capacità di “copiare”. Se non scrivete tutto ciò che ricevete, esattamente come lo avete ricevuto, non state “copiando”.

Un operatore in gamba è perfettamente addestrato a copiare al 100% quello che ascolta. Scrivendo a mano, con la penna, si arriva generalmente a copiare a circa 120 cpm (qualcuno anche a 160-180, molto raramente 220-230) ma oltre queste velocità si ha bisogno di scrivere su una tastiera. In questa situazione il “circuito” può essere semplificato e non essere più “suono, lettera, tasto”, ma può vantaggiosamente essere solo “suono­tasto”. Essendo meglio non voler fare più cose contemporaneamente, è meglio scrivere come ci viene naturale e non per esempio voler scrivere in stampatello se non scriviamo così normalmente. Parimenti se dobbiamo ricevere con la tastiera,  dobbiamo prima imparare a scrivere a macchina in maniera assolutamente automatica, e poi passare a “copiare” il morse con essa, e non andare anche in cerca delle lettere sulla tastiera.

Per “copiare” bene non è affatto necessario comprendere ciò che stiamo scrivendo, anche se è comprensibile la tentazione di farlo. Dobbiamo solo scrivere ciò e tutto ciò che realmente sentiamo, NON ciò che pensiamo di ascoltare. La testa, cioè, deve esserci. Ma basta che si occupi di percepire i suoni e trasformarli in stimoli per la mano sul foglio o per le mani sulla tastiera.

Usare testi su argomenti conosciuti

Come per il solo ascolto (molte cose valgono evidentemente per entrambi i modi) usare per le esercitazioni dei testi su argomenti noti farà diminuire la preoccupazione di perdere qualcosa, poiché già sappiamo di cosa stiamo trattando. Ciò favorisce l’instaurarsi di una atmosfera tranquilla nella nostra mente, che sarà così più disponibile per  cominciare in seguito a ricevere testi e argomenti non conosciuti.

Non vi curate degli errori

Dovete tendere a poter svolgere con facilità questa ricezione con trascrizione.  Negli esercizi non preoccupatevi degli eventuali errori di scrittura, badate solo ad andare avanti. Lo stesso dicasi per il caso di perdita o errore di ricezione di qualcosa. Abituatevi a lasciare uno spazio in bianco e procedete, perché se vi attardate a riflettere su cosa avete perso, perderete ancora dell’altro. Stiamo imparando. Quindi impariamo a fare le cose al meglio delle nostre possibilità, sapendo che qualche errore capiterà per forza.  Ma agli errori ci penseremo dopo. Non dimenticate, per vostra maggiore tranquillità, che una cosa capìta male può in realtà essere una cosa trasmessa male, vale a dire che l’errore non è vostro.

Lasciate uno spazio in bianco e andate avanti. I vuoti nella scrittura saranno gradualmente sempre meno. E’ chiaro che se perdiamo sempre la stessa parola o la stessa lettera c’è bisogno di maggiore esercizio su quel punto specifico.  Non fate delle esercitazioni troppo lunghe per evitare la stanchezza, che sarebbe controproducente, ed usate testi il più possibile vari ed interessanti.

Alcuni si esercitano a “copiare” gruppi casuali di 5 lettere ciascuno. Questo va bene nelle prime fasi, quando l’obbiettivo è di riconoscere i caratteri con assoluta sicurezza, ed evita anche la tendenza ad “anticipare” (ma a lungo andare può diventare noioso per la totale assenza di significato). Troppo esercizio di questo tipo però può portare a contrarre l’aspettativa che ogni 5 caratteri ci sia un break, abitudine che sarà dannosa quando si passerà a copiare testi in chiaro. E’ infatti già accaduto che qualcuno con troppo esercizio di gruppi di 5 lettere, continuava a interrompere poi anche le parole più lunghe in  pezzi da 5 caratteri.

SE VOLETE MIGLIORARE….

Niente di nuovo, lo vogliono tutti. Per la ricezione abbiamo già visto che bisogna avvicinarsi alla nostra massima velocità e fare i giusti esercizi. Lo stesso vale per “copiare”, anche se gli esercizi terranno conto della attività addizionale  implicita. Certo, se si continua a fare pratica alle velocità ormai acquisite si diventerà, se possibile, ancora più bravi a quelle velocità, ma solo a quelle. Fare dei passaggi brevi, un minuto o due, a velocità da 10 a 50 cpm più alta di quella massima abituale. Cominciate da una velocità così alta da non capire che metà delle cose, e poi gradualmente scendete fino a capire di più, o tutto. Vedrete che questa velocità di soglia diventa sempre più alta man mano che continuano le esercitazioni

All’inizio

All’inizio copierete ascoltando una lettera,  scrivendola, e poi dimenticandola per ascoltare scrivere la successiva, ecc. Cercate di acquisire presto la padronanza di questa fase, poiché è anche veramente noiosa. Per capire cosa avete ricevuto, dovrete, alla fine, leggere quello che avete scritto. Se provaste a leggere mentre ricevete perdereste di sicuro qualche altra lettera successiva. Se rimanete indietro cercate di non fermarvi, ma andate avanti. All’inizio sono le lettere i cui suoni sono più corti che creano più problemi, perché lasciano meno tempo per scriverle prima dell’arrivo delle successive. Insomma bisogna presto passare ad una fase più efficiente.

Una maniera migliore: copiare “in differita”

Siamo ad un passaggio importante perché tutto salga di livello. Parliamo del metodo che consiste nell’addestrare la mente a funzionare  come una piccola memoria “buffer”, per introdurre un intervallo fra ciò che scriviamo e ciò che stiamo ascoltando. Tratteniamo in questa memoria un certo numero di caratteri o di parole ricevute, in attesa di scriverle, mentre continuiamo a ricevere il seguito della trasmissione. Ciò permette di togliere ogni tensione dalla “copiatura” essendo sparita la necessità di scrivere ogni lettera istantaneamente, ed anzi permette di compensare il ritmo irregolare di arrivo delle lettere

o parole. Potremo addirittura badare all’estetica della “copia”, ed anche scrivere  le maiuscole dove servono. Con questo sistema si annulla completamente anche la tendenza ad anticipare: non ne abbiamo più bisogno perché le parole le avremo “sott’occhio” per tutto il tempo in cui restano nella nostra memoria-cuscinetto. 

Si comincia, al di sopra dei 100-120 cpm,  aspettando, prima di scriverla, che una sillaba o una breve parola sia finita. Molto gradualmente, nel tempo, si aumenta il numero di sillabe, ma senza procedere troppo oltre troppo presto. Quando sarete a 200 cpm dovrete ormai riferirvi alle parole e non più alle sillabe. Se per alcuni questo comportamento e l’aumento della velocità, sembra non comportare alcuno sforzo particolare, la maggior parte ha bisogno di fare le cose con calma e di assistenza. Le esercitazioni adatte possono essere le seguenti. Iniziate a ricevere dei gruppi casuali di due lettere, tenendo lo spazio fra essi più largo del normale. Passate poi, con calma, a gruppi di tre lettere, poi di quattro, e se volete anche di cinque o più. Fate pratica anche diminuendo lo spazio fra i gruppi fino alla sua dimensione normale. Oppure invece dei gruppi di due caratteri potrete farlo con singole lettere, aspettando di ricevere la seconda per scrivere la prima, di ricevere la terza per scrivere la seconda, e così via, ed aumentando a volontà, ma gradualmente, il numero delle lettere “in attesa”, cioè ad esempio aspettare la terza per scrivere la prima, ecc., poi aspettare la quarta per scrivere la prima, ecc.

Un esempio del valore del “copiare in differita” è chiaro da questo breve resoconto di un esaminando (dell’epoca in cui negli USA i candidati alla licenza di Radio Operatore venivano esaminati da un ispettore): “l’ispettore che ci esaminava iniziò a trasmettere, cominciando con “of” seguito poi da un’altra “f”. Ho immediatamente scritto la parola “off” e mi sono predisposto per la successiva. Ma è arrivata una “i”. La cosa mi ha preso di sorpresa, ma mi sono ripreso ed ho capito che la parola era “office” e la ho scritta. Sono stato però ancora costretto a reagire rapidamente, perché è andato avanti ma è venuto fuori “officia” e quindi ho capito che la parola era “official” e la ho scritta. Purtroppo mi sbagliavo: la parola alla fine era “officially””. Se il candidato avesse utilizzato la tecnica dello scrivere in differita si sarebbe risparmiato tutta quella fatica ed avrebbe tranquillamente scritto solo la parola esatta. La tecnica ci permette anche di rendere un foglio esteticamente ben presentabile, con maiuscole, punteggiatura, accapi, ecc. e ci permette anche di correggere errori fatti da chi trasmette. Gli operatori molto veloci con cui abbiamo discusso di questo argomento dicono che bastano poche sillabe o una o due parole indietro. Si sa di qualcuno, fra cui certamente Ted  McElroy, che era capace di stare indietro anche di intere frasi, ma i comuni mortali non vi riescono. Ciò che ha un significato è più facile da tenere a mente, soprattutto per il tempo di attesa così breve di cui si tratta. Una lettera non ha significato, una parola ce l’ha. (Una frase ancora di più). Imparare a ricevere parole, i suoni che corrispondono alle parole intere, è quindi a maggior ragione indispensabile, qui, dove si tratta di scrivere con un piccolo ritardo, più ancora che dove si tratta solo di ascoltare.

Vincere il timore di perdere qualcosa

Abbiamo già visto in precedenza che questo è un timore ingiustificato, inutile, dannoso. E’ anche il principale ostacolo per apprendere speditamente a ricevere in differita.  Al principio può sembrare non giusto che si debba lasciar andare ogni cosa che non si è capito. In seguito ci si accorge che i vuoti si riempiono, quasi sempre da soli. La nostra mente, anche quando è abituata a proseguire nella ricezione senza tener conto di errori o mancanze, in realtà non si azzera completamente su questi “episodi” ma accantona le informazioni incomplete, in modo da non interferire con la ricezione che continua, ma anche in modo da renderle velocemente disponibili appena serviranno. Walter Candler, grande insegnante di telegrafia del passato, aveva escogitato alcuni esercizi specifici per facilitare l’apprendimento della scrittura ritardata. Bisogna prendere una lista di brevi parole, preferibilmente di lunghezza simile, disposte su varie righe, con due parole per riga, poi:

                  a.         scrivere ( a mano o a macchina) la prima parola di una riga e contemporaneamente pronunciare ad alta voce la seconda. Continuare per le altre righe. Poi ricominciare, ma scrivendo la seconda parola, di ogni riga, e dicendo ad alta voce la prima, ecc. Iniziare con parole o gruppi di due lettere, ed aumentarle man mano che si procede. Come alternativa si può “trasmettere” con il proprio tasto  la prima parola mentre si dice la seconda, e così via.

                  b.         Chiedete a qualcuno di leggere un testo semplice, pronunciando le varie parole una alla volta ad intervalli regolari, con un tono di voce senza variazioni. Inizierete a scrivere la prima parola  solo quando il lettore pronuncerà la terza, scriverete la seconda quando dirà la quarta, ecc., restando cioè due parole indietro. Poi provate a restare indietro di tre parole. Provate anche a ripetere le parole usando i “di” e i “daa” del codice invece che il loro suono parlato.

 

Questi esercizi vanno fatti abbastanza lentamente da non crearvi difficoltà, in modo che tutta l’attività sia benefica per impratichirsi con il “ritardo”.

Quanto tempo dovranno durare gli esercitazioni?

Prima di acquisire una buona capacità è meglio far durare le sessioni di esercizi non troppo a lungo. Dopo quel punto invece è più produttivo “copiare” molto a lungo, ma senza arrivare alla stanchezza. Questi esercizi piùtosto lunghi, specie se avete raggiunto una buona velocità, sono utili perché quando cominciamo ad essere stanchi è il subconscio che entra in funzione nella traduzione dei “di” e dei “daa” , risparmiandoci la tensione della costante attenzione cosciente. A quel punto si possono copiare pagine e pagine senza ricordarsi neanche una frase.

Copiare trasmissioni via radio

Valgono anche qui per la ricezione con trascrizione le considerazioni sulle situazioni che si incontrano “in aria” e la opportunità di esercitarsi molto anche in quel contesto, che poi per molti sarà quello dell’effettivo lavoro. Ai vecchi tempi, quando si usava la telegrafia a scintille, ci voleva una notevole esperienza e concentrazione per copiare segnali, più deboli, da una nave molto lontana quando nello stesso tempo trasmetteva anche una più vicina. Il tutto naturalmente era  ancora peggiorato dalla presenza di scariche atmosferiche (che fra l’altro potevano confondersi con i segnali veri). Questa capacità ed esperienza erano, e sono, una arte affascinante. I vecchi operatori commerciali riuscivano a copiare al 100% in mezzo a scariche, interferenze, evanescenza, così nefasti, dove altri operatori meno esperti dovevano farsi ripetere alcune parti anche più volte, e continuavano a copiare anche quando i più non sarebbero stati in condizioni di sentire neanche più il segnale. Quella è capacità, abilità, arte. E la telegrafia passa sempre. Alcuni radioamatori hanno imparato altrettanto bene. Queste capacità che si acquisiscono con l’esercizio e migliorano con la assidua pratica, sono la dimostrazione dei miracoli che riesce a fare il cervello umano e l’operatore umano. Molta influenza sulla comprensibilità delle trasmissioni Morse ha certamente la qualità del codice trasmesso. Anche un bravo operatore capace di ricevere buon Morse a velocità anche molto elevate, può trovarsi in grosse difficoltà di fronte ad una manipolazione sregolata, e confusa.

Correzione di “copie” imperfette

Vuoti ed errori in un testo imperfettamente copiato si possono rimediare (indipendentemente dal fatto che l’errore sia originato nella trasmissione o nella ricezione) rileggendo ed analizzando il testo alla fine della ricezione. Bisogna individuare le parole chiave, la completezza delle frasi, esaminare il contesto, ecc., trovare insomma gli elementi che possono darci la soluzione o indirizzarci verso di essa. Se vi è una parola che sembra strana, cercate una o più lettere che possano essere state mal ricevute o mal scritte. Anzi, esaminare in questa ottica la copia che produciamo nelle nostre esercitazioni ci sarà di molto aiuto proprio per scoprire i nostri errori più comuni, ed altro che possiamo rimediare subito, per arrivare ad un livello di abilità sempre più soddisfacente.

Altre osservazioni

Per gli operatori esperti, capaci di copiare automaticamente, la più frequente origine di errori è costituita dal fatto di interessarsi troppo a ciò che  ricevono, tanto da cominciare ad “anticipare”, per provare poi il tipico  attimo di smarrimento quando sono smentiti dal testo reale, con il conseguente ed inevitabile  salto nella continuità della ricezione e della copia. “Copiare” con la macchina da scrivere senza conoscere affatto il testo ricevuto era stato praticato durante la seconda guerra mondiale, in Africa, dove erano scarsi gli operatori esperti. Un certo numero di nativi del posto, che non sapevano una parola di inglese, erano stati addestrati a collegare ogni suono del Morse al relativo tasto della macchina da scrivere. Impararono molto velocemente (anche perché saltavano il passaggio intermedio della identificazione di ogni lettera) ed anzi diventarono veramente bravi.

Musica in sottofondo, o altri suoni ritmici a volume moderato, si sono a volte rivelati utili per evitare la noia nella quale potevano cadere operatori che passavano molto tempo copiando ad alta velocità.

 

Capitolo 9
La trasmissione e il tasto “verticale” - Prima parte
 

(In questo Capitolo, e nei seguenti, con il termine “trasmettere” si intende  “formare i caratteri del codice morse, a mezzo di adatti strumenti”, indipendentemente dal fatto che siano effettivamente trasmessi via radio o via filo. In questo senso “trasmettere” è sinonimo di “manipolare”).

Qualità della trasmissione

PRIMA REGOLA: Non trasmettere a velocità più alta di quella a cui si trasmette bene

La qualità viene sempre prima, della velocità. In altre parole, trasmettere correttamente è molto più lodevole che correttamente ricevere. Bisogna porsi con decisione l’obbiettivo di trasmettere nel modo più perfetto possibile. Una trasmissione scorrevole con caratteri e spaziatura regolari e uniformi “perfora” i disturbi e le interferenze sicuramente meglio di ogni “stile personalizzato”. Dobbiamo trasmettere in maniera così chiara ed accurata che la ricezione sia sempre totalmente esatta (Molte difficoltà di ricezione del Morse sono in realtà dovute alla cattiva trasmissione, v. Capitolo 15).

“Più di 50 anni fa, durante il mio addestramento” diceva un operatore professionista, “mi veniva ripetuto che è meglio trasmettere a 100 cpm ed essere ricevuto perfettamente piuttosto che trasmettere a 150 e poi dover perdere tempo con varie ripetizioni”

SECONDA REGOLA: Non trasmettere a velocità più alta di quella a cui si riceve bene

Non rispettare l’una o l’altra di queste due regole significa finire col trasmettere in maniera irregolare, instabile, nervosa, tale da essere difficilmente comprensibile e da formare brutte abitudini che saranno in seguito dure da eliminare. Non servirà cambiare tipo di tasto, perché il difetto è nella impostazione mentale sbagliata.

Manipolazione: in cosa consiste

La genialità del codice Morse è nella semplicità dei suoi requisiti. Sono necessari solo due “stati”: “0” ed “1” (codice binario). Essi possono essere rappresentati da qualunque differenza nella condizione o nella qualità della modulazione. La più comune è  ON/OFF, ma per segnali elettrici o segnali audio può anche  consistere in differenze nel livello o nella tonalità. Comunque sia questa “semplicità” rende più semplici anche i requisiti delle apparecchiature di ricezione e trasmissione. Potrà essere utilizzata una qualunque forma di interruttore che possa essere manovrato a velocità sufficiente, da un operatore o da un circuito meccanico o elettrico.

Ciò apre una vastissima gamma di possibilità nella progettazione e realizzazione. Si è andati dal far venire in contatto e separare, a mano, due semplici fili (è spesso capitato in situazioni di emergenza) ai dispositivi elettronici che non hanno parti in movimento e controllano la presenza/assenza del contatto con mezzi appunto elettronici. Nel campo della trasmissione del codice Morse sono chiamati “tasti” i dispositivi  di tipo meccanico, o “manipolatori” quelli a carattere elettronico. In questo capitolo ci interesseremo saprattutto della trasmissione manuale con l’uso del tasto “verticale”, quello che si manovra con semplici movimenti verticali “su” e “giù”. (Al Capitolo 10 si parla di altri tipi di tasti).

Il primo tasto telegrafico

Fu Alfred Vail a progettarlo, e lo definì “corrispondente”. Consisteva un una base sulla quale era montata una striscia metallica, assicurata da un lato alla base, e dotata all’altro capo (che rimaneva un pò sollevato) di un pomello sulla parte superiore, e di un contatto elettrico sulla faccia inferiore. La striscia metallica era disposta in modo tale che quando si spingeva in giù il pomello, il contatto ne toccava un altro simile, disposto sulla base esattamente sotto al primo, permettendo così la chiusura  di un circuito elettrico. Quando si rilasciava il pomello la elasticità della striscia metallica la faceva risalire, interrompendo il contatto elettrico, e provocando la apertura del circuito. Non vi erano fermi o regolazioni di alcun tipo. Il principio di quel movimento verticale dei contatti è stato da allora in poi alla base di tutti i progetti di tasti standard, che sono stati in effetti solo  miglioramenti, variazioni, ed elaborazioni di quel principio base.

Raccomandazioni a chi inizia

Trasmettere il codice Morse, con qualunque tipo di tasto operato manualmente, è un’ arte che necessita di un certo tempo ed una certa pratica per  svilupparsi pienamente. Per questa ragione alcuni odierni insegnanti fanno iniziare i propri allievi a trasmettere utilizzando delle tastiere o dei computers, con i quali non è evidentemente possibile trasmettere dei caratteri malformati (tutto al più si può premere un tasto sbagliato). Vedere anche al Capitolo 10.

Un “manipolatore” (vedere anche per questo al Capitolo 10) produce sempre elementi (di – daa) regolari, come regolari sono gli spazi fra gli elementi dello stesso carattere. Gli spazi fra le lettere e le parole sono invece sempre sotto il controllo dell’operatore. E vi è anche la possibilità, se non usato bene, che un manipolatore produca caratteri non voluti o inesistenti. La capacità necessaria può scoraggiare un principiante, per cui è consigliabile iniziare l’addestramento con un tasto verticale o con una tastiera.  Mentre la tastiera ha il vantaggio sopra descritto, il tasto verticale ha quello di consentire una più rapida abitudine ad “esprimersi” con il la giusta ritmicità.

In ogni caso un principiante farà molto bene a seguire un “consiglio” di un saggio istruttore, che diceva: “Toccherai un tasto solo quando te lo dirò io”. Il consiglio è ottimo per due ragioni:

1 - permette di assicurarsi che l’allievo abbia acquisito una solida idea del suono e del ritmo dei caratteri del codice, prima di imparare anche a  trasmetterli;

2 - poiché in un certo modo si ascolta quanto di trasmette, ascoltare la propria trasmissione incerta e scorretta può essere di ostacolo anche ad apprendere a ben ricevere (v. Capitolo 3).

La cosa migliore pertanto è di non voler iniziare a trasmettere con il tasto verticale fino a quando non si riceve bene almeno a 50-60 cpm, cioè fino a quando non si sia acquisita una solida padronanza dei tempi e delle proporzioni, vale a dire degli elementi di base: i “di”, i “daa”, e gli spazi di varia lunghezza. Dopo aver imparato “il ritmo”, trasmettere con un tasto verticale è di grande supporto anche per progredire nella capacità di ricevere. Inoltre ciò crea anche delle memorie muscolari, che sono anche loro utili per rafforzare la percezione ed il riconoscimento di caratteri e parole. Anche la formazione della capacità di “copiare” viene aiutata da una pratica costante nella trasmissione di questo tipo. Tale pratica prepara anche la mano ed il braccio per non affaticarsi durante lunghi periodi di trasmissione. E’ possibile anche studiare degli esercizi per le dita e il braccio, in modo da migliorarne flessibilità e forza. 

Il   tasto “Verticale”

Un normale tasto verticale ha un semplice movimento verticale “su – giù”. Nell’uso Americano il tasto è disposto in modo che la leva sia in linea con l’avambraccio. Per utilizzarlo l’operatore aziona il pomello con dei movimenti di su e giù con fulcro sul polso. (i muscoli del braccio e della mano sono meno adatti ai piccoli movimenti necessari).  La forma di un tasto, la sua disposizione sul tavolo operativo, ed il modo stesso di azionarlo possono essere differenti da paese a paese, e la sua regolazione è in definitiva un risultato della conoscenza ed esperienza del singolo operatore. Potremo quindi solo esporre alcuni principi generali, e qualche raccomandazione da parte di utenti esperti.

Il tasto verticale Americano ed il suo uso.

La leva del tasto è di norma relativamente sottile, ed è fatta in modo che la sua parte anteriore sia più corta di quella posteriore; quest’ultima si piega in basso prima di arrivare sotto alla manopola. Questa manopola ha la parte superiore piatta, e può poggiare su un disco (in origine previsto per proteggere le dita dell’operatore dal contatto con parti metalliche del tasto sotto tensione). La parte superiore della manopola si viene a trovare da un pollice e mezzo a due pollici (4-6 centimetri) al di sopra del piano del tavolo. Le regolazioni del tasto devono essere tali che la leva non abbia giochi, e che il movimento di su e giù del pomello non sia maggiore di 2 mm circa  (misura che vale come punto di partenza, ma poi ognuno se la stabilisce come più gli piace).

Il tasto deve essere disposto sul tavolo operativo abbastanza lontano dal bordo del piano da far sì che in corrispondenza del bordo si trovi invece il gomito. L’avambraccio è appoggiato, senza pesare, sul tavolo, con il polso sollevato dal tavolo e più o meno orizzontale. L’indice poggia sopra al pomello, al centro,  il medio anche, ma più all’esterno. Il pollice può poggiare leggermente contro l’altro lato della manopola, oppure anche non toccarla affatto (lo studente troverà la maniera a lui più congeniale). I movimenti della manopola, in giù per chiudere il contatto ed in su per aprirlo, avvengono con corrispondenti movimenti della mano, movimenti che devono avere come fulcro il polso. La parte anteriore (della mano) si alza leggermente quando il polso si abbassa, e viceversa; non vi sono movimenti propri delle dita. Il movimento in su della manopola  è provocato dalla molla del tasto, ma può “collaborarvi” anche il pollice.

Nelle lunghe sessioni di trasmissione praticamente tutti i telegrafisti sono soggetti a dolori all’avambraccio (fenomeno detto “braccio di vetro” dagli operatori di lingua inglese. Walter Candler dava le seguenti raccomandazioni agli operatori professionisti:

Lo spazio fra i contatti ha bisogno di essere largo solo quanto basta perché il contatto si apra e si chiuda con sicurezza. Il tasto è un oggetto molto personale, e chiunque abbia regolato il suo per corrispondere perfettamente alle sue preferenze si troverà a disagio e non trasmetterà così bene se deve usare un tasto diverso, anche se uguale al suo, stesso modello, stessa tensione della molla, stessa distanza dei contatti, ecc. L’operatore sentirà comunque la “differenza”: i tasti sono personali come i violini.

 

Fare progressi, fare errori, automaticità

Per il telegrafista esperto i caratteri e le parole scorrono senza partecipazione cosciente ai loro dettagli. L’esercizio giusto e di durata adeguata ha reso ciò abituale, automatico, e praticamente privo di sforzi, come parlare. Se qualcosa interferisce la mente cosciente interviene e cerca di prendere il controllo della situazione. Poco male se dura poco, ma se la mente cosciente insiste, la sua interferenza può sregolare il comportamento abitudinario, col risultato di sprecare più energie di quelle necessarie, di provocare maggiore tensione nervosa, ed uno si trova a “lavorare “ contro se stesso. Ciò facilità anche l’insorgere del “braccio di vetro” se la sessione di trasmissione è abbastanza lunga.

Che fare se si fanno errori durante la trasmissione?  Se fate un errore mentre trasmettete, correggetelo, poi dimenticatelo e andate avanti tranquillamente. Non vi fate prendere dall’ansia e dalla preoccupazione di farne altri, perché così finirete veramente per farne. Per “abbattere” un eventuale inizio di ansia, concentratevi  per qualche momento sulla trasmissione di qualche carattere o parola successiva, trasmissione che farete con perfetta qualità, proporzionalità, regolarità, per qualche momento, per poi lasciare che il subconscio riprenda la sua funzione ed andare avanti come se nulla fosse. Questo accorgimento aiuta a ristabilire la tranquillità e la fiducia. Per la correzione degli errori, varie maniere sono in uso. Lo standard ufficiale è di trasmettere una serie di otto “di” , ma è molto diffuso anche l’uso del punto interrogativo, e poi ritrasmettere la parola in maniera corretta, eventualmente con anche la parola precedente per aiutare chi riceve a meglio ricollegare il testo. Se state “conversando”, in caso di errore sarà sufficiente fare una piccola pausa,  ritrasmettere la parola, e continuare. Poiché molto spesso è la prima parte della parola che è la più importante, se abbiamo trasmesso quanto basta della parola nella quale poi facciamo un errore, da poter contare sul fatto che comunque è stata compresa, all’errore basterà fare una piccola pausa (si attira l’attenzione di chi riceve) e poi continuare senza ripetere la parola. Questo naturalmente solo in situazioni non formali e non ufficiali.

Caratteristiche personali  - Fists

Qualunque manipolazione con un tasto verticale mostrerà inevitabilmente piccole irregolarità o movenze personali, nell’insieme  chiamate “fists” dagli operatori di lingua inglese, che si sviluppano inconsciamente insieme allo sviluppo della competenza e dell’esperienza, anche negli operatori più pignoli e precisi. E’ per questo che molto spesso chi riceve riesce a riconoscere un operatore che trasmette, anche prima che quest’ultimo si identifichi. Questo “fist” può anche tradire il nostro stato d’animo - stanchezza, gioia, pigrizia, noia - come succede per la nostra voce quando parliamo. Parlando di chi stava trasmettendo, una volta un operatore disse: “La sua manipolazione si direbbe quasi che stia sbadigliando”. Come detto prima anche un tasto differente, o la qualità o la regolazione del tasto, possono influenzare la manipolazione.

Con i tasti “manuali” (oltre al verticale vi sono i BUG ed i Side Swipers, di cui parleremo fra un po’) è sempre possibile trasmettere Morse di dubbia qualità, formare “di” o “daa” più lunghi o più corti o ineguali, sia in genere che in specifiche parole. Un comune difetto di chi usa un bug è di fare i “di” a velocità più alta di quella dei “daa”. I sideswipers tendono, da parte loro, a favorire una formazione incoerente dei caratteri, e specie per alcuni, una “tempistica” veramente incredibile.

 

Capitolo 9

 

La trasmissione e il tasto “verticale” - Seconda parte

 

Tasti

La forma del tasto e la sua posizione sul tavolo sono importanti per il confort e la facilità di usarlo. L’altezza della manopola può non essere perfetta,  la regolazione della distanza fra i contatti troppo ampia o troppo piccola, le leva troppo dura o troppo poco. Un esaminatore inglese diceva di essere sempre meravigliato dal fatto che i candidati venissero all’esame senza il loro tasto. Il giorno dell’esame è il meno indicato per usare un nuovo tasto per la prima volta.

Come mi troverò con questo tasto? Mi piacerà? Un operatore raccontava che quando iniziava ad usare un nuovo tasto tutto sembrava perfetto per qualche settimana, ma poi all’improvviso scoppiava una crisi di “odio”. La cosa si ripeteva puntualmente ad ogni nuovo tasto. Come mai? Si comprende quindi che molti operatori professionisti si portavano a casa il tasto, oppure lo mettevano sotto chiave. Una delle regole più rigide ed inviolabili dei vecchi uffici telegrafici era: “Mai, Mai, MAI, in nessun caso toccare le regolazioni del un tasto di un altro”.

Anche l’altezza del tavolo su cui il tasto si trova è importante. Alcuni hanno operato, spesso per necessità, con il tasto montato sulla coscia, o su una maniglia. Come pure per necessità sono state adottate delle posizioni scomode o costrette.  Naturalmente conta molto ciò a cui siamo abituati.

Il tasto tradizionale inglese

Per un americano la prima impressione vedendo questo tasto è la massiccia robustezza della leva e l’altezza della manopola, caratteristiche che derivano dal modello usato negli ultimi anni del XIX secolo dal servizio telegrafico del “Government Post Office”. La leva è una barra di ottone dritta e pesante, con il fulcro appena arretrato rispetto al centro, il cui peso è sostenuto dalla molla di ritorno. Il pomello assomiglia a quello di un cassetto, a forma circa di pera, con la superficie superiore arrotondata. Il diametro passa da un minimo alla base al massimo un po’ prima della sommità. Questo diametro massimo è simile o un po’ più grande di quello delle manopole dei tasti americani.

L’effetto di questa leva dritta e manopola alta è che nell’uso non c’è alcuna parte del braccio che poggia sul tavolo, ed il tasto viene usato disposto molto vicino al bordo del tavolo stesso, con il braccio che sporge fuori.

Negli anni sono state prodotte molte variazioni di questo tipo base, differenti per sistemazione della molla, per i rapporti fra le varie dimensioni, la forma della manopola, ecc., ma l’aspetto massiccio della leva e la manopola alta sono sempre rimasti presenti.

La maniera tradizionale di usare questo tasto è:

L’avambraccio, il polso e la mano non sono tesi o rigidi, nonostante la strana posizione del braccio. I principianti spesso lasciano abbastanza largo lo spazio fra i contatti, in modo da sentire ben chiaro il rumore della chiusura dei contatti. Man mano poi che la loro velocità di operazione aumenta quella spaziatura viene ridotta, a volte fino al minimo possibile. Alcuni operatori appoggiano sulla manopola solo la punta delle dita, delicatamente, mentre altri la afferrano quasi con tutta la mano. Alcuni preferiscono la molla regolata molto leggera, aiutando con la mano il ritorno della leva,  ed altri invece gradiscono lasciare tutto il lavoro alla molla, che quindi è regolata più dura.   

Gli Australiani ed i NeoZelandesi hanno seguito la “scuola” inglese. Dicevano addirittura di trovare veramente difficile trasmettere con i tasti americani, bassi, dal pomello piatto e messi così dentro al tavolo, disposizione che trovavano nelle basi aeree o stazioni radio terra-aria durante la seconda Guerra Mondiale. I paesi dell’Europa “continentale” hanno adottato impostazioni abbastanza variate. Emerge da tutto ciò che non esiste una unica o migliore maniera di realizzare e di usare un tasto telegrafico.

Usare un tasto verticale

E’ di fatto impossibile formare con mezzi manuali un Morse assolutamente perfetto, ma naturalmente è a quello che bisogna tendere ad avvicinarsi, con ogni sforzo. All’inizio, se c’è un istruttore, egli dovrebbe prima far sentire il suono di un carattere perfetto e poi pretendere che l’allievo lo imiti alla perfezione, con continue ripetizioni fino ad essere soddisfatto, e continuare così per tutto l’alfabeto e i numeri.

Senza istruttore si può usare il metodo dei due segnali in cuffia. Ad un auricolare si invia una registrazione ed all’altro invece si invia la stessa trasmissione dell’allievo, che deve cercare di trasmettere, leggendo su un foglio gli stessi caratteri registrati, in maniera che i due segnali vadano all’unisono. Questo “confronto” fra i segnali buoni ed i propri aiuta naturalmente a rendere la propria trasmissione sempre più simile a quella standard. Vi sono poi programmi di computer che, ascoltando una manipolazione, ne “valutano” il grado di “vicinanza” a quella standard .

Quasi tutti gli istruttori suggeriscono di iniziare con movimenti della mano piuttosto lenti. Una media è di circa 12 al secondo (?? NdT). Il tempo di reazione medio, dallo stimolo esterno al movimento della mano è di 150-200 millisecondi (orecchio/occhio – cervello – muscolo). Ma il responso deve essere molto più veloce per trasmettere in Morse (come per suonare il pianoforte). Bisogna arrivare a far svolgere quel processo dalla mente in maniera automatica.

Una buona maniera di cominciare a far pratica  con un tasto verticale è di fare una serie continua di “di” ad una velocità lenta e regolare, per un minuto o due, e poi iniziare gradualmente ad andare più veloce, restando sempre nell’ambito di velocità confortevoli. Poi fare una serie di 20 o 30 “S” curando la accuratezza del carattere e la spaziatura corretta. Fare poi lo stesso con una serie continua di “daa”  e quindi con una serie di 20 o 30 “O”. Ciò sviluppa la assuefazione al tasto. Si può in seguito iniziare con una breve frase, sempre in maniera lenta e regolare, con spazi più lunghi del normale, sia fra le lettere che fra le parole. Qualcosa come la frase

“I  o t  r  a  s  m  e  t  t  o s  e  m  p  r  e m  o  l  t  o b  e  n  e”

da trasmettere parecchie volte, gradualmente riducendo gli spazi fino alla loro durata normale. Provate anche a registrare la vostra trasmissione, così poi la potrete riascoltare e fare una auto valutazione, o la farete sentire ad altri per vedere cosa ne pensano.

Il “riscaldamento” comporta una decina di minuti di trasmissione lenta, corretta e regolare. Da quel momento siete (o dovreste essere) in condizione di trasmettere anche a lungo senza alcun affaticamento. Un operatore mediamente buono imparerà a trasmettere con il tasto verticale fino a 100-120 cpm. Qualcuno arriverà a 150, mentre il limite sembra essere attorno a 175 cpm. Non bisogna però credere che essendo capaci di ricevere a 120 cpm si sia anche capaci di trasmettere bene, alla stessa velocità. E se qualcosa non verrà trasmessa bene, meglio non trasmetterla.

“Braccio di Vetro”

La descrizione che Candler dava del “braccio di vetro” o  “paralisi del telegrafista” è la seguente:

Una condizione progressiva e dolorosa dell’avambraccio, in cui esso gradualmente diventa sempre meno scattante e reattivo, e diventa sempre più difficile trasmettere i “di”alla usuale velocità a causa della parziale perdita del controllo.

La stanchezza sopravviene presto e la trasmissione corretta diventa completamente impossibile, causando irritazione e scoraggiamento. Il Braccio di Vetro è causato da inutile ansia e dal locale stato di tensione, o da un non adeguato modo di usare il tasto, ed è naturalmente evitabile. Viene favorito da uno o più dei seguenti fattori:

Tutto ciò può essere prevenuto o attenuato con adeguate misure fisiche e mentali. Alcuni lo evitano ruotando il tasto in modo che il movimento della leva non sia più verticale ma orizzontale. Altri passano proprio ad un sideswiper, oppure, più spesso, direttamente ad un Bug. Candler diceva che a volte si tratta di un falso “braccio di vetro”, poiché capita che vi sia una infezione in atto che produce dolore al polso, avambraccio, collo, dorso, o anche dolori di testa. In questo caso la cura sarà ovviamente di tipo medico.

Tests per controllare il corretto uso di un Verticale

Il principiante si renderà le cose più facili se starà attento a neutralizzare sin dagli inizi gli eventuali difetti seri, prima che diventino abitudini. In generale i  test per valutare le capacità di trasmissione di un operatore sono di due tipi: quelli per la qualità di trasmissione, la comprensibilità, e quelli per la durata ed il confort. La qualità della trasmissione a sua volta può essere valutata in varie maniere. La prima è quella di fare ogni tanto una registrazione della trasmissione, ed ascoltarla dopo un paio di giorni, per vedere che effetto fa. Si capisce? Una maniera un po’ più cruda è quella di cercare di sentire i commenti di chi riceve, o di vedere quante volte ci viene chiesto di ripetere. Anche chi usa un Bug dovrebbe farlo spesso.

Un’altra via è quella dei programmi di computers che decodificano il codice morse. Poichè essi riconoscono solo il Morse perfetto, potete capire subito, da quello che  leggete sul monitor, quanto (o quanto poco) la vostra trasmissione si avvicini a quella  gradita al PC.

Quali sono le caratteristiche di un buon tasto?

Prima di tutto deve essere facile da usare e consentire un buon controllo. Il primo tasto per il codice Morse (il “correspondent” realizzato da Veil) aveva veramente solo il minimo indispensabile per poter funzionare. In seguito si è tenuto conto di altre esigenze, compresa la facilità di uso ed anche l’apparenza estetica. Nei giorni delle stazioni trasmittenti a scintilla, che usavano alte potenze,  furono le loro necessità a dettare la forma e consistenza dei tasti, che erano rozzi e massicci, per poter controllare le notevoli correnti presenti.

Una buon tasto deve avere la leva che si muove liberamente, senza frizioni, e senza giochi

o movimenti in direzioni diverse da quella verticale, cioè di quella di lavoro; la molla di ritorno deve essere regolabile per consentire il miglior controllo (secondo alcuni da 250 a 400 gr di pressione, per un tasto verticale). Non deve essere regolata troppo dura da rendere la manipolazione saltellante e difettosa, né troppo morbida da creare difficoltà ad interrompere il contatto, ma deve sempre essere regolata in maniera tale che il contatto si apra da sé.

Per una data velocità la forza necessaria è funzione della molla, della distanza fra i contatti, e dell’inerzia delle parti che si muovono. La leva deve essere abbastanza rigida da consentire un contatto stabile, non saltellante, senza vibrazioni o torsioni. Gli eventuali cuscinetti usati devono essere solidi. I contatti elettrici devono essere collegati a conduttori flessibili, e non bisogna fare affidamento sui cuscinetti per la continuità elettrica. La molla di ritorno deve avere una adeguata possibilità di regolazione, per soddisfare tutti i gusti, come ce la deve avere la distanza fra i contatti, i quali devono consentire una chiusura sicura e stabile. C’è un tipo di tasto che si possa definire “ideale” universalmente? L’impressione è che anche i tasti più largamente in uso nel mondo siano abbastanza diversi e comportino una grande varietà nei dettagli e nei particolari.

Significa questo che non è la forma o il tipo del tasto di per sé che ce lo fa sentire “giusto”, ma piuttosto il fatto che è quello con cui abbiamo dimestichezza ed al quale siamo abituati? Ci può essere gradito in parte per ragioni storico-nazionali, e per il resto per ragioni di preferenza personale. Per qualche ignota ragione, i tasti corti o piccoli non sono mai stai granchè popolari, anche se talvolta necessari.  Dove un tasto è montato (un tavolo, la coscia dell’operatore, un mattone, ecc. ), e come vi è montato, influenzano moltissimo il suo “feeling”, la sensazione che ci dà quando operiamo. Può essere “eccezionale”, oppure “di grande sensibilità”, fino a “un peso morto” magari con difetti e vibrazioni. Tutti questi fattori possono essere tanto di carattere meccanico che di carattere psicologico e personale.

 

Capitolo 10
Altri strumenti per manipolare e loro uso
 

Nel Capitolo 9 abbiamo ampiamente esaminato il classico tasto “verticale”. Parliamo ora degli altri strumenti di manipolazione.

Essi si possono classificare il tre grandi categorie:

In realtà possono essere, e sono state, ideate innumerevoli variazioni del semplice interruttore meccanico, funzionanti con qualunque tipo di movimento: verticale, orizzontale, scorrevole, rotativo, ecc. Possono essere attuati da azione umana (dita, mano, braccio, piede, labbra, collo, pressione del respiro, ecc.), meccanica o elettromagnetica.

Esistono anche parecchie soluzioni ad uso di portatori di handicap, funzionanti ad esempio con la pressione del respiro su un diaframma, con la interruzione di un raggio luminoso da parte di un dito che copre una cellula fotosensibile, con la variazione di capacità o di resistenza prodotta dall’avvicinamento o dal contatto di un dito con una piastrina metallica, dalla voce o dal suono a bocca chiusa rilevato da un microfono, ecc.

Altri tipi di tasti manuali

Il “Double Speed” o “Sidesweeper”

Non è noto il momento in cui è apparso per la prima volta questo tipo di “attrezzo”. Esso si basa sulla idea che il movimento orizzontale può essere più comodo e anche più veloce di quello verticale. Secondo la documentazione reperita e cortesemente messa a disposizione da Jerry L. Bartacheck, KD0CA, la ditta J. H. Bunnel Co. ha brevettato il suo nuovo tasto “double speed” nel 1888, dicendo che era stato progettato per evitare la “paralisi del telegrafista”, o braccio di vetro, inconveniente che oggi è chiamato “sindrome del tunnel carpale”. Chi usò quel nuovo tasto constatò che funzionava: i movimenti laterali sono molto più comodi e naturali, ed effettivamente non provocano, o lo fanno in maniera molto ridotta, il braccio di vetro. Quel tasto all’epoca ebbe una certa diffusione, e fu chiamato spesso “sideswiper”, o anche “cootie key”.  Il tasto di Bunnel era piuttosto costoso, ma anche facile da imitare.

Per usarlo l’operatore usa il pollice e l’indice per muovere la paletta della leva alternativamente a destra e a sinistra. Il contatto viene chiuso in entrambi i casi, consentendo così la formazione dei successivi “di” e “daa” di ogni carattere. Se il primo elemento viene fatto a destra, un “di” oppure un “daa”, il secondo viene fatto a sinistra, il terzo di nuovo a destra, e così via. Si può cominciare da uno o dall’altro lato.

Questa alternanza di spostamenti della leva tende a creare un proprio particolare ritmo, che consente di riconoscere facilmente l’uso di un “sideswiper”.

Alcuni operatori, afflitti dal braccio di vetro, provavano sollievo semplicemente girando il tasto di 90° per poterlo operare con movimenti orizzontali. (L’idea del movimento orizzontale è stato poi recepita sia dai sideswipers che poi anche dai Bug e dai manipolatori elettronici)

I tasti tipo sideswiper reperibili all’epoca erano relativamente economici rispetto ai Vibroplex, e comunque era un attrezzo piuttosto semplice da consentire facili realizzazioni “casalinghe”. Per alcuni anni fu abbastanza diffuso fra gli operatori radio, specie radioamatori, mentre non lo fu altrettanto fra i telegrafisti di circuiti via filo. Probabilmente l’interesse suscitato era dovuto sia alla novità che alle pretese capacità di consentire velocità più alte con meno fatica.

Questo tipo di tasto diede probabilmente origine più tardi all’idea dei tasti semiautomatici, la cui prima seria versione commerciale, il Vibroplex, apparve nel 1904, diffondendosi rapidamente fra gli operatori professionisti.

Di interesse passeggero fu un “tasto”, apparso nel 1926, che aveva due pulsanti o bottoni come quelli di una macchina da scrivere, da usarsi con due dita, commercializzato con il nome di “Cricket”. I due bottoni venivano usati alternativamente, come i movimenti del sideswiper, per la formazione dei caratteri, ma l’oggetto non fece molta presa e non si diffuse granchè.

Il BUG

Il tasto semiautomatico di Martin, apparso nel 1906 come “Auto” e in seguito come “Vibroplex”, comunemente detto “bug”, è meccanicamente più complesso e si usa in maniera differente. I movimenti del tasto sono anche qui orizzontali. Il Vibroplex brevettato, producendo i “di” automaticamente a mezzo dei movimenti orizzontali di un braccio montato elasticamente (i “daa” venivano sempre fatti dall’operatore uno per uno), risparmiava all’operatore i relativi movimenti,  aumentando la sua velocità potenziale e grandemente riducendo il rischio del braccio di vetro.

Divenne molto popolare, nei vari modelli prodotti, ed è stato di largo uso fino ai nostri giorni. Vi sono state anche parecchie imitazioni, di cui alcune producevano automaticamente anche i “daa” con un secondo braccio oscillante.  I modelli normali, usati con la mano destra, formano i “di” automaticamente con un solo movimento verso  destra del pollice, ed i “daa” con  movimenti verso sinistra dell’indice e medio, movimenti che spostano appunto nello stesso senso le palette del tasto. 

Gli operatori australiani delle reti via filo chiamavano i bugs “jiggers”. Quelli forniti dal Telegraph Office di Sydney nel 1946 avevano tre pomelli, di cui due controllavano due diversi bracci oscillanti, per la formazione automatica sia dei “di” che dei “daa”, mentre il terzo consentiva di fare i “daa” manualmente. I pomelli potevano essere posizionati da un lato o dall’altro della base, per comodità degli operatori “destri” o mancini. Non ho informazioni sul modo di usare questi tasti.

Usare un BUG

Un bug innanzitutto non deve scivolare sul tavolo. Le palette devono trovarsi a 5 – 7 cm sopra al piano del tavolo. Gli insegnanti raccomandano un tocco leggero, facendo poggiare la mano sul tavolo in corrispondenza della attaccatura del mignolo,ed usando una adatta combinazione del movimento delle dita e della rotazione del polso. (Ted McElroy, per lunghissimo tempo campione di velocità, diceva invece di tenere il gomito ed il polso fuori del tavolo e di far entrare in gioco anche oscillazioni del braccio). Possiamo quindi immaginare che in definitiva possano risultare soddisfacenti parecchi  “stili” differenti.  

La manipolazione con un bug può, e quindi deve, produrre una trasmissione perfetta, al pari degli altri strumenti. Maneggiatelo con leggerezza, senza afferrare o stringere le palette, ma facendole toccare solo dal pollice o le altre dita, secondo il lato. Quando si usa il bug nelle trasmissioni radio la tendenza è quella di fare i “di” relativamente troppo “leggeri”(*). Ma la trasmissione via radio, rispetto a quella sulle linee telefoniche, richiede un “peso” un po’ maggiore, perché il segnale passi meglio fra le scariche e le interferenze. Regolate quindi il bug, in questo caso, con un “peso” maggiore, per ridurre il rischio che segnali troppo leggeri siano sopraffatti da disturbi di vario tipo.

Regolazione di un bug

Come per tutti i tasti, anche per il Bug la regolazione è un fatto molto personale e riflette i gusti e le preferenze individuali. Essa è anche in relazione con la velocità alla quale verrà usato, vale a dire che, in genere, una regolazione buona per andare a 180 cpm sarà poco adatta per 60 cpm, e viceversa. Ricordate sempre la regola:  MAI cambiare le regolazioni di un bug altrui.

Secondo Robert R. Hall, W0CRO, la regolazione va fatta in questo modo:

(*) Nella generazione di caratteri Morse si definisce  “peso” il rapporto fra la durata dei “di” e quello degli spazi che li separano, che in teoria dovrebbe essere 1:1 fisso. Con tutti i tipi di “hand keys”, cioè di dispositivi di tipo manuale, è naturalmente possibile produrre un rapporto  diverso. Quando i “di” vengono fatti con durata più lunga di quella degli spazi si dice che il “peso” è maggiore, mentre è minore (manipolazione più “leggera”) nel caso contrario.

                  La molla che fa ritornare il braccio a nella posizione di riposo non deve essere regolata molto dura, ma solo quanto basta da far ritornare a posto il braccio con sicurezza, senza saltellamenti sia contro la vite di fermo che contro il “damper”;

                  •         Regolare accuratamente il funzionamento dei “di”:

                  Disporre il contrappeso sul braccio oscillante a circa ¾  del percorso, verso la velocità bassa

                  Controllare e se necessario rettificare la posizione del contatto mobile, solidale al braccio oscillante, perché sia perfettamente di fronte e complanare con quello fisso (Aggiunta del Traduttore)

                  Spingere la paletta dei “di” verso il suo stop e tenervela fino a che l’oscillazione si ferma del tutto; continuare a tenerla così mentre si regola la vite di contatto posta sul supporto fisso, come necessario per ottenere appena un contatto stabile, e non di più. E neanche di meno, per evitare contatto instabile o assenza di contatto.

                  •         Regolare il funzionamento dei “daa”:

                  Impostare la vite di contatto dei “daa” (che è anche lo stop) per un movimento della paletta di circa 4mm.

                  La molla di ritorno dovrebbe essere regolata per dare alla paletta la stessa resistenza di quella dei “di”

K3EC cita una tecnica diffusa per controllare  la durata dei “di” rispetto a quella degli spazi fra gli elementi dello stesso carattere (il loro rapporto, detto anche “peso”, in teoria è di 1:1). Connettere un ohmetro ai terminali del bug, e poi regolare il contatto fisso dei “di” fino a che, premendo verso destra la paletta dei “di”, vi sarà una lettura a centro scala per un certo breve tempo, prima che l’ago finisca poi gradualmente a fondo scala (contatto stabilmente chiuso). Questo (l’ago a fondo scala) dovrebbe avvenire  dopo una decina di “di”. Se succede dopo un numero maggiore  vuol dire che essi sono più corti (peso più leggero), e se addirittura, alla fine, l’ago, invece di andare a fondo scala, dovesse ritornare a zero (contatto stabilmente aperto) vuol dire che sono troppo corti. Se l’ago invece dovesse andare a fondo scala dopo pochissimi “di”, questo è indice di un peso maggiore. Il limite minimo è di otto “di”, perché altrimenti diventerebbe impossibile trasmettere il segnale di “errore” composto appunto da otto “di”. (In ogni caso l’effetto di queste regolazioni è molto evidente anche ad orecchio, specie nelle regolazioni “molto corti” e “molto lunghi”) (La tecnica è effettivamente abbastanza diffusa, varia però la regolazione finale, che molti preferiscono orientare alla permanenza più lunga possibile dell’ago a centro scala, per un “peso” più equilibrato, né leggero né pesante – NdT). 

Manipolare con un bug

Adoperatelo facendolo andare con continuità e scorrevolezza, con un minimo di energia. Il lavoro lasciatelo fare al bug, voi dovete “controllarlo”; l’avambraccio è poggiato sul tavolo, il pollice da un lato e l’indice (o l’indice ed il medio) dall’altra toccano con leggerezza le palette. Adoperatelo senza grandi movimenti della mano o delle dita. Una leggerissima torsione o rotazione del polso avviene quando passate da “di” a “daa”. Relax e soddisfazione. Non “colpite” con le dita le palette, magari regolate troppo distanti e dure,  così pesantemente da mandare il bug a spasso sul tavolo.

Vi è una marcata tendenza, fra gli utilizzatori di bug, a impostare i “di” a velocità sensibilmente più alta di quella alla quale riescono poi a fare i “daa” e quindi questi ultimi risultano più lenti e proporzionalmente più lunghi. Il risultato è una trasmissione saltellante e nervosa che, pure essendo tutto sommato comprensibile, è molto sgradevole e affaticante. Katashi Nose, KH6IJ, sottolineava che “ad alta velocità non si può imprimere molta forza alle palette”, ed anche che  “se si muove tutto il braccio è l’inerzia che ci impedirà di raggiungere grandi velocità”.

Manipolatori

I manipolatori sono dei dispositivi elettronici che vengono azionati con palette simili a quelle di un bug, per generare automaticamente “di” e “daa”, e che posseggono anche altre utili funzioni quali spaziatura automatica, memorie, ecc.  Molti degli odierni modelli consentono anche il funzionamento “iambico”, cioè la generazione alternata di “di” e “daa” premendo entrambe le palette contemporaneamente. Questa possibilità facilita ulteriormente la generazione di codice morse di buona qualità, diminuendo ancora lo “sforzo” necessario. Dice Katashi Nose: “se sapete già adoperare bene un bug vi ci vorranno circa tre settimane per convertirvi ad un manipolatore elettronico. Una volta convertito, la cosa diventa irreversibile poiché la vostra manipolazione con il bug è ormai rovinata a causa della tecnica completamente differente che è necessaria”  (Nota del Traduttore: ho un grandissimo rispetto per questo grande operatore, ora SK, che ho anche collegato più volte, ma sull’argomento ho una opinione ed una esperienza differente. Molti radioamatori di mia conoscenza, compreso io stesso, sono passati istantaneamente e senza problemi dal bug al manipolatore elettronico, e la cosa è stata perfettamente reversibile, con loro grande soddisfazione poiché possono ancora deliziarsi nell’operare e sentir bene operare un Bug. Per alcuni, più giovani, la cosa è andata addirittura al contrario: nell’era tecnologica attuale, hanno imparato prima ad usare un keyer elettronico, e solo in seguito hanno scoperto il Bug, imparando ad usarlo altrettanto bene senza “dimenticare” lo strumento precedente).

Tastiere

Le tastiere, ed i computers con adatto software, che le hanno quasi completamente sostituite, producono automaticamente tutti i caratteri premendo sui relativi tasti. Sia i manipolatori che le tastiere e soprattutto i computers, hanno funzioni come programmi per l’insegnamento o il miglioramento della propria abilità, e memorie di vario tipo. Il morse generato automaticamente è indispensabile per il traffico ad altissima velocità, che nessuna manipolazione di tipo manuale potrebbe produrre.

Parlando di alte velocità, si è cercato di studiare quale potrebbe essere la velocità  massima con un tasto verticale.  Ricerche in campo psicologico hanno mostrato che le velocità massima alla quale si riesce a “picchettare” con un dito vanno da 6,7 a 9,7 colpi al secondo. Supponendo che un “di” corrisponda ad un colpo, e un “daa” a due colpi, e tenendo conto della frequenza di apparizione delle varie lettere in un testo normale, si è arrivati al risultato che la velocità massima di manipolazione di un verticale può andare da 115  a 165 caratteri al minuto.

 

Capitolo 11

Ulteriori miglioramenti

 

Imparare il CW è il processo con cui si impara a percepire come  linguaggio normale e comprensibile  un insieme di suoni intermittenti.

Un vero esperto diventa tale quando non pensa più al Codice Morse come codice, ma solo al suo contenuto. Un buon operatore è uno che si sente padrone del codice e lo usa speditamente. E’ capace di ricevere accuratamente sia a velocità bassa che alta, e cioè da circa 75 a circa 125 cpm. Può pensare e dialogare in telegrafia, quasi che fosse una lingua ordinaria, a velocità talvolta maggiore di 150-175 cpm (il chiacchierare, un “CW da conversazione” come felicemente lo definì una volta un insegnante).

Questo dovrebbe essere la ambizione minima di ogni operatore, perché ciò rende il tutto più gradevole e rende molto confortevole l’ambito del lavoro. La situazione resta piacevole, e non vi sono tensioni o pressioni. L’operatore si sente uno “specialista”, poiché invece  parlare in un microfono è qualcosa che tutti riescono a fare. Omettendo parole non necessarie e con l’aiuto delle più comuni abbreviazioni, del codice Q, ecc., il suo ritmo di comunicazione è abbastanza alto da essere confortevole, e non ha nessun inconveniente quando usa il Codice Morse. Certo, potrà sillabare o ripetere parole insolite o nomi propri, come d’altra parte farebbe  incontrando questi termini nel corso di una lettura, o scrivendo,  ma nella grandissima maggioranza dei casi  egli sente e decodifica le parole proprio come parole, perché ormai le sue capacità sono aumentate di livello e di efficienza. Le parole sono “l’alfabeto” di un operatore esperto.

Capacità ancora superiori

Nel mentre parliamo di queste persone, uomini o donne, altamente qualificate, dobbiamo fare una distinzione fra capire il codice morse alle suddette velocità e scriverlo. Lungo la storia della telegrafia gli operatori molto esperti hanno sempre detto di “ riuscire a capire il codice a velocità molto maggiore di quella alla quale riescono anche a  scriverlo”. E’ ovvio che in questo ultimo caso la velocità massima di ricezione non può essere superiore alla massima velocità alla quale uno riesce a scrivere, sia a mano che a macchina.

Abbiamo già parlato in precedenza dello scrivere ciò che si riceve. In questo capitolo riprendiamo il discorso della ricezione solo ad orecchio, da parte degli esperti. Stiamo parlando principalmente degli amatori che hanno raggiunto capacità molto alte  senza scopi commerciali o professionali, ma solo per piacere personale. Può essere per un vero e proprio piacere o per soddisfare un impulso interiore, ma quale che sia la ragione, tale abilità è un obbiettivo altrettanto importante di quello di qualunque altra specializzazione, e persino di più, poiché si tratta di cose simpatiche e soprattutto utili. Il proprio diletto e la soddisfazione personale sono incentivi, o “motivazioni”, molto potenti.

La nostra soddisfazione nel riuscire a capire anche  una sola parola in una trasmissione a grande velocità, non ci fa  scattare il desiderio di capire anche tutto il resto? “Le gioie del CW ad alta velocità sono note solo a quelli disposti a dedicare a ciò il tempo  per scoprire il particolarissimo mondo delle nostre bande”. Questo semiprofessionista è completamente rilassato, mentre senza alcuno sforzo riceve o trascrive: è sicuro di se – egli sa che può ricevere anche mentre sta facendo qualcos’altro. Qualunque cosa stia facendo,  un esperto telegrafista  sente quello che viene detto in codice morse, lo capisce come se stesse ascoltando un discorso parlato, e può persino essere in grado di ricordarsi tutto e trascriverlo magari in un secondo momento, se necessario.

Ecco un interessante esempio di tutto questo: Durante un  net locale in SSB, il net control chiese a uno degli operatori: “Gary, puoi operare anche in SSB?” Dopo una breve pausa, qualcuno gli rispose: “Ma guarda che Gary ti sta parlando in SSB!”. “Ah”,  disse il net control, “ è vero!” -- Per quelli con una forte esperienza, il morse diventa talmente un secondo modo naturale di capire, che cui a volte debbono fermarsi e pensare in che modo stanno in quel momento operando. La cosa vi sorprenderà quando vi capiterà la prima volta.

Vera alta velocità in modo elettronico.

L’alta velocità in CW richiede precisione: non è diventata realtà fino a quando non sono state disponibili le tastiere elettroniche controllate a microprocessore. Questo ha reso possibile, ad un costo ragionevole, i due parametri che sono fondamentali per un CW ad alta velocità, e cioè la precisione, che è sempre la cosa più importante e da non sacrificare mai, e la velocità.

Un operatore non può trasmettere, con sufficiente precisione a velocità maggiore di 200 cpm con un congegno meccanico, che per un breve lasso di tempo. Ma con una tastiera lo fa facilmente. Inoltre un altro aiuto viene dalla presenza della “memoria” della tastiera, con la produzione di un miglior CW, e col risultato che gli operatori ora possono conversare invece che portare avanti dei monologhi. La mente umana, palesemente, riesce molto meglio che  un computer nella ricezione del codice morse, e il piacere di operare viene soprattutto dall’ascolto di un  CW perfetto trasmesso da un bravo operatore. Non importa quale mezzo stia usando. L’importante è trasmettere con precisione. E’ la mente che “legge” il CW ed è quindi nella testa che rimane il piacere di farlo.

Guardando Avanti e Indietro.

Si dice che ci siano quattro fasi di bravura:

- la successione delle lettere,

- imparare a sentire le parole,

- mettere insieme alcune parole, una frase o un breve periodo “a orecchio”,  ed infine

- il vero esperto che ha acquisito così totalmente il codice morse, che non si rende più conto di star ascoltando un codice ma è conscio solo del contenuto e del significato.

Ricordate che il primissimo stadio è quello di imparare le lettere come singolo suono, piuttosto che sentire la composizione di punti e linee come tali. In seguito, andremo avanti e le nostre “unità di ricezione” saranno molte parole comuni o parti di parole, e non più delle serie  di lettere scritte una ad una. A questo punto comunque siamo sempre consci della presenza dei  punti e delle linee, e questo ci da una sorta di rassicurazione che le fondazioni sono realizzate. E fino a questo punto ci sentiamo piuttosto tranquilli.

Il terzo passo arriva quando  giungeremo a non sentire più i differenti punti e linee,  che sembrano come svaniti (mentre però  le  singole lettere sono ancora percettibili). All’inizio uno si sente alquanto disorientato, come se avesse perduto i punti di riferimento. Però, la parte “automatica” della mente, che è stata allenata con un sufficiente addestramento specifico (ed è stata attiva per tutto il tempo, anche se non ci siamo resi conto della intensità di questa attività), sembra che sia in grado di ascoltare sempre i suoni brevi e lunghi ed identificare le lettere,  senza alcuno sforzo. Quello che dobbiamo ora imparare è di  FIDARCI di questa capacità mentale, anche se non ci rendiamo conto di come tutto questo funzioni.

“Lo sforzo consapevole è un ostacolo alla velocità” è una osservazione comune in ogni caso di capacità acquisite. Se vi metterete a pensare invece che fare affidamento sull’istinto, vi troverete in grosse difficoltà. Se una trasmissione in morse viaggia ad una velocità di 100 cpm,  la probabile reazione del principiante sarà: Non sarò mai capace di riceverla o trascriverla . Però, dopo un po’ di settimane di allenamento egli sarà in grado di farlo. Il morse ad alta velocità può sembrare troppo veloce anche per decifrarlo solo ad orecchio, ma la velocità sembra essere molto maggiore per un orecchio non allenato. Una buona parte del problema consiste nel superare la convinzione che non è possibile capire a quella velocità. Dobbiamo invece constatare una cosa incontrovertibile:  altri lo fanno, quindi lo posso fare anche io. Perciò, tenete duro! Siamo consapevoli quanto sia difficile capire un la registrazione di un testo parlato quando  è ritrasmessa al doppio della velocità iniziale e poi alla metà, perché non solo il tono ma anche il suono risulta molto distorto. Ciò non succede per il codice, perché le proporzionalità restano sempre rispettate ed il tutto rimane sempre intellegibile.  Gli operatori esperti debbono imparare a leggere ed a scrivere agevolmente ad una vasta gamma di velocità. Ted McElroy una volta disse: Se riesci a decifrare anche solo  un singolo carattere a grande velocità, vuol dire che  sei sulla buona strada. Così, se sei ambizioso, tieni duro! Quando la mente è al limite delle sue possibilità,  con la massima concentrazione dedicata a decifrare ogni singola lettera, non è possibile identificare anche lettere trasmesse male, sbagliate, troppo appiccicate l’una all’altra, o addirittura mancanti, ecc. Ma se abbiamo un buon margine di velocità, questo fa si che tutto sia più facile e molto più piacevole.

A bassa velocità, possiamo riflettere sulle parole perché abbiamo tempo necessario per farlo. (visto che non possiamo cambiare l’operatore che sta trasmettendo!). All’inizio della giornata la ricezione può rivelarsi più difficile:  quando siamo freschi e riposati, la parte conscia della nostra mente tende a controllare la nostra abilità nel ricevere, mentre la parte inconscia dice: “Posso fare da me stessa senza la tua interferenza”. Dobbiamo fermare questo conflitto interiore, questo tentativo della parte consapevole di controllare la ricezione. Non le date spazio, e fate in modo che “non si preoccupi” di riconoscere ogni singola lettera, così che possa invece funzionare l’inconscio interno. Tanto più si riesce in questo,  tanto meglio e  velocemente si riuscirà ad operare.

Uno studente una volta disse: Quando sono fresco di  mente, con l’attenzione al massimo  , la mia capacita di ricezione è alquanto scarsa, mentre quando sono veramente stanco posso ricevere come i migliori!”. Questo ci suggerisce per caso qualcosa su come procedere? (Questo non riguarda uno studente che inizia, che deve dedicare tutta la sua  attenzione ad imparare il suono di ogni lettera, ma ad uno che aspira ad una ricezione ad alta velocità).

L’operatore esperto

Una volta un telegrafista di lunga esperienza  fu sottoposto alla prova di ricezione del codice a 65 cpm per l’esame di radioamatore nella General Class americana, ma dopo un pò rinunciò, dicendo: “Non riesco a ricevere questa roba!” Chiestogli il perché, rispose: “E’ troppo lento!.” Tutti risero, ma aumentata la velocità  di trasmissione l’operatore ricevette e trascrisse tutto perfettamente. I caratteri trasmessi troppo lentamente sono più difficili da riconoscere, ed il “suono” tipico di ogni carattere è si perde completamente  al di sotto di circa 60 cpm.

Più veloce….. più veloce…. più veloce?

L’operatore esperto, che si trova ad un gradino superiore, riceve senza sforzo a circa 200 cpm o più, velocità tale che molti di noi non tirerebbero fuori che qualche lettera o qualche parola, o, forse, niente del tutto. In passato questi esperti erano per lo più professionisti, mentre ora molti sono radioamatori.

Un veterano, ora S.K., che iniziò come radioamatore, poi per un certo periodo fu un operatore commerciale ed era capace di ricevere e scrivere a 200-225 cpm senza difficoltà e poteva facilmente ricevere intorno ai 250 cpm, affermò che come radioamatore lui era solito ascoltare i concetti,  il significato, il senso di ciò che veniva trasmesso, senza soffermarsi  sulle parole utilizzate. (Questo fu evidente quando un giorno, dopo un qso, gli chiesi: “Che parola ha usato W8xxx per significare……..”. Ma lui non lo sapeva. Quello si che era un vero esperto!).

Sopra quelle velocità, c’è il super esperto che vive in quell’alta atmosfera dove i 300 cpm  sono un niente, ed alcuni sono stati capaci di capire a 500 cpm ed anche a 625 cpm (uno di questi era il celebre Bill Eitel della società Eitel-McCullogh, progettazione e produzione di valvole). Qualcuno di questi prodigi sosteneva che secondo loro non c’era per  alcun limite alla velocità. Come molti di noi, forse consciamente nessuno di loro a quella velocità sentirebbe altro che un ronzio (e non gli verrebbe mai in mente di provare a distinguere punti e linee). Ma è  la parte inconscia, automatica, della mente che è attiva, che capisce facilmente tutto e gli dice quello che è stato trasmesso.

Cosa hanno di differente questi operatori di razza rispetto alla maggior parte di noi?   Ascoltano per “durate” più lunghe. I loro “gruppi” o unità di comprensione sono più lunghi dei nostri, ed essi non pensano al codice morse fatto di caratteri, lettere o probabilmente persino alle parole così come tali (Vedi sotto al cap. 26 Gare di Velocità).

Al di sopra di circa 225 cpm la velocità diventa  troppo rapida per poter consapevolmente distinguere la differenza fra punti e le linee. Ma, a meno che non abbiamo qualche difetto d’udito, i meccanismi interni del nostro cervello sono invece perfettamente capaci di distinguere queste differenze e possono perciò decifrare accuratamente i suoni ricevuti, e così ci trasmettono un quadro generale delle parole e del significato, ma per qualche ragione non ci consentono di  avere consapevolezza dei dettagli. Quanto sopra descritto è frutto di effettive esperienze di molti operatori.

Ricevere contro trascrivere

Molti operatori altamente specializzati, telegrafisti e radiotelegrafisti, si dice che abbiano ricevuto scrivendo ad una velocità stabile fra 250 e 300 cpm per tutto il giorno di 10-12 ore. Questo era comune nei circuiti telegrafici dei giornali, così come in altri settori. (Però, ci sono alcuni dubbi per i quali abbiamo il sospetto che essi scrivessero, a macchina,  a 250 – 300 cpm quale conteggio finale delle parole, ma ricevessero testi trasmessi usando il codice Philips, un sistema abbreviativo che tipicamente riduce il numero delle lettere di circa il 40%. [Vedi il cap. 27]. Se fosse così, la velocità effettiva del codice morse ricevuto sarebbe  più lenta che non quella per  un testo in inglese normale.

Alle grandi velocità, sopra i 225 – 250 cpm, molti esperti concordano che ricevere e scrivere velocemente, a differenza del solo  ricevere, sia molto faticoso e questo può essere portato avanti solo per brevi periodi di tempo. Man mano che la velocità sale, il passaggio dall’udito  alla carta richiede il massimo della concentrazione, non pensando ad altro che alla ricezione. Alcuni  hanno descritto che è quasi come essere ipnotizzati. (Con grande differenza rispetto a una“confortevole” velocità da 100 a circa 200 cpm, secondo il proprio grado di esperienza). Per loro una minima perdita di attenzione può essere deleteria.  Dato che abbiamo già parlato del ricevere e trascrivere [cap. 8], la nostra attenzione qui sarà limitata al solo ricevere ascoltando.

La barriera del suono Suoni distinguibili. Dal dettaglio al significato

Dopo una gara di velocità di amatori circa 60 anni fa, uno degli esaminatori, anch’egli un vecchio telegrafista, chiese al giovane che aveva vinto a 280 cpm: “Senti, giovanotto, hai ricevuto tutto?” – “Certo”, rispose, “perché?” - “Beh, quello che ho sentito io era solo una sequela di punti senza  nemmeno uno spazio”. L’esaminatore si era evidentemente trovato al di là del suo limite.

Vi è un limite oltre il quale una data persona non può più distinguere gli elementi del Codice Morse, e quindi cessa la sua “Percezione di suoni distinti”. Alle velocità un po’ oltre i 200 cpm, diventa impossibile fare una distinzione fra punti e linee - tutto si confonde. Cessa la facoltà di riconoscimento, e se uno continua a ricevere in tali condizioni, deve operare un cambiamento nella ricezione consapevole. Essa deve passare dalla ricezione delle lettere a quella delle parole e delle frasi.

Questa abilità viene sviluppata  permettendo alle funzioni mentali automatiche di prendere completamente il controllo del riconoscimento dei dettagli delle parole, senza alcuna interferenza della parte cosciente, che da allora in poi si dedicherà solo alle parole, alle frasi, al significato del discorso. Uno deve quindi lasciar perdere l’istintiva abitudine di voler consciamente percepire i dettagli.

Come può essere sviluppata tale capacità?

Un operatore fece così: quando riusciva a ricevere a 70 cpm quasi senza errori, provò con una registrazione a 105 cpm , e rimase sorpreso di riuscire a riceverne circa il 60 %. Dopo tre sessioni di un quarto d’ora, una al giorno, riuscì a ricevere 4 – 5 parole o gruppi consecutivi senza perdere niente. Alternò i due nastri, quello a 70 e quello a 105 cpm, e trovò che entrambi erano di aiuto. Continuando poi con registrazioni a velocità  ancora maggiori, dopo 5 mesi fu in grado di ricevere, e scrivere, a 175 cpm. (Molti hanno raggiunto quella velocità in un tempo anche minore). Così, provate a ricevere a velocità di 50 o più cpm maggiore del vostro limite attuale, e vedete se riuscite a riconoscere qualcosa. Ma dovete VOLER capire quello che  ascoltate.

Molti operatori capaci di altissime velocità hanno affermato che se sei in grado di capire anche solo una parola in una trasmissione ad alta velocità, sei già sulla giusta via per arrivare a ricevere tutto. “Se cominci a riconoscere parole brevi, allora sei sulla strada giusta, e stai facendo progressi”. Ascoltare, ascoltare, ascoltare e voler capire quello che si sta ascoltando. Ricordati la regola pratica per esercitarsi –  fai dei periodi brevi ad alte velocità,  per non stancarti, poi ritorna ad una velocità minore, che ti sembrerà molto più facile.. Uno di questi esperti dice che si sente a suo agio e non avverte nessuna  tensione o stress mentre sta ricevendo o scrivendo a queste grandissime velocità. Né avverte alcun cambiamento mentale quando ascolta a qualsiasi velocità, e dice che non sente punti e linee, e solo qualche volta distingue le lettere, l’ortografia, ecc.  (“A questi livelli non serve neanche che l’ortografia sia corretta”).

Parole inusuali, nomi propri, identificativi, abbreviazioni, ecc. non lo turbano, e così non perde niente di quello che viene dopo. Egli aggiunge: “Maggiore è la velocità, meglio è”. (Riguardo al copiare a grandissima velocità egli afferma: “Di solito ascolto la prima frase e poi comincio a scrivere). Commenti molto simili provenivano anche da un altro esperto. Entrambi furono iniziati al codice morse quando avevano 6 anni, da parenti stretti o amici. Essi si trovano assolutamente a loro agio con il codice morse, a qualunque velocità. “La sola cosa, per me ed altri, che ci limita  ad alta velocità, è il fatto di mettere i qso sulla carta. Lo scrivere è il solo limite”. (Il fatto che si trovino così a loro agio sarà dovuto, anche parzialmente, al fatto di aver cominciato così presto? Questo punto sarebbe da approfondire).

Un altro di questi esperti descrive così questa capacità :  “Tu mi parli  di “un unico suono confuso”, ad alta velocità. Questo accade anche a me, ed il codice morse dapprima sembra come lo scoppiettare dei pop-corn o il friggere di un pollo sopra una graticola, e io mi debbo concentrare per ‘interrompere il muro del suonò fino a quando il suono comincia a rivelare  qualche cosa di comprensibile, e  comincio a capire…. Devo fare in modo che la mia mente superi questo punto ed inizi a concentrarsi sulle parole e sulle frasi…. poi improvvisamente  una parola o una frase mi entra in testa e da allora vado avanti. Poi, per tutto il tempo in cui riesco a mantenere questa concentrazione, posso continuare a ricevere “in testa” ……. senza molto sforzo…. e senza distrazioni o cedimenti. Ammette che occasionalmente perde una parola difficile o inusuale o sillabata male, ecc., ma lui va sempre avanti – non c’è tempo per pensarci. Questo indica che egli sente la necessità di un “cambio” mentale nel livello di consapevolezza di ciò che sta ricevendo, e dal momento in cui ha “cambiato marcia” deve mantenersi a quel livello di concentrazione, ma senza fare per questo grandi sforzi. Suggerisce questa riflessione: Se stai ascoltando il notiziario alla radio mentre stai anche leggendo il giornale, dovrai necessariamente dare la priorità di attenzione all’uno o all’altro. Se la tua attenzione è concentrata sul giornale, la radio sarà solo un sfarfugliamento, un rumore di fondo, e niente altro. Ma, se vuoi ascoltare la radio, devi trasferire la tua attenzione verso di essa, e quello che prima era uno sfarfugliamento ora diventa subito comprensibile. Qualcosa di simile deve avvenire per ricevere  codice ad alta velocità.

Ted McElroy e Levon R. McDonald ancora ben prima della seconda guerra mondiale ricevevano scrivendo intorno ai 375 cpm. Qualche anno più tardi Frank J. Elliott e James Ralph Graham dimostrarono lo stesso grado di perizia. C’erano altri che vi erano molto vicini. McElroy diceva che c’erano molti altri  bravi quanto lui, e anche di più, ma che non avevano mai partecipato ad una gara di velocità.  George Hart diceva: “Se tu fossi  nato con un fischietto, e senza corde vocali, saresti senz’altro capace di trasmettere e ricevere a 500 cpm e più. Te lo garantisco! E’ tutto una questione di motivazioni”. “Siediti ed ascolta, e continua con costanza ad ascoltare e voler capire”. “Chiunque sia capace di scrivere a macchina a 375 cpm o più, può ricevere e scrivere codice morse alla stessa velocità, se realmente lo vuole”.

Fattori necessari per arrivarci

in aggiunta alla pratica Un punto di vitale importanza mentre si sta ricevendo è quello di mantenersi freddi, distaccati. Non distraetevi e non innervositevi. Se perdete qualcosa, andate avanti. Alle alte velocità, non potete ricevere i caratteri, dovete ricevere parole o frasi. Sarete sorpresi di quanto potrete ricevere e di quanto sia bello ascoltare un codice di alta qualità a 200 – 225 cpm .

McElroy scrisse: “Ricordo una gara durante la quale,  a velocità intorno ai 385 cpm, fra le altre fu sparata la parola “ospedalizzazione”, praticamente impossibile da capire a quella velocità.  Ma dopo circa mezzo minuto, mi si  “accese” in mente, così tornai indietro e la infilai nel testo”. Mantenetevi freddi e distaccati, non sentitevi ansiosi o distratti. Pensate al flusso delle parole che ascoltate. C’è un limite alla velocità con cui possiamo consapevolmente computare le parole, ma se questo viene fatto dal subconscio il limite è molto più avanti, ammesso che ci sia. Le forti emozioni sembrano rendere l’esperto più sciolto, ma l’inesperto tende ad innervosirsi o a turbarsi.

Chi lo può fare ?

In Inghilterra un giovane di 23 anni, cieco e quasi completamente sordo, riusciva ad usare  il codice morse a 250 cpm. Era il suo solo modo di comunicare. Nel 1959 Katashi Nose KH6IJ scrisse: “Ogni Dxer degno di tale nome è capace di operare ad  almeno 300 cpm. Egli adatta la propria velocità a quella del corrispondente”. Come detto prima, Bill Eitel era uno che poteva comunicare facilmente a 500 cpm. Ciò significa che ci devono essere stati altri radioamatori con cui comunicare a quella velocità!

Esaminando gli anni delle gare di velocità e dei records ottenuti in altre circostanze, sembra che la capacità di raggiungere velocità sempre più alte sia  migliorata, sia per una migliore attrezzatura, sia per metodi migliori di insegnamento, o entrambi. L’alta velocità richiede caratteri perfettamente formati. Forse molti super esperti ci sono sempre  stati, ma così impegnati da non poter essere individuati.

Nel 1845 le velocità dei telegrafisti erano di circa 25 cpm. Negli anni 1855-60 raggiunsero la media di 100-125 cpm, con  punte di 230; nel 1875 raggiunsero i 260 cpm; nel 1897 i 318 cpm. McElroy passò da 255 cpm nel 1920 a 280 nel 1922, poi 345 nel 1935 e 375 nel 1939. Altri record sono stati: 1937 – 4 radioamatori a 275; 1938 2 radioamatori a 325; 1945 – 395 cpm.

A metà degli anni ’70 un gruppo di radioamatori constatò che riuscivano a ricevere a velocità così maggiori di quelle a cui riuscivano a trasmettere,  che i loro qso a 175 cpm davano loro un senso di frustrazione e di insoddisfazione. Allora, solo per poter conversare più piacevolmente, cominciarono ad usare delle tastiere elettroniche commerciali. La loro velocità standard di conversazione era di circa 325 cpm (naturalmente ricevendo senza trascrivere), ma capitava anche che alcuni arrivassero fino a 400. Uno dei successivi partecipanti a questi qso disse che comprando la tastiera elettronica, in tre mesi era passato da 135 a 325 cpm. Nessuno di loro  pensava di fare qualcosa di eccezionale.

L’ osservatore ritiene che essi costituivano un gruppo di eccezionale  talento per il Morse, che trovava che la  ricezione del codice si impara facilmente, e non riusciva a capire perché altri non riuscissero. Perché “non lo possono fare?”.  Ci sono buone ragioni di sospettare che quelle persone, delle quali ora non abbiamo i particolari, benché possano avere avuto una qualche  attitudine particolare, abbiano beneficiato di un buon insegnante, o erano così fortemente motivate da trovare  istintivamente i modi più efficaci di progredire. In qualche modo  sembra che tutti loro avessero qualche capacità particolare, vero? Il fatto che loro  considerino di non aver fatto nulla di particolare, ci dice che hanno progredito nella scala delle velocità con continuità e senza salti o scatti cospicui. Questo è qualcosa su cui riflettere.

Ragazzi, con tutta questa gente che la usa, l’alta velocità deve essere una cosa realmente facile. Ted McElroy spesso dimostrò la sua bravura nel ricevere, e scrivere in ritardo rispetto alla trasmissione. Era capace di ascoltare per un certo numero di secondi, in apparenza quasi distrattamente, e poi iniziare a digitare velocemente sulla tastiera elettronica fino a raggiungere la trasmissione in corso. Sembrerebbe che pochi altri avessero questa capacità, poiché in genere nello scrivere si tenevano subito dietro al testo trasmesso: spesso solo un paio di sillabe o parole in ritardo. (Abbiamo letto questo sul rapporto McDonald riguardo le gare del 1939)[vedi il cap. 26].

Club di radioamatori ad alta velocità

L’European CW Association fu fondata nel Maggio 1961 per promuovere l’uso del CW. Poi sono nati dei club. Quelli di interesse maggiore sono: L’H.S.C. (High Speed Club), fondato nel 1951, dove è richiesto un minimo di velocità di 125 cpm; il V.H.S.C. (Very High Speed Club), con un minimo di velocità di 200 cpm, con circa 280 membri; l’S.H.S.C. (Super High Speed Club), fondato nel 1983,  minimo di velocità di 250 cpm, con circa 200 membri; l’E.H.S.C. (Extremely High Speed Club), fondato nel 1983,  minimo di 300 cpm, con circa 75 membri. [N.d.T. = dati non aggiornati]  

In America ci sono club similari. Il C.F.O. (Chicken Fat Operators) iniziò negli Stati Uniti intorno al 1980 come un  gruppo informale di radioamatori con un forte amore per il CW, che si dilettavano con lunghe chiacchierate fra di loro, in un bellissimo CW, mediante le loro tastiere elettroniche, da 200 – 225 cpm a oltre 500. I membri arrivarono rapidamente a circa 700,  sparsi nel mondo e 10 anni dopo il loro numero raggiunse circa 900. (Cercateli in aria a circa 7033 KHz durante le ore di oscurità degli USA, e durante i fine settimana.) La loro identificazione era data, alla fine di un qso, da un chicchiricchì in Morse, prodotto da un sistema meccanico-acustico inventato da Kirby WS9D. Si incontrano per i loro “raduni chicchiricchì” alle fiere dei radioamatori ed ai convegni. L’iscrizione al club richiede che uno debba essere capace di operare alle loro velocità con una tastiera elettronica, e che sia presentato da un paio di membri che garantiscono che il candidato è valido. C’è anche un “Five-Star-Club” [Club delle cinque stelle], un gruppo i cui soci si dice comunichino regolarmente a circa 400 cpm.

Il vero operatore esperto del CW può decifrare e trascrivere accuratamente  un codice che ai normali radioamatori può sembrare davvero molto strano. Gli operatori sulle navi straniere, dove il CW è utilizzato perché costa poco ed è affidabile, sono spesso poco formati e molto mal retribuiti. Il loro Morse,  trasmesso con un tasto manuale  raramente oltre i 90-100 cpm, può essere piuttosto difficile da ricevere. Un buon operatore commerciale, tuttavia, è in grado di copiarli senza errori, perfino mentre nel frattempo sta facendo qualcos’altro.

C’è sempre qualche velocità alla quale ognuno di noi non riesce più a seguire. E con questo? Dovrete provare ad una velocità ancora un po’ più alta. Ascoltate un codice morse molto veloce come se fosse musica, e presto potrete riconoscere qualche  carattere quì e là, e verrà fuori anche qualche parola. Il Morse ad alta velocità ha una musicalità e una bellezza che ispira rispetto ed ammirazione per coloro che la sanno usare. Musica di sottofondo o altri suoni ritmici possono essere usati a beneficio degli operatori ad alta velocità:  non li distraggono, ma piuttosto possono alleviare la noia.

 

Capitolo 12

 

Quanto tempo ci vuole per imparare?

 

Esempi di validi insegnamenti del codice Morse – L’approccio giusto è fondamentale

Quanto segue è un comodo e facile approccio che ha funzionato:Trenta ore, un’ora e mezza al giorno, per 60 giorni per una solida base  del codice Morse. In ciò consisteva il famoso corso di Marshall Ensor, tenuto per oltre 10 anni in fonia  sui 160 metri negli anni ’30, e rivolto a tutti. In che modo ha insegnato?

Corso di CW di Marshall H. Ensor

Ensor fu un insegnante di Arti Industriali nelle scuole medie superiori, che si offrì volontario all’ARRL per tenere dei corsi per radioamatori. Egli studiò e mise in pratica “La Scuola dell’Aria”, insegnando i principi essenziali del radiantismo dalla sua stazione radio W9BSP su 160 m. fonia, a voce e con un oscillofono. Si trattava di uno corso base di 60 lezioni trasmesse una volta all’anno nei giorni feriali in due mesi di tempo e per oltre dieci anni. Egli usò metodi base in seguito descritti.

Migliaia di appassionati furono addestrati con quasi il 100 % di successo. I suoi studenti non pensarono mai che il codice Morse fosse difficile da imparare. Egli stimolava continuamente l’interesse degli studenti con una varietà di contenuti e con la sua maniera di spiegare. Incoraggiava gli studenti a scrivergli o di andarlo a trovare e di fargli sapere come stavano andando. Ogni studente era incoraggiato, e si complimentava specialmente con coloro che continuavano nel corso di studi, anche nel caso di qualche sporadica insufficienza.

Ogni lezione durava un’ora, e generalmente era centrata su un argomento, spiegato un po’ a voce ed un po’ in codice Morse. Quasi metà lezione era destinata al codice Morse, l’altra metà alla teoria, ai fondamenti della radio, argomenti di interesse radiantistico ed ai regolamenti governativi. C’era abbastanza varietà da mantenere alto l’interesse degli studenti per l’apprendimento e l’uso del codice Morse ed andare avanti per ottenere la licenza. Per evitare che le lezioni diventassero noiose, ognuna di queste non era mai identica alla precedente sia nella forma, sia nella sostanza, anche se  molti testi in codice Morse furono ripetuti più e più volte per tutta la durata del corso. In più, agli studenti veniva fortemente raccomandato fin dall’inizio di procurarsi un buon tasto e farsi un oscillofono in modo tale da esercitarsi nella trasmissione tra una lezione e l’altra.

La parte relativa al codice Morse della prima lezione cominciava con una breve spiegazione di come “vocalizzare” il codice, in pratica usando i “di” e i “da” per far apprendere allo studente ciascuna lettera come suono  piuttosto che come composizione di punti e linee. La spiegazione era accompagnata dal commento: E’ il suono di ogni  lettera che deve essere memorizzato.

Queste importantissime spiegazioni erano in vario modo riprese in ogni lezione fino alla decima, e dopo quella, in un modo o in un altro, erano richiamate in ogni lezione con maggiore evidenza. Questo continuo martellamento sull’importanza del “solo il suono” diede il risultato voluto. Praticamente tutti lo capirono. Già dalla prima lezione lui faceva sentire agli studenti l’alfabeto, i numeri e la punteggiatura, in modo da trasmettere loro da subito la percezione di tutto il codice Morse come un sistema di suoni.

Nelle lezioni successive fino alla decima veniva trasmesso solo l’alfabeto (ciascuna lettera ripetuta tre volte) in sequenza ABC, solo  per l’ascolto, senza scrivere. Ma qualche volta venivano trasmessi gruppi di caratteri e di questi lo studente doveva scrivere immediatamente quelli che riconosceva. Fin dalla prima lezione l’alfabeto era seguito da tre brevi proverbi di 5 – 9 parole. Ogni proverbio era dapprima letto a voce alta, una o due volte, poi trasmesso lentamente, ed alla fine letto nuovamente. Alcune lezioni dopo ognuno doveva tentare di  scrivere, benché solo coloro che erano in qualche modo avanti erano in grado di scrivere tutto.

Di sicuro non trasmise mai un carattere ad una velocità inferiore ai 60 cpm circa. Durante le primissime lezioni la velocità oscillava da 25 a 50 cpm, o più. Più tardi, di tanto in tanto, le velocità superiori erano un tantino maggiori, fino a 125 cpm. La velocità iniziale non era necessariamente progressiva, ma piuttosto a caso – qualche volta partiva a 30 cpm, altre volte a 50 o più – giusto per dare una dimostrazione del “suono” del codice Morse  alle varie velocità. La velocità più comune andava da 60  a 70 cpm. Nelle lezioni successive veniva trasmessa una grande varietà di frasi. Nelle prime lezioni includeva quelle relative a proverbi, modi comuni di dire, osservazioni utili e di incoraggiamento, e più tardi le frasi di solito erano prese dal testo dell’argomento della lezione. (Dopo la lezione 30 le prendeva dal Radio Amateur Handbook [manuale del radioamatore] e dal Manuale della Licenza di Radioamatore, ed alla fine prendeva tutte le domande relative all’esame per la classe B.

A partire dalla terza lezione, incoraggiava gli studenti di cercare di scrivere le parole separate da spazi, ma, se non erano ancora capaci di farlo, di scriverle  in continuazione, senza spazi. Le lettere dovevano essere scritte a mano e non a macchina. Alla settima lezione la media degli studenti era in grado di scrivere le lettere dell’alfabeto alla velocità di 25 cpm. A cominciare dall’ottava lezione, all’alfabeto erano aggiunti i numeri, ed i più comuni segni di punteggiatura, e questi venivano frequentemente vocalizzati fino alla 27.a lezione. Nelle ultime lezioni numeri e punteggiatura erano richiamati meno spesso. Le prime 26 lezioni erano dedicate principalmente a formare un solido fondamento nel riconoscimento ed utilizzo dei caratteri del codice. Per maggior praticità, dopo circa la 15.a lezione, utilizzava una macchina automatica a nastro per trasmettere i testi alle varie velocità.

Lo scopo evidente era quello di rendere lo studente completamente famigliare con il suono di ciascuna lettera del codice Morse, dei numeri e della punteggiatura, mediante una continua ripetizione del loro ascolto  e della trascrizione. Dopo la 12.a lezione, ciascuna lezione conteneva una parte a velocità più alta per coloro i quali apprendevano più rapidamente, e per stuzzicare l’interesse di quelli non ancora in grado di ricevere scrivendo. Come le lezioni andavano avanti, egli utilizzava varie velocità fino a circa 125 cpm. Ad evitare l’affaticamento “dell’orecchio”, in ogni lezione, le parti pratiche di ricezione del codice erano intervallate da alcuni minuti di commenti, letture di testi riguardanti l’argomento della lezione o altri argomenti di interesse generale.

La porzione in codice Morse di ogni lezione raramente superava i 5 – 10 minuti per volta. Nelle ultime lezioni a volte queste porzioni formavano parte attiva dell’insegnamento di teoria e pratica della radio. In alcune lezioni dava consigli in generale come andare avanti nello studio e nell’apprendimento. A cominciare dalla 13a lezione incoraggiava gli studenti a scrivere in ritardo almeno una o due lettere rispetto alla ricezione. Dopo la 30.a lezione la maggior parte degli argomenti erano prelevati direttamente dall’ARRL Radio Amateurs Handbook e dall’ARRL Licensing Manual di cui veniva raccomandata la disponibilità ad ogni studente.  Tutto questo era per preparare lo studente a superare l’esame di operatore radioamatore, che riguardava elementi di elettricità, di radio, regole e regolamenti americani relativi a trasmissioni radioamatoriali e pratica operativa dei radioamatori. I suoi studenti superavano facilmente gli esami per i 50 ed i 65 cpm con brillanti risultati.

Bruce Vaughan, ora NR4Y, era uno dei suoi studenti. Cominciò ad imparare il codice nell’autunno del 1938. Anni più tardi scrisse: “Non ho mai capito perché alcuni trovano difficile l’apprendimento del codice Morse. Ricordo tanto vagamente quando ho iniziato a ricevere il CW, che, suppongo, all’atto del mio concepimento, il Creatore m’abbia installato un decodificatore dentro  la scatola cranica,per il resto piuttosto vuota.” Apprese il codice Morse durante quel corso di due mesi e poi facilmente superò l’esame governativo.

Altro esempio – Combinato anche con handicaps.

Steve Katz, WB2WIK, ha insegnato per molti anni a centinaia di studenti in classi di 5 – 15 studenti, e diceva: “Il CW sicuramente non è difficile”. La maggior parte degli studenti di una classe tipo, diceva, non conosceva la differenza fra un “di”  e un “daa”, ma dopo otto lezioni, tutti, eccetto uno o due, superavano i 100 cpm per la licenza Extra.

Come faceva? – Egli diceva loro: “Il codice Morse è la ‘lingua’ più facile del mondo. Ha solo 26 parole. Chi di voi qui non può imparare 26 parole in una notte? Quando uno impara una nuova lingua, non pensa a come ciascuna parola è sillabata o da quante lettere è composta. Egli pensa a come suona e che significato abbia. Lo stesso è per l’apprendimento del codice Morse. Ogni lettera ha un suono ed un significato. Questo è tutto quello che uno necessita sapere.”

Cominciava allora con le lettere più semplici (E T I M A N S O) per poi proseguiva con le lettere intermedie (U D V B W G) e poi alla fine le altre ultime dodici. Insegnava riferendosi alla cadenza ed al suono, non con i “dit”e “dat”, o con punti e linee. Insegnava a voce e con dimostrazioni, non assegnando nessun genere di lavoro o studio a casa. Per le dimostrazioni usava la sua stazione radio assieme ad un tasto elettronico munito di paletta ed usava anche fare dei collegamenti radio.

Dopo l’ABC, la sua “consolidata tecnica dell’insegnamento del CW”, consisteva in: dare l’opportunità allo studente di mettere via carta e penna ed ascoltare il codice Morse da lui trasmesso ad alta velocità, usando testi facili, che comprendevano parole come i nomi di squadre sportive, nomi di città e così via. Diceva: “Non scrivere niente. Devi solo ascoltare  il codice Morse, e se ne capisci anche solo pochissimo va bene così”.

Insegnò a suo nipote Rob di 8 anni (celebro leso) quando quest’ultimo cominciò a dimostrare un certo interesse vero il radiantismo guardando nonno Steve che comunicava con stazioni lontane. Così Steve cominciò ad insegnargli il codice Morse e in circa 3 settimane superò brillantemente l’esame di Novice all’età di 10 anni. Rob bazzicò  per un po’ la banda dei Novice in  CW a 25 cpm. Un giorno si sintonizzò sulla frequenza dove operatori più esperti stavano dialogando fra loro ad alta velocità, e fu affascinato dal fatto che  andassero così rapidi. Cercò di copiarli ma si scoraggiò nel costatare che non riusciva a scrivere alla stessa velocità  alla quale quelli trasmettevano. Così nonno Steve rincuorò il nipote dicendogli: “Non scrivere niente. Limitati unicamente ad ascoltare il codice Morse, e andrà benissimo se riesci a capirne anche solo una piccola parte”

Così Rob cominciò ad ascoltare e presto prese a capirne circa il 2 %, e dopo alcuni giorni di ascolto di questi operatori veloci  arrivò a circa il 20 %, al che nonno Steve disse: “E’ più che sufficiente per fare un collegamento!” Lo incoraggiò a farlo e cioè fare collegamenti con operatori che andavano più veloci della sua possibilità di trascrivere. Rob lo fece, anche se  riusciva  a copiare solo il nominativo della stazione e il nome dell’operatore  (nonno Steve gli disse che “quello era già un collegamento completo”).

Non ci volle molto perché  Rob arrivasse a ricevere ”a mente” con  sicurezza e senza perdere nulla, senza usare penna e carta (Steve diceva “anche io non  uso mai né l’una né l’altra”). Quando Rob fu promosso alla General Class di radioamatore, Steve lo invitò ad andare a vedere sulla porzione della banda riservata alla Extra Class e cominciare ad ascoltare gli operatori veramente al top. Rob seguì anche questo consiglio, e in 3 settimane vide aumentare la sua velocità da 25 a 175 cpm, senza usare registratori,  computer, o altri aggeggi artificiali. E lo fece solamente andando “in aria” e facendo collegamenti, come Steve  stesso diceva di aver fatto.

A 12 anni Rob superò gli esami per la categoria Advanced, e tentò anche gli esami per l’Extra Class dove passò facilmente agli esami di CW (ricezione esatta al 100%), con tutte le risposte corrette, senza scrivere nulla su carta, ma fu bocciato nella teoria per la insufficienza della matematica insegnatagli a scuola rispetto a quella delle prove d’esame. Ma superò comunque gli esami per la Extra proprio prima del suo 13° compleanno. Ora partecipa ai contest in CW dove la maggior parte dei qso vanno a 225 – 250 cpm, e non scrive nulla,  ad eccezione del nominativo del corrispondente.

Questo adolescente handicappato riceveva ormai a qualsiasi velocità con una precisione del 100 %, anche senza essere capace di distinguere un “di” da un “daa”. Questo perché non gli era stato insegnato in quel modo. Per lui il codice Morse era sempre stato una cosa facile. Rob è certo che chi non passa l’esame del CW deve essere mentalmente limitato, dato che non era stato difficile neanche per lui che aveva difficoltà di apprendimento dovute alla sua affezione cerebrale, che limitava il suo coordinamento. Ma aveva un esempio eccellente in suo nonno Steve , che non avendogli mai parlato di “difficoltà”, gli consentì di trovare tutto  facile.  Certamente aveva una buona predisposizione, e “sapeva” che non c’era alcun problema.  Sembrava che non ci fosse alcun limite alla sua abilità. Ed apprendeva nel modo giusto fin dalle primissime esperienze.

Ancora esempi

Durante la seconda guerra mondiale i corsi di CW della Marina U.S.A., destinati a persone medie, richiedevano circa 3 settimane per ottenere una velocità di 60 – 70 cpm, secondo la rigida esigenza della Marina per la  massima precisione (operazioni militari e sicurezza in mare richiedevano una perfezione  alla lettera ). Si pensava però che questa durata potesse essere ridotta se si fosse utilizzato un metodo di insegnamento migliore.

Waldo T. Boyd K6DZY era un diplomato della Scuola di Comunicazioni della Marina Militare. In 3 mesi di tempo riceveva e scriveva a 175 cpm, e non molto tempo dopo facilmente riceveva a 250 cpm. Dick Spenceley KV4AA, conosciuto come uno dei “migliori operatori del mondo”, si prese cura di Danny Weil così bene che in un mese Danny ottenne la licenza e faceva DX a 100 cpm. Tutto questo grazie a un buon maestro ed a un allievo volenteroso.

Alcuni eccezionali esempi di efficacia Il condizionamento è importante

Katashi Nose, KH6IJ (facoltà di Fisica dell’Università delle Hawaii), che divenne un grande competente dell’alta velocità, insegnò il codice Morse ai giovani per 25 anni. I suoi studenti non lo sentirono mai dire: “questo sarà difficile, devi lottare per farcela”. In due o tre settimane erano in grado di andare ad una velocità di 100 – 150 cpm.

L’allievo più bravo e più veloce nell’apprendere il Morse di cui abbiamo avuto notizia  cominciò a studiarlo solo una settimana prima degli esami, e fu promosso. Voi direte: “Un momento, come sarà stato possibile?” Avete ragione, c’è una storia dietro tale avvenimento. Che cosa c’era e quale insegnamento possiamo trarne?

Si tratta della sua storia e della sua famiglia, che ebbero un  ruolo fondamentale. Suo padre era un provetto telegrafista in una stazione ferroviaria di campagna. I suoi più lontani ricordi d’infanzia erano di quando era seduto, affascinato, sul pavimento dell’ufficio telegrafico di suo padre, ascoltando il ticchettio del telegrafo. Inconsciamente imparò a riconoscere quando la stazione di suo papà veniva chiamata, e così andava subito ad avvisarlo.  Solo quando fu un po’ più  grande si rese conto che non tutti riuscivano istintivamente a decifrare il codice Morse come leggono leggono e scrivono l’inglese!

La sua mente, fin dalla nascita, era così sensibilizzata al codice Morse e così immersa in esso, che quando venne il tempo di impararlo per bene,  non ebbe assolutamente nessuna difficoltà del tipo “non essere capace di farcela”. Era totalmente allenato e preparato. E in più egli poteva essersi detto, come la maggior parte dei giovani, che “quello che può fare papà, io lo posso fare meglio”. Non molti di noi sono cosi fortunati di trovarsi in tale tipo di ambiente familiare, ma la sua storia può ugualmente suggerirci qualcosa? C’è qualche modo condizionare la mia mente di rendere per rendere il codice Morse più facile? E’ la solita storia:  quello che ci è familiare non sembra difficile, anzi, è facile.

Gary Bold, ZL1AN,  noto insegnante NeoZelandese, raccontava di come facesse un suo amico, e suggerendo così un metodo di avvicinarsi al codice Morse che funziona, anche se può sembrare sciocco. Consiste nell’ascoltare, in sottofondo (come si fa per la musica) testi di CW di ottima qualità, registrati su nastro, mentre si sta guidando verso il lavoro, mentre si lavano i piatti o  la macchina, ecc. Puoi persino non prestare attenzione a quello che ascolti, diceva. Funziona? Vale sicuramente la pena di provare.

Al livello più basso di capacità, bambini di quattro anni, appena in grado di scrivere le lettere in stampatello, sono stati capaci di superare gli esami di CW. Quanti di noi possono ammettere di venire surclassati da uno di quattro anni? 

Ora prendiamo invece in considerazione capacità di livello più alto :

Determinazione e Tenacia

Quanto tempo uno ci impiega dipende da vari fattori. La prima cosa essenziale è l’approccio, che è di vitale importanza. Sono preparato? Voglio veramente imparare? Lo seguirò fino alla fine? Sono determinato a farlo? Tutte queste cose sono essenziali per un rapido successo.

Contrasti

I vecchi operatori del codice Morse Americano, usando metodi di insegnamento e l’esperienza dell’epoca, impiegavano circa sei mesi per raggiungere circa 75 cpm, e circa due anni per raggiungere il livello di esperto. Il loro codice, con i suoi spazi interni alle lettere, richiede maggior sensibilità verso l’aspetto “proporzioni e durate” che non il codice Morse Internazionale.

Durante la prima guerra mondiale in America, per l’urgente necessità di operatori radio, essi venivano avviati dalla scuola al servizio militare con una conoscenza del Morse minima e appena sufficiente, e nessuna esperienza nell’operatività sia degli apparati che della procedura.

Le scuole militari di insegnamento radio della seconda guerra mondiale prevedevano un insegnamento del CW più rigoroso, ed alcune di loro inclusero, nelle fasi finali, esperienze operative di collegamenti radio, anche con la simulazione di  interferenze. In questi esercizi pratici a volte veniva introdotto progressivamente un forte QRM. Alcuni corsi introdussero la scrittura a macchina fin dall’inizio, ma per gli studenti delle classi superiori lo scrivere a macchina era la regola.

Quelli che sono stati addestrati alle alte velocità hanno anche imparato a ricevere e trascrivere notiziari stampa trasmessi ad alta velocità. Imparare il Morse è facile e non richiede molto tempo se uno affronta la cosa preparato con gli atteggiamenti e i metodi giusti.

 

Capitolo 13

Il Ruolo della Memoria

 

Perché imparare con la “Vista” non funziona

Se memorizzaste il codice (come feci io) da un foglio, con uno specchietto di punti e linee o da un diagramma o disegno specificamente studiato per rimanere impresso nella memoria, avreste la sensazione di saperlo. Per memorizzarlo ci avrete messo 20 minuti, come dicono alcune pubblicità, o più probabilmente un giorno o due.  Se a quel punto provate a trasmettere qualcosa, con il tasto, è effettivamente facile, poiché avete vivide nella memoria le durate dei punti e linee per ciascun carattere, cioè quanto a lungo tenere premuto il tasto, ecc. Ciò sembra la prova evidente che ormai conoscete il Morse.

Ma quando avete provato a ricevere qualcosa, ascoltando una trasmissione Morse, allora sono venuti fuori i problemi. I suoni ascoltati sembrano non avere nessun legame con i punti e le linee che pure “conoscete” così bene. Perché è così difficile trasformare i suoni ascoltati nei punti e linee che pensavate di conoscere? Gli studiosi della memoria dicono che essa è costituita da differenti partizioni:  una per la vista,  una per i suoni, altre per il tasto, il gusto, e l’odorato. (Vedere ad esempio la pubblicazione: “Memoria: sorprendenti risultati delle ricerche su Come ricordiamo e Perché dimentichiamo”).

Ora il perché è risaputo. I suoni del Morse che abbiamo sentito non riuscivano e stabilire alcuna relazione diretta con la nostra memoria visiva, essendo due diversi tipi di sensazioni (suoni ed immagini). Per poterle mettere in contatto abbiamo dovuto utilizzare un processo cosciente al fine di creare un “ponte”. Abbiamo cioè dovuto convertire i suoni in una serie di immagini “mentali” di punti e linee, per mettere in grado la nostra memoria visiva, quella dove erano state memorizzate le immagini dei punti e linee, di interpretarle. Questa inaspettata necessità di “trasformazione” mentale è quella che ci ha messo in difficoltà, facendoci perdere molto, o tutto,  della trasmissione ascoltata. Insistere nel procedere a questo modo significa dover creare questi “ponti” per ogni carattere, parola, ecc. Ciò può essere senz’altro fatto, ed è stato fatto in passato, ma richiede molto più tempo, e per di più comporta un altro rischio, che è quello dell’insorgere di possibili interferenze, nella nostra mente, fra il processo inconscio e quello nuovo e cosciente appena descritto, con ulteriori rallentamenti ed esitazioni nella ricezione del Morse.

La nostra memoria è un meccanismo complesso. Gli studi sperimentali hanno dimostrato ormai da molti anni che di memoria non solo ne abbiamo differenti tipi, ma anche differenti livelli. Vi sono quelli che possiamo definire i “sensori della percezione immediata” con i quali conserviamo inconsciamente, per un brevissimo tempo immagini o suoni dopo averli visti e sentiti, una sorta di brevissima “persistenza”, prima che essi svaniscano. Ma se qualcosa di ciò che percepiamo ci interessa, l’attenzione diventa consapevole, e i suoni o le immagini vengono trasferite nella “memoria a breve termine”, dove restano per 15-20 secondi prima di svanire anche da qui. A meno che non decidiamo deliberatamente di “ricordare”, provocando così lo spostamento del  suono o immagine nella “memoria lunga”.

Questa memoria lunga è quella a cui tutti si riferiscono parlando appunto di memoria. Dato che per la maggior parte di noi è più facile ricordare immagini di cose viste piuttosto che di cose ascoltate, l’approccio visivo all’apprendimento sembra il migliore. Salvo che in questo caso si tratta di imparare a ricevere ed interpretare suoni, e quindi in definitiva iniziare ad imparare con la modalità che poi dovremo sempre usare sembra una soluzione piuttosto logica. 

Con ciò sembrerà più chiaro perché far intervenire la vista per imparare suoni rende le cose più difficili all’inizio, e pone dei problemi anche in seguito quando si vorranno aumentare la nostra velocità e le nostre prestazioni.

Altri argomenti e considerazioni

La intricata interattività delle varie parti della nostra mente fa sorgere delle domande su cosa succede quando intendiamo ricevere codice Morse. Gli studi sulla memoria di solito riguardano cose delle quali uno è perfettamente conscio, e desidera ricordare, oppure desidera dimenticare. Nell’uso del codice Morse, specie ad alto livello di prestazioni, diventa più importante capire il funzionamento dei processi inconsci e della loro relazione con quelli coscienti e con la memoria.

Man mano che le nostre capacità di operare in Morse aumentano la parte che viene svolta dall’inconscio diventa sempre più importante. Nel “copiare” (scrivere ciò che si riceve) la parte cosciente può essere addirittura zero: cioè si scrive meccanicamente quanto si riceve senza che il cosciente partecipi. Nell’ ”ascoltare” il Morse invece  dapprima si seguono consapevolmente le parole, per passare gradualmente a seguire consapevolmente i pensieri ed i concetti trasmessi piuttosto che le singole parole che li compongono. Nei due casi descritti le parole ed i pensieri sono di solito accolti nella “memoria breve”, trasferendo poi nella memoria lunga le cose per noi più significative, i cui elementi desideriamo mettere insieme per ricostruire e ricordarne il senso, come in una normale conversazione.

Vi è qui forse una analogia con la guida. Tutti i nostri sensi ricevono segnali e stimoli: segnali stradali, rumori, altri veicoli in movimento, ecc., e le nostre corrispondenti reazioni sul volante, acceleratore, freni, ecc. sono talmente automatiche che in seguito non saremmo in condizione di ricordare e descrivere esattamente i dettagli delle nostre azioni. E gli elementi che ci consentono di agire e reagire in quelle circostanze sono memorizzati nella memoria lunga, dove restano anche per lunghissimi periodi di tempo.

Un altro aspetto, meno frequente, è quello dove si è scoperto che qualcuno a volte ricorda, anche dopo moltissimi anni, delle immagini mentali, o “registrazioni audio” mentali, relativi ad eventi che al momento non ebbero assolutamente alcun interesse. Di solito non si sa neanche di avere questi “dati” in memoria, ed essi vengono invece fuori in circostanze particolari o inaspettate. Una anziana signora fu capace di ricordare parola per parole dei lunghi discorsi, in una lingua a lei ignota, sentiti molti anni prima. Un’altra signora riusciva a cantare una canzone nella lingua natale della madre, lingua che lei non aveva mai imparato. Gli esperti sostengono comunque che la memoria lunga non è necessariamente né eterna né sempre esatta. Tutto ciò che viene memorizzato tende nel tempo ad indebolirsi ed a svanire, ed anche ad essere alterato in varie maniere, cosicchè il ricordo può venire distorto o stravolto.

Una eccezione riguarda la memoria associata alle capacità fisiche, come suonare uno strumento, guidare una macchina, stenografare, trasmettere e ricevere in telegrafia, ecc. Anche dopo decenni senza praticarle, queste attività vengono di solito riprese con sorprendente agilità, e un breve esercizio consente di recuperare praticamente i migliori livelli di performances. Chissà, forse sarà possibile con ulteriori ricerche trovare in questo settore delle altre maniere di migliorare le nostre capacità in telegrafia.

Gli operatori commerciali che leggono i nastri, quindi usano la “vista”, quasi mai conoscono il CW nella stessa maniera in cui lo conosciamo noi, perché  ne hanno appreso “l’aspetto visivo”, come sequenza di segni grafici.

 

Capitolo 14

L’ Udito

 

Intendiamo come “Udito” tutto il sistema di ascolto e di interpretazione, il sistema completo, intricato ed ingegnoso di percezione ed interpretazione di ciò che si sente.

Le orecchie sono sensibili ad un vasto campo di intensità, ma la sensibilità e selettività sono massime ai livelli bassi. Regolando il volume di ascolto non più alto del livello sufficiente perché i segnali siano chiaramente udibili non danneggia l’udito e migliora le nostre prestazioni.

Frequenza audio dei segnali in CW

L’orecchio è sensibile alle variazioni della frequenza audio. Non tanto nel senso di poter ricordare con precisione la frequenza esatta, ma piuttosto in quello di riconoscere facilmente delle variazioni della stessa. Le frequenze più comunemente usate nell’ascolto del CW vanno da 500 a 1000 Hz, e sembra che nell’ascoltare in mezzo ad interferenze la migliore sia la più bassa, cioè circa 500 Hz.

Vi sono alcuni che usano delle frequenze più basse, 300 o 400 Hz, sia a causa di difetti dell’udito, sia perché a frequenze più alte sentono come un eco, che riempie i vuoti fra un elemento e l’altro, rendendone impossibile la separazione. In questi casi può essere utile un cicalino, o ronzatore, anche se ne viene sconsigliato l’uso nell’insegnamento, poiché i cicalini hanno dei tempi di risposta abbastanza lunghi, il che potrebbe confondere le idee all’allievo sul “timing” corretto.

Per alcuni la nota pura a frequenza singola è abbastanza sgradevole da ascoltare, soprattutto per ascolti prolungati. Dei toni più ricchi e complessi sono più piacevoli e meno stancanti, ma in condizioni di gravi interferenze diventano più difficili da “isolare”.

Sensibilità alla durata del suono

Nella percezione del ritmo l’orecchio umano si adatta piuttosto facilmente a variazioni della durata dei suoni. La nostra capacità di discernere differenti durate di suoni brevi è abbastanza limitata (forse a causa di una “persistenza” simile a quella visiva), ma possiamo invece distinguere meglio differenti durate degli intervalli fra un suono e l’altro. (Questo è probabilmente il motivo per cui ebbero grande diffusione  i “sounders” telegrafici per la ricezione del Morse “Americano”, con i suoi complessi ritmi e cadenze). Quindi, come detto altrove nel libro, “se ci preoccupiamo degli intervalli i suoni veri e propri verranno fuori da soli”. Alcuni studenti possono avere delle difficoltà nel distinguere i “di” dai “daa”, il cui rapporto è normalmente di 1 a 3. In questi casi trasmettere i “daa” un po’ più lunghi di solito risolve il problema.

Bisogna distinguere fra percezione consapevole delle durate e ciò che il cervello è capace di fare a livello subconscio. Ciò è reso evidente dalle esperienze di operatori capaci di ricevere perfettamente a velocità molto superiori a quelle in cui “di” e “daa” già sembrano tutti uguali. (Vedere anche al Capitolo 10).

L’orecchio riesce a ricostruire codice trasmesso anche molto male

Più che l’orecchio da solo, è evidentemente l’udito in senso lato che ha questa preziosa capacità, di riuscire a ricomporre e rendere comprensibile una trasmissione che di comprensibile non ha nulla. L’udito è un senso dotato di grande elasticità, e la mente riesce a “sintonizzarsi” facilmente su trasmissioni che mostrerebbero la loro pessima qualità se fossero trascritte su una “zona”. Entro limiti abbastanza larghi le durate di suoni anche abbastanza differenti dal normale vengono facilmente riconosciute. Un fattore molto significativo è però la durata degli intervalli fra gli elementi dei caratteri e fra i caratteri stessi.

Alcune “variazioni” sono interpretabili più facilmente di altre. E’ più facile quando i “di” sono più veloci rispetto ai “daa”, che non al contrario, quando la durata dei “di” si avvicina a quella dei “daa”, rendendoli quasi uguali. In ogni caso l’orecchio riesce ad ottenere buoni risultati in situazioni dove la ricezione “meccanica” , o elettronica, ne sarebbe incapace.

L’orecchio esercitato riesce a distinguere fra diversi segnali

Il normale senso dell’udito può imparare a separare segnali a frequenze audio anche molto vicine, ma non identiche, cioè di solito fino ad una differenza di 50-100 Hz. Anche la selettività del ricevitore aiuta, anche se un valore di circa 500 Hz, piuttosto che molto più stretto, consente un maggior comfort nella sintonia dei segnali.

E’ solo quando le interferenze diventano davvero pesanti che c’è bisogno di un filtro estremamente stretto, e questo però comporta il rischio di perdere completamente il segnale se esso si dovesse spostare anche di poco. Infatti si dice che “l’orecchio allenato del radioamatore, abituato ad “estrarre” il segnale desiderato, “sepolto” sotto a parecchi strati di interferenze, è il miglior strumento di selettività al mondo”

Con le cuffie è meglio che con l’altoparlante

Le cuffie praticamente raddoppiano il livello dei segnali ricevuti, rispetto all’altoparlante. Sia perché il suono è più vicino all’orecchio, sia perché i cuscinetti delle cuffie tengono attenuato ogni rumore esterno. Vi sono anche cuffie speciali che hanno dei circuiti attivi per la eliminazione dei rumori esterni e sono piuttosto efficaci.

 

Capitolo 15


Timing
 

(Nota:  il temine “TIMING” corrisponde qui al concetto italiano di dare durate giuste, corrette, e proporzionali agli elementi del codice. Continueremo ad usare questo termine per la sua brevità ed incisività)

Il Timing è l’ essenza del codice

Il timing è l’essenza del codice: non vi è codice senza di esso. La corretta comprensibilità dipende dalle giuste proporzioni. E’ chiaro che vi sono alcune irregolarità che sono meno “incomprensibili” di altre, e gli operatori possono imparare ad interpretarle. Ma ne vale la pena? Il controllo della proporzionalità cioè il timing, è esclusivamente nelle mani dell’operatore che trasmette.

La attenzione al giusto timing è necessaria già dal momento in cui lo studente comincia a usare un tasto, in particolare un tasto verticale (ma ovviamente anche con gli altri tipi). Per questo motivo alcuni buoni istruttori non fanno usare alcun tasto, ma solo una tastiera

o computer ai principianti. In realtà tutti gli istruttori concordano sul fatto che non è neppure conveniente parlare dell’argomento “timing” con gli studenti fino a che essi non ha già ben imparato il suono delle lettere e numeri, tanto da riconoscerli senza esitazione.

Alcuni insegnanti sostengono addirittura che sarebbe addirittura meglio non imparare i caratteri memorizzando la loro composizione di “di” ed di “daa”, ma di puntare sul suono “complessivo”. Altri ottimi insegnanti del passato, cioè di prima delle tastiere e dei computers, hanno sempre insistito nell’insegnare sin dall’inizio un timing preciso degli elementi. Il timing accurato è certamente essenziale, ma non deve poter distrarre l’allievo dal punto centrale del riconoscimento dei caratteri nella loro essenza unitaria. Cioè non si deve, per dare troppa attenzione alla proporzionalità dei singoli elementi dei caratteri, perdere di vista il fatto che un carattere è un tutto “unitario” con una propria cadenza e ritmo.

Le unità di base

L’unità base del timing è il Baud, che corrisponde alla durata di un “di”, ed anche alla durata dello spazio fra due elementi dello stesso carattere.  Denoteremo qui con “1” lo stato “on”, la presenza di segnale, e con “0” lo stato (di uguale durata) “off”, il silenzio. L’ altro elemento del codice, il “daa”, ha una durata di 3 unità  (111). E’ evidente che ogni “di” e “daa” sarà preceduto e seguito da almeno una unità “silente” “0”, per poterlo distinguere. Questa ultima unità è come si diceva la spaziatura normale fra gli elementi di uno stesso carattere. Fra i caratteri di una parola (o di un gruppo) la spaziatura è di tre unità (000), e fra parole (o gruppi) è di sette unità (0000000).

I segni di interpunzione seguono l’ultima parola con uno spazio di tre unità (000). E’ l’insieme di questi componenti, segnali “ON” corti o lunghi, e  OFF, che produce il tracciato audio che distingue ogni carattere da un altro.  Questi “tracciati” audio, cioè questi suoni composti, noi dobbiamo imparare ad ascoltarli e  recepirli come nostri, è non c’è maniera migliore di farlo che ascoltare segnali perfetti. Nella pratica gli operatori possono discostarsi, e si discostano, un po’ da questo standard. Ciò può succedere per dare più rilievo, o a causa della situazione della comunicazione, come anche per cause inconscie.

La proporzione e la spaziatura sono molto importanti

Nella percezione di ritmi da parte dell’orecchio umano, la durata precisa dei suoni è relativamente ininfluente. Se gli elementi lunghi ( i “daa”) sono anche molto più lunghi dei corti (i “di”), l’orecchio non solleverà problemi. Mentre siamo dotati di scarsa capacità di distinguere la durata dei suoni brevi, possiamo invece giudicare la lunghezza relativa degli intervalli di silenzio in maniera molto più accurata.

Si diceva, da parte di qualcuno: “Se curi gli spazi, gli altri elementi verranno bene da soli”. La spaziatura, cioè i periodi di silenzio fra elementi di ogni carattere, fra i caratteri di una parola, e fra le diverse parole, è l’elemento chiave della buona ricezione. Il Morse trasmesso frettolosamente o senza omogeneità è drammatico da ricevere e da capire. (Al di sopra di una certa velocità l’ effetto “persistenza” tende a riempire le spaziature ed a renderci impossibile riconoscere i caratteri). [Nel Morse americano, con le sue linee di tre lunghezze diverse, ognuna era lunga il doppio di quella immediatamente più corta, e ciò consentiva di distinguerle facilmente in ogni condizione. Ma in realtà poiché nella ricezione delle trasmissioni via filo si usava il “sounder” , che rende l’inizio di un segnale con un tipo di “click” e la sua fine con uno diverso, le durate delle linee venivano notevolmente accorciate senza che ciò provocasse problemi. Ciò era vero anche per i caratteri con spaziature interne variabili]. I “lettori” di CW, apparecchi che convertono il codice in caratteri su di un monitor, impazziscono con manipolazioni cattive, o con pesanti interferenze. L’orecchio umano, ed il cervello, riescono a ricevere codice “disastrato” molto meglio che qualsiasi apparecchio. Il nostro orecchio è un organo dotato di grande “capacità di perdonare”, e con la compensazione mentale riusciamo ad interpretare, come se fossero passabili, trasmissioni che se fossero registrate su nastro cartaceo mostrerebbero tutta la loro deficienza.  L’udito riesce a ricevere bene segnali molto deboli, anche in presenza di interferenze, di scariche atmosferiche e di evanescenza.

Irregolarità nel “timing”

La individualità degli operatori è stato un fatto evidente sin dai primi tempi dell’uso della telegrafia. Piccole differenze o particolarità personali consentivano di identificare gli operatori, come succede per la voce e lo stile nel parlare. Ma si trattava di cose leggere e di scarsa importanza, che non influivano sulla buona intellegibilità. Ma erano comunque variazioni di timing e di ritmo. Si possono ascoltare anche ai giorni nostri  nelle trasmissioni in CW dei radioamatori che usano tasti manuali, al pari di quanto si ascoltava in passato con tutti i tipi di operatori.  

Per molti operatori queste particolarità erano motivo di soddisfazione. La cosa non è però senza rischi: alcuni di essi si sono spinti a creare deliberatamente un proprio stile peculiare, quasi un proprio “marchio”, e quando ciò diventa parte integrante del modo di trasmettere chi ci rimette è la comprensibilità. Purtroppo vi sono anche oggi degli operatori di questo tipo. Non sembrano rendersi conto, o forse non sono interessati, delle difficoltà che provocano. Questo “fiorire” di manipolazioni del tutto personali aumentò considerevolmente con l’avvento del tasto detto “sideswiper”, o “double speed”, o anche (negli USA) “cootie key”. Tale tasto si opera con movimenti orizzontali, ed ha un contatto per lato. Contribuì ad attenuare o eliminare l’affaticamento del polso e dell’avambraccio tipico dei movimenti verticali dei normali tasti, ma il differente tipo di movimenti favorì il sorgere di proporzioni differenti, di “timing” differenti, alcuni dei quali diventano proprio difficili da capire.

Anche l’uso dei “bug”, tasti semiautomatici fra cui i più noti sono i Vibroplex, che si diffuse molto rapidamente, diede origine a parecchie manipolazioni e stili di trasmissione “personali”, in coloro che non hanno prestato la dovuta attenzione a questo aspetto. Uno degli aspetti più interessanti, in quei tempi di timing “perturbati”nelle manipolazioni manuali, fu il nascere di cosiddetti “swings”. Lo swing è una variazione nel normale ritmo della trasmissione, definito a volte come una variazione nella simmetria, o come assenza di simmetria: in sostanza una particolare maniera di formazione dei caratteri. Questo “swing” di solito veniva acquisito dagli operatori navali di reti poco estese ma che avevano da smaltire un grosso volume di comunicazioni speciali. Furono coniati per questi stili di manipolazione dei pittoreschi nomi quali “Banana boat swing”,  “Lake Erie swing”, “Cuban Swing”, ed altri. Gli operatori della United Fruit Co si guadagnarono una speciale fama in questo campo. Alcuni di essi sostenevano che il loro “swing” si era venuto sviluppando quale efficace metodo di rendere più comprensibili i segnali dei primitivi trasmettitori a scintilla (che erano molto simili a delle scariche atmosferiche) in mezzo appunto alle scariche atmosferiche vere. Le caratteristiche principali di questo “swing dei naviganti” erano: esagerare lo spazio fra le lettere quando una lettera terminante con un “daa” era seguita da una che iniziava con un “daa”, oppure una lettera che terminava con un “di” era seguita da una che iniziava con un “di”;  lo spazio prima e dopo una “e” all’interno di una parola veniva allungato, per maggiore chiarezza; i “daa” venivano spesso molto allungati, ad es. il primo “daa” della C, sempre per migliorare la comprensibilità.

Ma erano molto comuni anche altre alterazioni individuali dei ritmi, come per es. allungare il secondo “daa” della Q, cosa diffusa ancora oggi.  Per ovviare alla possibilità di confusione nei periodi di forti e continue scariche atmosferiche del Golfo del Messico, venne modificato il modo di trasmettere gli indicativi di due importanti stazioni costiere, WPA e WAX (NdT: PA ed AX sono formati esattamente dagli stessi elementi, naturalmente raggruppati in maniera un po’ diversa). La P veniva fatta con linee più lunghe del normale, mentre invece lo spazio fra la A e la X di WAX era notevolmente prolungato, e venivano allungate anche le linee della X. Ciò servì effettivamente ad eliminare la possibilità di confondere le due stazioni. In anni successivi alcuni “swings” divennero necessari per la comprensibilità nelle trasmissioni navali sulle onde lunghe, dove i segnali erano appena percettibili. Qualcuno diceva che lo swing “Banana Boat” aveva avuto origine dall’indicativo KFUC, un indicativo generale di chiamata per tutte le navi della United Fruit Co. Altri pensavano che fosse stato il rollio delle navi a provocarlo. Il nome di “Cuban swing” oppure “Latin Swing” individuava il modo in cui le stazioni cubane e messicane trasmettevano le parole tutte attaccate. A volte, anzi spesso, era sicuramente volontario, per crearsi un segno di “distinzione”, come adottare un vezzo nella formazione della H, P, C, S, 4, 5, Y, Q;  un lieve allungamento di uno dei “daa” della J o della cifra 1;  qualunque altro particolare “curioso” o divertente.  Ma naturalmente tutto ciò rendeva più difficile la comprensibilità di questi caratteri.

All’inizio del 1936 il supervisore delle comunicazioni della EAL (Eastern Air Lines) decise di creare uno “swing” particolare per i propri operatori. Si inventò di modificare il bug, spostando il contatto fisso dei punti circa un centimetro e mezzo  più avanti. Ne venne fuori uno “swing” come non si era ancora mai sentito. Gli operatori però non lo apprezzarono, e riposizionarono il contatto dove era prima. Ma questa cosa ebbe comunque il risultato di influenzare inconsciamente, ma in modo duraturo, la manipolazione di alcuni di quegli operatori. Recentemente ci si è trovati all’inizio in grande difficoltà nel comprendere la trasmissione di operatori di una marina militare straniera, a causa di un strano “ritmo” molto particolare insegnato loro dal loro istruttore di telegrafia.

Nel corso degli anni particolarità di questo tipo sono state constatate anche in altre parti del mondo. E anche esse si potrebbero chiamare “swing”.  Il commento più vecchio ritrovato sullo “swing” è pubblicato in Radio News di Dicembre 1921, a pg. 565, che dice: “L’American Radio Operator” (operatori commerciali e navali) critica “ la coltivazione di uno stile di trasmissione fantasioso od eccentrico, creduto intelligente e originale, ma che causa solo, all’operatore che riceve, una inutile maggiore fatica nel copiare. Egli introduce scatti e vezzi nelle H, P, C, 3, 4, 5, Y, e Q, allunga una delle linee della J e dell’1….uno “swing” che l'operatore adotta nell’intento di acquisire un andamento curioso – ma è meglio pensare ad un altro operatore!”

 

Capitolo 16

Altri metodi

 

Computers e tastiere per apprendere da sè

Per apprendere non c’è niente di meglio che un computer o una tastiera, dove lo studente può schiacciare un bottone e sentire ogni carattere (e vederlo sul monitor) quante volte vuole, allo scopo di acquisirne la sensazione ed il ritmo. Alcuni istruttori, come Gary Bold, considerano il computer molto più valido dell’insegnamento individuale o di gruppo.

                  È costante, trasmette del Morse perfetto e sempre uguale

                  È sempre disponibile e pronto da usare ogni volta che si vuole fare pratica.

                  Praticamente tutti i programmi per computer prevedono l’adattamento alle necessità individuali dello studente

                  Un computer è impersonale e pertanto non può creare imbarazzo, che invece costituisce un deterrente emotivo per la migliore efficienza nell’apprendimento, in presenza dell’ insegnante o di colleghi di corso

                  Funziona altrettanto bene sia all’inizio del processo di apprendimento che per ogni fase di perfezionamento

 

Molti programmi di computer sono eccellenti

Vedere anche il Cap. 18 – Vi erano, ad in alcuni casi sono ancora, dei programmi per i Commodore e gli Apple, ma la maggior parte sono ormai per i gli IBM e compatibili. (Il libro è stato scritto un certo tempo fa, NdT). Ve ne sono di tutti i tipi, a seconda della bravura, della esperienza didattica e della ingegnosità dell’autore. Molti consentono anche di connettere il PC al trasmettitore e di usare il PC come una tastiera. Alcuni forniscono anche la valutazione della correttezza della trasmissione.

Una delle caratteristiche più importanti per accelerare il processo di apprendimento è il grado di adattabilità allo studente, e il livello di interattività del programma. Sono abbastanza flessibili? Consentono di controllare bravura e precisione? Un esempio di programma di computer interattivo comincia col far ascoltare allo studente un carattere e facendogli digitare sulla tastiera il carattere ricevuto.  Se esso è esatto il carattere viene mostrato sullo schermo, mentre se è sbagliato la risposta è ignorata ed il carattere viene ripetuto fino a quando non viene riconosciuto correttamente. Sempre lo stesso carattere viene poi ripetuto un certo numero di volte per consolidarne la conoscenza, prima di passare al successivo. Se lo studente ci mette troppo tempo a rispondere il carattere viene ripetuto (e può essere mostrato a schermo) fino alla corretta identificazione.

Dopo che un certo numero (definibile dallo studente) di nuovi caratteri è stato “lavorato”, essi vengono poi ripetuti in maniera casuale, e lo studente deve sempre riconoscerli e digitarli. Se dovesse sbagliarne uno, esso viene ripetuto fino al sicuro riconoscimento.  Il programma memorizza i caratteri dove lo studente è più debole, per ripresentarli nelle sessioni successive fino a che il tasso di errore diventa “normale”. Molti programmi per PC forniscono una grande varietà di materiale per esercitazione negli stadi successivi  a quelli iniziali di apprendimento e riconoscimento. Questi programmi possono essere quindi degli strumenti veramente versatili per fare progressi rapidamente, in maniera adatta alle necessità individuali.  Anche le tastiere possono essere utili allo stesso modo, in funzione di come sono state progettate e programmate. Vi sono anche dei piccoli “computer” tascabili, con utilizzo limitato alla esercitazione di ascolto.

Progredire ascoltando

L’ old timer George Hart, W1NJM, è uno che ha imparato il Morse, come lui stesso dice, per “osmosi” da un suo fratello maggiore che era radioamatore – col solo ascolto involontario, senza alcuna intenzione di impararlo o di prendere una licenza. Imparò così le lettere più frequenti, e le procedure operative, fino a che un giorno scoprì di poter comunicare col morse. Da quel momento rimase “catturato”. Più tardi scrisse:  “ [io ero] praticamente nato con un tasto in mano, e così il CW [è stato] naturale come parlare”

Imparare ascoltando trasmissioni a velocità elevata

Alcuni radioamatori in epoche passate dicevano che avevano inizialmente “imparato il codice” ascoltando veloci trasmissioni commerciali di agenzie di stampa (probabilmente 175 – 225 cpm), allora sempre ascoltabili giorno e notte. (avranno voluto dire proprio “iniziato” o che avevano “progredito”? La maniera esatta in cui avevano iniziato non è chiara). Essi sostenevano di riuscire ad identificare solo una lettera qua e la, poi brevi parole, ecc, ed in un paio di mesi erano arrivati a capire tutto. In generale questo metodo può non essere stato molto efficiente -- per molti di noi potrebbe essere addirittura scoraggiante – e probabilmente dipendeva molto dalla attitudine mentale dell’apprendista, come dal suo entusiasmo. Ma lo abbiamo citato per mostrare ciò che si può fare se si è abbastanza determinati.

Altri commenti sull’aumento della propria velocità

Con tutti i programmi per computer, tastiere programmabili, cassette registrate, e manipolatori disponibili oggi vi sono molte alternative interessanti, con cui meglio adattare il materiale alle necessità ed alle situazioni individuali. Il metodo Farnsworth si propone, anche in questo spazio dedicato alle velocità elevate, per dare alla mente il tempo di identificare caratteri e parole. Con il suo uso alcuni hanno constatato che impostando una velocità di trasmissione di 250-300 cpm ed allargando all’inizio  considerevolmente gli spazi fra le lettere e fra le parole, per ridurli poi a piacere gradualmente, si permette al processo di riconoscimento di procedere più veloce.

Imparare dormendo?

Nel passato alcuni operatori che desideravano assolutamente aumentare la propria velocità di ricezione avevano provato a dormire con accanto il ricevitore o un audioriproduttore (o il sounder nel caso di operatori di linee terrestri via filo), con un flusso costante di segnali telegrafici molto veloci che andava avanti per parecchie ore tutte le notti. Tali operatori pretendevano di aver constatato dopo un tempo sorprendentemente breve un grande aumento della loro velocità di ricezione. Questa procedura ha sollevato dei dubbi, ma evidentemente per qualcuno funziona.

Un radioamatore che dice di ricevere a 350 cpm, e che vuole ancora aumentare, ha ascoltato ogni notte in quel modo, per anni. Per qualcuno forse funzionerà, ma mi chiedo se è realmente efficace, ed anche se quel signore riesce a dormire di un sonno veramente riposante. È interessante sapere che nel 1920 un gruppo di medici venne addestrato ad usare il codice morse. I loro insegnanti avevano sperimentato con loro anche l’apprendimento nel sonno, ed avevano scoperto che se durante la notte, mentre i medici erano addormentati veniva trasmessa la parola “dottore”, quasi sempre essi si svegliavano immediatamente, indicando che una certa forma di inconscia ricettività e di reazione deve effettivamente esistere.

Un altro suggerimento che ha funzionato

Quando qualcuno mi chiede come sono arrivato a ricevere i 65 cpm richiesti per la General class (una delle classi di licenza di radioamatore negli USA, NdT) io gli propongo il programma di lavoro che segue: “Devi ascoltare ogni giorno delle buone trasmissioni, ed io suggerisco i bollettini in CW della W1AW. Essi vengono trasmessi a 90 cpm. All’inizio e per qualche giorno ascolta solo per un minuto, poi spegni. Mentre ascolti prova a riconoscere quanti più caratteri puoi, ma non scrivere nulla. Dopo pochi giorni aumenta il tempo di ascolto a due minuti, anche qui cercando di riconoscere quanti più caratteri ma senza scrivere. Poi spegni.  Dopo 8-10 giorni di questa pratica ricomincia ad ascoltare solo per un minuto, ma ora scrivi tutti i caratteri che riesci a riconoscere. Lascia dei vuoti quando non riconosci un carattere. Come per la fase precedente, fai questo per un minuto e poi spegni. Ripeti questo esercizio per un certo numero di giorni, poi aumenta a due minuti, sempre scrivendo tutto ciò che riconosci. Dopo parecchi giorni o circa una settimana di questa attività troverai che la tua capacità di ricevere cresce rapidamente, poiché la tua concentrazione migliora, e sarai sorpreso da quanta roba riesci a copiare in questi brevi periodi di tempo. Da qui in poi aumenta gradualmente il tempo di ascolto a 3, 4, 5, 6, o 7 minuti. Quando sarai arrivato a copiare circa i 60% dei bollettini (trasmessi a 90 cpm) troverai anche che invece puoi copiare perfettamente la velocità di 65 cpm, quella dell’esame. Questa maniera di procedere ha funzionato molto bene per persone che avevano già raggiunto una velocità fra 25 e 50 cpm, ma che non riuscivano ad aumentarla, e può essere utile anche a chi deve superare l’esame a 100 cpm, o più.

Il corso di Mc Elroy e le sue relative asserzioni

Anche se c’entra poco con quanto detto prima, ecco cosa diceva: A pg 115 del QST di Novembre 1945 appariva un annuncio in cui la Ted McElroy Company offriva di “mandarvi questo corso completo di istruzione (il corso del codice Morse di McElroy) gratuitamente, così potrete vedere da voi ciò di cui è capace”. L’annuncio diceva che il corso conteneva “tutto ciò che lui ha imparato in 30 anni di esperienza”. “Supponendo che un cliente normale si metta ad esercitarsi per parecchie ore già dal primo giorno, vi diciamo….che esattamente in quello stesso primo giorno copierete parole e frasi a 100 cpm. La cosa era ingegnosa. Ted aveva preso metà dell’alfabeto (le lettere elencate nel suo prospetto n. 1), aveva preparato un nastro registrato che durava almeno un’ora, ma senza alcuna attenzione alla velocità di 100 cpm. Non copierete certamente cento caratteri in un minuto, ma ogni singola lettera che ascolterete colpirà il vostro udito alla velocità di 100 cpm, con lo spazio fra le lettere che diventerà sempre più corto man mano che la bobina di nastro avanza.” Sarebbe molto interessante vedere questo documento, visto che i records di velocità di ricezione di McElroy sono stati sempre ai massimi livelli in ogni sorta di gara di velocità. Ma attualmente quanto sopra è tutto ciò che risulta disponibile.

 

Capitolo 17

Errori comuni e come rimediare

 

Si fanno errori sia in ricezione che in trasmissione

I buoni operatori fanno pochi, o punti, errori quando trasmettono, ma errori capitano sia in trasmissione che in ricezione, specie in condizioni difficili. Ciò rende necessario tenere a mente le lettere che possono essere erroneamente formate, e quelle che possono sembrare di suono simile specie in condizioni avverse:

                  Errori nei punti: si trasmettono, o si crede di aver ricevuto, più “di” o meno “di”: H/5, S/H, B/6, V/4, Z/7

                  “di” o “daa” iniziale o finale mancante o confuso (in ricezione si ha la tendenza a udire i segnali più corti di ciò che sono): J/1,  C/Y, P/J, Z/Q, W/J, W/P

                  altri caratteri che i principianti possono confondere, in particolare: F/L,  G/W, Y/Q, 6/5.

Gli errori che il principiante o l’addestrando commettono nelle loro esercitazioni possono essere tramutati in vantaggi. Gli errori specifici che si ripetono spesso mostrano dove abbiamo più bisogno di più pratica. Se tendiamo a confondere due caratteri, possiamo rimediare ascoltando solo quei due alternativamente, fino a che la loro differente cadenza ci diventi evidente.

Quando guardiamo la nostra “copia” (quello che abbiamo ricevuto scrivendo) e troviamo punti senza senso o evidenti vuoti, a volte la correzione viene facilmente dopo aver esaminato il contesto . Chiaramente ciò non basta per i numeri, testo criptato o nominativi, poiché non vi è ”contesto” a cui affidarsi. Le maniere normali di procedere, se nel trasmettere fate uno sbaglio, si possono così descrivere:

                  fermatevi, indicate l’errore con “?” (o con 8 “di”), ripetete l’ultima parola trasmessa giusta, specie se è breve, (dovrebbe essere la parola prima di quella sbagliata), poi quella precedentemente sbagliata, ed andate avanti.

                  Parlando di argomenti di relativa importanza, fermarsi un istante e poi ripartire con la parola sbagliata

                  Se la parola sbagliata è lunga e le prime sillabe sono state trasmesse giuste, e se vi fidate del fatto che l’operatore ricevente la capisca immediatamente con sicurezza, fermatevi solo un momento, e poi continuate con la parola successiva. (La pausa indicherà all’operatore che riceve la presenza del piccolo problema).

 

Capitolo 18
 

Programmi per Computers e Cassette/CD
Per imparare la telegrafia e per migliorare

 

E’ sempre rischioso pretendere di elencare testi e materiali informatici disponibili. Alcuni evolvono nel tempo, a volte in meglio ma a volte anche in peggio, altri scompaiono del tutto. Detto questo ne indichiamo qualcuno che è stato ritenuto adeguatamente rappresentativo. E’ chiaramente impossibile dilungarsi qui nei numerosi dettagli di ogni programma, e quindi vengono fornite solo le informazioni di carattere generale. Tutti consentono di variare la velocità e la frequenza audio della nota, ed usano l’altoparlante del PC come output audio; alcuni permettono varie opzioni sia a video che per la stampa, per la personalizzazione da parte dell’utente, per varie alternative nella variazione della velocità durante le esercitazioni, e per assistere (files HELP) l’utente nella utilizzazione. (“Freeware” indica un software di libera circolazione ed uso, “Commerciale” indica invece programmi in vendita). Salvo diversa indicazione sono tutti IBM compatibili.

Morse University

Questo era un eccellente programma della A.E.A. (Advanced Electronics Applications) per il Commodore 64, che consisteva di:

                  .           Un programma di apprendimento

                  .           Un programma per il miglioramento della velocità

                  .           Un programma di analisi della trasmissione (caratteri e spaziature)

                  .           Un “gioco” per esercitarsi a ricevere in condizioni difficili, ed una tastiera Morse per preparare da sé le proprie esercitazioni.

 

1)   Le lezioni si svolgevano utilizzando il metodo Farnsworth, alla velocità di 100 cpm, con intervalli di 3 secondi fra i caratteri. Le lezioni base erano 54, più 7 per imparare, se interessati, i caratteri speciali delle lingue Tedesca, Spagnola e Svedese. Veniva suggerito di fare due “lezioni” da 20 minuti ogni giorno, ed entro un mese molti avrebbero raggiunto una  ricezione affidabile a 100 cpm, trovando il corso anche interessante. Il programma era dotato di molte opzioni.

2)   Per aumentare la velocità di ricezione veniva lanciata una sequenza casuale di caratteri, con le velocità  iniziale e finale programmabili, da 25 a 500 cpm. Pure programmabili erano la durata di ogni esercitazione, fino ad un’ora, il numero di caratteri diversi da utilizzare, fino a 45 minuti, la dimensione dei gruppi di caratteri, e la lunghezza degli intervalli fra i caratteri stessi.

Supermorse, di Lee Murrah

La grande versatilità era una caratteristica di questo programma, che era in realtà un insieme di programmi differenti fra loro integrati. La fase di apprendimento era fondata sulla conoscenza dei caratteri, la fase di aumento della velocità aveva una grande varietà di materiale per le esercitazioni, la fase di sviluppo poteva far arrivare lo studente ad ogni velocità desiderata, mentre la fase di controllo forniva strumenti per misurare le capacità raggiunte, e infine esisteva anche la fase “Operativa”.  Il programma prevedeva una larga possibilità di interazione.

Morseman+ di Robin Gist NE4L/ZF2PM

Il programma comportava un modulo Tutorial,per l’insegnamento dei caratteri, uno Trainer per migliorare le capacità, ed il modulo “Testing” per controllare vari aspetti dei progressi fatti. Vi era inoltre un  modo interattivo basato sulle reazioni dell’utente. Per ognuno di questi moduli erano forniti più tipi di esercizi.

GTE Morse Tutor

Parliamo qui della versione 2.1 per IBM PC, XT, AT, ed equivalenti. 11 lezioni per l’apprendimento di base, di cui ognuna rivede quanto appreso nella precedente ed introduce novità, fino alla 12 che invece comporta esercitazioni casuali su QSO, di grandissima varietà e fino a 10 minuti di durata. L’utente può scegliere di utilizzare il modo Farnsworth, e ogni velocità fino ad oltre 250 cpm. Questo è un eccellente programma non commerciale fra quelli attualmente disponibili.

The Mill

La 98a è la versione attuale, nell’ambito della lunga evoluzione del MILL da parte di James S. Farrior, W4FOK. E’ un programma particolare, fra i vari programmi “freeware”, poiché comprende sia il Morse Internazionale che quello Americano, a scelta dell’utente. Jim è andato molto in profondità nel progettare il controllo della formazione dei caratteri, in modo da comprendere anche le irregolari caratteristiche (v. capitolo 20) del vecchio American Morse, e si è spinto ad un tale livello che esso sembra “naturale” anche agli anziani operatori Morse di lunga carriera e di grande esperienza.  Il programma simula anche il suono dei sounders oltre ad avere un output utilizzabile dai veri “sounders” telegrafici.

Vi è una sezione per l’apprendimento di base, una per trasmettere ogni file che l’utente desideri riprodurre, ed un’altra che permette all’utente di creare files che desidera usare. Nelle stesse sezioni è anche possibile far controllare il trasmettitore dal computer, usando le adatte possibilità del programma. E’ in definitiva un programma elegante e ben progettato, e Jim continua a svilupparlo e a migliorarlo. E’ scritto in Qbasic ed è disponibile sia dallo stesso Jim S. Farrior, W4FOK , che da ogni utente, ivi compreso Tony Smith G4FAI.

Il MORSE TUTOR

Questo programma è il risultato di una iniziativa simile, per il Morse Internazionale, da parte di Gary E. J. Bold, professore ed da lungo tempo insegnante di CW in Nuova Zelanda. E’ scritto in GW-Basic, ed è facilmente modificabile dall’utente. Come molti alti programmi ha un certo numero di prestazioni particolari. Ogni porzione è un programma completo. La parte “Teach” (Insegna) interagisce con il principiante e regola il proprio comportamento secondo l’esattezza o gli errori nelle risposte. Vengono forniti programmi per esercitazioni con elementi casuali, per qualunque sottoinsieme di caratteri o di parole . La parte “trasmissione” trasmette qualunque file ASCII, per far pratica di ascolto o di trascrizione. Una altra sezione del programma trasmette qualunque cosa sia digitata sulla tastiera. Vi è anche un modulo che serve ad analizzare la qualità della propria trasmissione.

Vi sono naturalmente anche altri programmi, sia freeware che commerciali. Alcuni esperti di programmazione si sono progettati dei programmi basati sulle loro particolari esigenze o preferenze personali. Altri programmi disponibili forniscono agli “studenti” assistenza sia immediata che differita, con grande efficacia come misura di assistenza all’apprendimento. Altri programmi ancora permettono agli studenti più avanzati di condurre dei veri e propri QSO con il computer, come se fossero davvero in aria. Si capisce bene che questi programmi hanno un grande potenziale didattico. Infine vi sono dei programmi per computers e degli apparecchi che riescono a  decodificare le trasmissioni in Morse. Essendo degli apparecchi, riescono ad interpretare solo delle trasmissioni con un timing piuttosto accurato. Per questa caratteristica sono preziosi per poter controllare e giudicare la qualità della propria trasmissione., ma non devono essere usati come sostituti della ricezione personale ad orecchio del Morse.

Nastri registrati per apprendere e per altri scopi.

La ARRL, parecchie ditte, ed alcune persone, producono o hanno prodotto nastri o cassette per imparare fino a più di 100 cpm, ed oltre. Alcune hanno anche preparato dei nastri cartacei perforati, per trasmissione e ricezione ad alta velocità. Alcuni di questi prodotti sono eccellenti, compresi quelli della ARRL, altri sono di qualità piuttosto scadente.

I “Twin Oaks Associates” (studio di salute mentale) proponevano programmi per imparare il codice Morse. Tre corsi con le cassette ed un manuale di istruzione ponevano l’accento sull’apprendimento ad orecchio, riconoscendo mentalmente o verbalmente ciò che veniva trasmesso automaticamente. Il Corso 1, Alfabeto, portava fino ad oltre 25 cpm. “Imparate ascoltando solo dal lato 1, senza scrivere niente e senza riavvolgere il nastro”. Il lato 1 trasmette ogni carattere e subito dopo la voce del narratore lo identifica. Poi fa la stessa cosa con il secondo lato del nastro, ripercorrendo tutto quanto già trasmesso, ma senza la voce del narratore. Ciò al fine di addestrare il cervello e l’orecchio a lavorare insieme, senza la complicazione del dover scrivere.  Una volta a proprio agio con il primo nastro, si va al secondo, e così via fino al sesto. Il primo nastro presenta i caratteri E, T, I, A, M, N, formati da uno o due elementi. I nastri successivi aggiungono via via altri caratteri che comportano un solo elemento, fino al quinto nastro dove appaiono i numeri ed i segni di interpunzione. Il tutto da praticarsi per 30 minuti al giorno. La guida dell’Utente dettagliava le teorie ed i metodi usati. Gli altri due corsi erano per condurre l’allievo fino a 65 cpm, e fino a 100 cpm.

Nel passato, come notato anche nel capitolo 25  i migliori produttori di apparecchi per imparare il morse erano ”The Instructograph Co” e “The Teleplex Co.”, i cui prodotti erano usati anche dai professionisti. In commercio gli apparecchi a nastro inchiostrato, e la Kleinschmidt a nastro perforato erano i prodotti più usati per insegnare il codice o per fare pratica. Li menzioniamo qui perché erano a volte usati per insegnare il codice, o per fare pratica, e molto più spesso per la trasmissione professionale del codice ad alta velocità.

Sistemi simili furono prodotti dalla società di Ted McElroy durante la Seconda Guerra Mondiale. Con queste macchine l’operatore preparava il nastro per la trasmissione, o con una macchina da scrivere, oppure con un apposito apparecchio a tre tasti. La velocità di trasmissione di questi nastri arrivava anche a parecchie centinaia di parole al minuto, quando le condizioni erano buone. Dalla parte ricevente, altre macchine provvedevano a trascrivere il Morse in arrivo su un nastro di carta, inchiostrato o altrimenti. L’operatore ricevente era addestrato a leggere i nastri come fa un normale lettore di un testo stampato, per parole o per frasi. Egli leggeva il nastro che scorreva davanti ai suoi occhi e trascriveva il testo con una macchina da scrivere a velocità di tutta tranquillità. Le velocità tipiche dell’epoca sembra fossero dell’ordine di 300-350 cpm. McElroy aveva preparato materiale, e lo reclamizzava, per aumentare la capacità e la bravura sulle sue apparecchiature.

 

Parte SECONDA: Approfondimenti sul Codice Morse

Capitolo 19

 
Breve storia della Telegrafia Morse – Parte I

Sarebbe molto interessante conoscere il pensiero che ha guidato lo sviluppo del codice Morse. Doveva essere sicuramente molto legato alla tecnologia disponibile nelle varie epoche. Si sa che in periodi “avanti Cristo” venivano usati per elementari forme di comunicazione la luce del sole, di giorno, e lanterne, luci, fuochi ecc., di notte. Negli anni 1700 e anche abbastanza avanti nell’ottocento erano largamente usati in Europa ed altrove parecchi sistemi semaforici. Essi usavano un codice alfabetico formato dalle varie posizioni di due o più bracci o schermi mobili (alcuni potevano funzionare anche di notte utilizzando delle luci) e servivano per segnalazioni unicamente a portata ottica. In caso di percorsi molto lunghi venivano installate lungo il percorso delle stazioni “ripetitrici”.  

Tutti questi sistemi, anche se aiutati da cannocchiali, erano comunque soggetti alle variazioni di visibilità causate da variazioni meteorologiche. Essi inoltre richiedevano almeno due operatori per “stazione”, cioè uno per guardare e l’altro per scrivere. Ciò che veniva comunicato erano messaggi basati su simboli, o anche parole, con le lettere sillabate ovviamente una per una. Nel tempo vennero usate anche installazioni che utilizzavano l’elettricità. Il codice Morse infatti non fu il primo ad basarsi su congegni elettrici. Alcuni erano anche abbastanza ingegnosi, ma erano ingombranti, lenti, e anche complicati da tenere in efficienza.

Il merito speciale di Morse fu quello di riuscire a combinare un semplice dispositivo elettromeccanico con un codice molto lineare, avendo intuito che questa combinazione era la chiave per sviluppare un sistema telegrafico veramente pratico. Come Marconi mezzo secolo dopo, la sua idea di combinare le nuove scoperte tecnologiche, e lo spirito “imprenditoriale” necessario per renderle praticamente utilizzabili hanno fatto si che la telegrafia diventasse quello che poi è stata per lunghissimo tempo nel campo delle comunicazioni. In origine era soprattutto un sistema di scrittura a distanza, in cui i segnali del codice venivano scritti (a distanza) su un tratto di nastro cartaceo per essere quindi letti ed interpretati visivamente. Non si pensava ancora alla “lettura” solo ad orecchio.

Il Codice Morse Originale

Il suo sistema di codifica era all’inizio (1832) un sistema di traduzione che consisteva essenzialmente di due parti:

Così l’operatore “mittente” convertiva ogni parola in un numero, con il dizionario “parola-numero”, inviava quel numero, e l’operatore “ricevente” riconvertiva il numero nella parola originale, con il dizionario “numero-parola”.  Nell’ideare i simboli di codice che dovevano rappresentare i vari numeri, Morse aveva probabilmente stabilito che un operatore poteva facilmente osservare e riconoscere simboli fino a cinque punti, mentre sarebbe stato più difficile e più soggetto ad errori il riconoscimento un numero di punti maggiore di cinque. La lunghezza dei punti e degli spazi non era critica, ma il sistema era lento, noioso, complicato, e soggetto ad errori. Senza grandi sforzi di fantasia Morse stabilì che i simboli dei numeri sarebbero stati da uno a cinque punti per i numeri da 1 a 5, mentre per i successivi numeri fino a 9 e 0 i simboli sarebbero stati di nuovo gli stessi, ma lo spazio di separazione prima del numero successivo sarebbe stato più lungo. Un esempio grafico chiarirà meglio il concetto:

numero

1

2

3

4

5

6

7

8

9

0

simbolo

. ..

….

…..

.

..

….

…..

(durata)

 

 

____  ____ 

_____

 __________   ___________   ____________   ____________    _____________

La linea sotto ai simboli mostra la durata del simbolo + spazio: si vede che gli spazi dopo i numeri dal 6 allo 0 sono parecchio più lunghi di quelli dei numeri da 1 a 5.

L’idea era ingegnosa, e i simboli erano quanto di più semplice. Ma era proprio questo codice la parte debole del sistema, poiché come detto era molto noioso, lento e soprattutto molto soggetto ad errori (in seguito questo sistema di codice con dizionario numerico fu usato in Cina con buoni risultati, convertendo i caratteri cinesi in numeri, ma in realtà esisteva già un dizionario cinese dove,  per ragioni totalmente diverse,  ad ogni carattere era attribuito un numero).

Chi ha inventato quello che chiamiamo Codice Morse?

Il capitolo 2 del libro “La Storia delle Telecomunicazioni”, di George P. Oslin, si apre con queste parole:

“Chiedete ad un Americano chi ha inventato il telegrafo, e la risposta sarà: Morse. In realtà Morse non ha creato né il codice punto/linea che porta il suo nome, né il tasto Morse, né il registratore a nastro di carta”

Ma chi era questo Oslin, e come ha saputo queste cose?

Oslin era un giornalista che in seguito divenne direttore delle Pubbliche Relazioni della Western Union. Nella preparazione di quel libro ha svolto vastissime ricerche su giornali, riviste, libri, e più di 100.000 fra lettere e diari di gente che in una maniera o l’altra aveva avuto a che fare con l’argomento. Aveva 93 anni quando il libro fu pubblicato. Le pagine da 13 a 28 sono dedicate ad una sintesi delle origini della telegrafia Morse, ed è da lì che provengono le frasi che citiamo qui di seguito. Altre pubblicazioni precedenti avevano solo vagamente ipotizzato quanto invece Oslin dice molto chiaramente.

Per rendersi pienamente conto dell’equivoco è importante sapere che il desiderio di notorietà di Morse era così smodato che egli si atteggiava e “pontificava” in maniera da cercare di convincere tutti della sua “grandezza”, ed era anche molto puntiglioso nel sostenere le sue pretese. In questo quadro, Morse aveva in più occasioni fatto false dichiarazioni o aveva esagerato sul suo ruolo. E’ certamente spiacevole che si sia rifiutato di dare il giusto riconoscimento a chi lo meritava, anche perché se lo avesse fatto ne avrebbe beneficiato molto  la sua stessa immagine. Sin dall’inizio Morse aveva sempre preteso di stabilire, con rigide clausole contrattuali, che solo lui sarebbe stato ritenuto autore di qualunque nuovo progresso o miglioramento, ed il merito per ogni cosa fatta da altri per lui sarebbe stato ufficialmente solo suo. Eppure in una lettera dell’11 Marzo 1853 Vail, il suo più valido assistente, scriveva che “gli accordi con Morse prevedevano che qualunque invenzione o scoperta di Smith, Gale, o mia, che contribuisse a semplificare o migliorare il telegrafo Morse sarebbe appartenuta congiuntamente a tutti”.

Ma Morse non volle mai dividere questi meriti, ed invece fece in modo da tenere sempre lontano Vail da ogni riconoscimento pubblico del suo lavoro.  La conseguenza è che non sappiamo quasi nulla della evoluzione della versione alfabetica del codice Morse. E possiamo stare certi che se se questa evoluzione fosse invece realmente stata opera  di Morse stesso, egli ne avrebbe accuratamente descritto ed illustrato ogni dettaglio. (Anche alcune pubblicazioni precedenti fornivano questa “interpretazione”). Un’altra circostanza è stata quella che essi furono lontani l’uno dall’altro per i primi sei o sette anni. Morse si trovava a New York mentre Alfred Vail lavorava in maniera autonoma a nel New Jersey, a Morristown. Una distanza in linea d’aria di circa 30 miglia, che oggi sembra piccola ma che sicuramente non lo era in quei tempi.

Vediamo il brano che segue:

“Il 18 Ottobre 1837 Morse scrisse a Vail: "Non vedo l’ora di vedere la macchina che hai realizzato, e quella che stai ancora elaborando nella tua mente".  In seguito Vail invitò Morse a Morristown, dove questi si rese conto che il suo ingombrante e complicato apparecchio per la registrazione dei segnali ricevuti era completamente superato dal semplice e pratico apparecchio realizzato da Vail. Morse ne fu così amareggiato, secondo Baxter, che se ne ammalò e restò in un letto per delle settimane, a casa di Vail.

Se Vail non fosse divenuto l’assistente di Morse verso la fine del 1837 evidentemente il sistema telegrafico di Morse sarebbe stato un fallimento.

Vail non era solo un valente tecnico, ma aveva anche una visione più lungimirante, e deve essersi presto reso conto che il complesso sistema di codice-traduzione di Morse, e i relativi apparecchi, erano davvero ben poco pratici, e che doveva esserci un sistema migliore. “Risulta evidente che Henry ha escogitato come telegrafare, Morse ha progettato un complicato sistema per farlo, Gale ha dato dei validi contributi, e Vail ha sviluppato il codice e gli apparecchi adatti perché il tutto potesse effettivamente funzionare”. Il 18 Ottobre 1888, più di 40 anni dopo, la vedova di Vail scriveva ad H.C.Adams, Presidente della Cornell University: “…. Il prof. Morse chiese di me, e sul suo letto di morte [morì il 2 Aprile 1872 a quasi 81 anni] dando più forza alle sue parole con l’indice della mano sinistra alzato disse: “La cosa che devo fare in questo momento è di rendere giustizia ad Alfred Vail”. Circa il suo sistema di codificazione “l’annuncio di Morse del 3 Ottobre 1837, e la sua lettera a Vail del successivo 24 Ottobre, con cui informava di aver completato il suo dizionario numeri-parole, non facevano alcuna menzione di un alfabeto di punti e linee”.  Morse continuò a lavorare su questo suo sistema ancora fino al 1843: “Sei anni dopo che Vail aveva creato il codice Morse, Morse stesso scriveva a Smith a proposito del dizionario numeri-parole che stava preparando”.

Vail così scriveva a suo padre e suo fratello in una lettera del 21 febbraio 1838, circa una dimostrazione che aveva appena eseguito per il Presidente (degli Stati Uniti) e del Governo: “Il Presidente aveva proposto la frase ‘Il nemico si avvicina… Essa fu tramutata in numeri e scritta sul registro. A pg 39 la didascalia sotto la foto 2.5 recita: “Alfred Vail che aveva creato il tasto del telegrafo Morse, ed il sounder, ed ancora il codice telegrafico, a Morristown

N.J. mentre Morse si trovava a New York e lavorava alla attribuzione di un numero per ogni parola di uso comune. L’idea di Morse per inviare messaggi era di trasmettere numeri invece che parole”.  “L’Engineering News del 14 Aprile 1886 pubblicava che il credito per l’alfabeto, il circuito di terra ed altri aspetti importanti del sistema Morse non compete affatto a Morse ma ad Alfred Vail, un nome da tenere sempre in grande evidenza e da onorare.” F.O.J. Smith scriveva la frase citata poco sopra: “Risulta evidente che Henry ha escogitato come telegrafare, Morse ha progettato un complicato sistema per farlo, Gale ha dato dei validi contributi, e Vail ha sviluppato il codice e gli apparecchi adatti perché il tutto potesse effettivamente funzionare”. “Vail vedeva con crescente stupore e rabbia che Morse lo escludeva gradualmente da ogni riconoscimento, senza tuttavia esprimersi apertamente, poiché Morse, già impegnato in una pluralità di battaglie legali, necessitava di ogni supporto possibile per riuscire a conservare i brevetti. Quando Morse in tempi successivi dichiarava che Vail e suo padre avevano unicamente  fornito al “bambino” un bel vestito, i sostenitori di Vail protestarono, e la stessa stampa del settore usò parole pesanti.

Il pensiero di Vail? Sarebbe certamente interessante sapere il pensiero che c’è dietro la evoluzione del codice “Morse” di A. Vail. Esso era di certo molto legato ai limiti tecnici dei meccanismi elettromagnetici progettati per trasmettere e ricevere. I fattori che invece hanno sempre caratterizzato il pensiero di Vail erano: brevità, semplicità, precisione.

La precisione implica che l’operatore che riceve deve essere in grado di distinguere immediatamente segnali anche simili, senza esitazione o confusione. Va ricordato che in quell’epoca Vail pensava solo alla lettura di segnali di codice su un nastro di carta in movimento, e non alla ricezione ad orecchio come avvenne in seguito. Bisogna anche tenere presente che la velocità, pur essendo importante dal punto di vista commerciale, non era, a metà del 19° secolo, un requisito così pressante come lo è oggi. Partendo dal semplice sistema di codifica “on-off” di Morse, Vail ne ha fatto evolvere un alfabeto facilmente utilizzabile in pratica, che non necessitava di ulteriore “traduzione”. Possiamo pensare che l’idea chiave di Vail fosse di usare dei segnali in cui lo stato “on” fosse più lungo. (Saranno stati i ritmi musicali a suggerire gli spazi fra gli elementi all’interno dei caratteri?)

Ciò era completamene diverso dal concetto del “dizionario del codice”, di Morse. Nota: sebbene si dica che nella elaborazione del suo dizionario Morse abbia scritto una linea invece di 5 punti, non vi è nessuna conferma sull’uso effettivo da parte sua di tale elemento nel suo stesso codice. E non possiamo fare a meno di chiederci come abbia potuto immaginare che l’uso di spazi interni (ai caratteri)  più lunghi del normale non avrebbe causato confusione e difficoltà all’operatore ricevente nella identificazione dei caratteri.

Vail avrà fatto qualche sperimentazione per provare il suo alfabeto? Questi aspetti pur interessanti sembra che non siano stati rilevati da nessuno, in contrasto con il tentativo di associare i caratteri più brevi con le lettere più frequenti dell’Inglese, cosa invece ampiamente riportata (ma come se fosse opera di Morse). “Nel Novembre e Dicembre 1837, quando Vail realizzò gli apparecchi, fece visita a Louis Vogt, propietario di una tipografia a Morristown, e studiando una cassettiera di caratteri individuò le lettere  usate più di frequente, assegnando a queste i caratteri più corti del suo alfabeto”.

Già nel gennaio 1838, cioè circa tre mesi dopo che aveva iniziato a lavorare con Morse, Vail aveva prodotto il primo alfabeto “Morse”, cioè un codice puramente alfabetico, che prevedeva l’uso di linee, oltre ai punti, e di spazi interni ai caratteri. In questo alfabeto non tutte le lettere avevano un carattere  distinto, e parecchie condividevano lo stesso segno (J = G, Y = I, V = L, e S = Z). Ciò sarebbe stato molto ambiguo in un sistema “ad orecchio” ma nella lettura del nastro di carta (la “zona”) il contesto aiutava a risolvere facilmente eventuali dubbi. Questo sistema alfabetico avrebbe reso la codifica e decodifica molto più facili, ed avrebbe consentito alla velocità generale di trasmissione di salire immediatamente a circa 10 parole al minuto. Ma Vail non disse nulla a Morse.  Da documentazione ora disponibile si evince che Morse ancora sei anni dopo, stava sempre lavorando al suo dizionario parola-numero e numero-parola. (Morse si indispettiva facilmente di fronte alla eccellente inventiva di Vail).

Non si sa con precisione se inventori precedenti abbiano usato elementi di lunghezza differente in un sistema di codice lineare. Per “lineare” si intende un singolo segnale, presente in una durata di tempo, in contrasto con la complessità di segnali composti, come le segnalazioni con semafori a due bracci, o l’alfabeto scritto. Vail scelse quattro tipi di elementi lineari per formare i caratteri (altre allo spazio minimo necessario fra gli elementi di un carattere):

                  Punto, il più corto

                  Linea, sensibilmente più lungo

                  Linea lunga

                  Spazio interno più lungo

Ciò forniva quattro scelte per gli elementi interni di un carattere, e tre scelte per gli elementi iniziali e finali, dove lo “spazio” non può ovviamente essere utilizzato. (Vi sono poi sempre gli spazi fra caratteri e fra parole). Queste “scelte” possibili permettevano la creazione di un alfabeto di pratica utilizzazione per la trasmissione “lineare”.

Nel 1843 l’alfabeto di Vail del 1838 era già parecchio cambiato, tanto che le sole lettere che erano rimaste uguali erano E, H, K, N, P, Q. Fra i cambiamenti vi era anche la assegnazione ad ogni lettera di un carattere distinto. Non è dato capire, confrontando gli alfabeti e le relative frequenze delle lettere, quali sono i motivi di tali radicali cambiamenti, anche perché gli stessi risultati potevano essere ottenuti cambiando solo poche lettere. A meno che non vi fossero in gioco altri fattori, al di là della semplice brevità. Poiché Morse non sapeva niente di questo nuovo codice, e nessun altro lo avrebbe intanto usato, i cambiamenti introdotti non avrebbero potuto generare alcuna confusione.

La lunghezza media dei caratteri dell’alfabeto del 1838, calcolata con gli stessi metodi usati al Cap. 25, era di 8,329, e pertanto il nuovo codice del 1844, con una lunghezza media di 7,978 era più corto di circa il 4%. Se Vail avesse invertito solo due caratteri, L e T, nell’alfabeto del 1838, la lunghezza media sarebbe risultata di 7,950 unità per lettera, cioè il 4,5% più corta, quindi meglio del risultato dopo i numerosi cambiamenti di cui si è detto. Alcune altre variazioni avrebbero potuto ulteriormente accorciarlo.

Il codice del 1844 non era quindi il “migliore possibile”, ma si rivelò comunque molto pratico. Esso fu usato con successo da molte migliaia di operatori commerciali, e costituì lo standard per la telegrafia via filo negli USA, in Canada, ed in alcuni altri paesi, fino a circa la metà del 20° secolo. Le durate relative dei vari elementi dei caratteri sono di importanza assolutamente critica per evitare equivoci e confusione all’operatore ricevente. La minima esitazione nel momento sbagliato all’interno di un carattere, o tenere il tasto abbassato solo per un piccolo istante più del necessario provoca la trasmissione di un carattere sbagliato. Se infatti queste piccole differenze nelle durate relative degli elementi (il cosiddetto “timing”) non venivano rispettate, non si sarebbero più potute riconoscere (all’interno di una parola)  le lettere I, O, ed EE, le lettere C, R, S, IE, le lettere Y, Z, II, SE, ES, H, ed il carattere & , come pure potevano essere confusi fra loro la T, la L e lo zero. 

Né l’alfabeto definitivo del 1844, né il successivo Codice Morse Internazionale, sono perfetti. Probabilmente nessun codice può essere perfetto per tutte le possibili utilizzazioni, ma esso si rivelò molto pratico e con il parallelo evolversi degli apparecchi e degli strumenti telegrafici ebbe successo e fu largamente usato. La sua efficienza con le lingue diverse dall’inglese può variare, in funzione della diversa frequenza delle lettere.

 

Capitolo 19

Breve storia della telegrafia Morse – 2ª Parte

 

Modifiche in Europa del Codice Morse Originale

La telegrafia Morse è arrivata in Germania mel 1847 ad opera di un certo Sig. William Robinson (senza autorizzazione di Morse). Laggiù il Servizio Dispacci della Marina fra Amburgo e Cuxhaven, un sistema di comunicazione per la marina mercantile, usava un sistema ottico, completamente inutilizzabile in situazioni di tempo cattivo. Essi si mostrarono subito molto interessati al potenziale di questo sistema elettrico “ogni-tempo”.

Un ufficiale, che era anche ingegnere, Frederick Clemens Gerke, tradusse immediatamente in tedesco il libro di Veil sul telegrafo. Egli si accorse subito delle varie possibilità che l’operatore ricevente potesse fare confusione, e modificò pertanto il codice (americano) originale, eliminando sia i caratteri con spazi interni sia le differenti lunghezze dei “daa”. Rimasero così solo due dimensioni: una lunga ed una più corta. Anche se ciò comportava in teoria un allungamento delle trasmissioni, significava anche che era più facile raggiungere lo stesso livello di accuratezza ed efficacia delle comunicazioni. Gerke conservò le lettere A B D E G H I K M N P S T U V, utilizzò la I anche per la J, mentre cambiò le lettere scartate, i numeri, ecc.

Altri stati Tedeschi ed Austriaci adottarono rapidamente il sistema Morse, ma ognuno di loro lo modificò in maniera indipendente, rendendo più difficili le comunicazioni inter­statali. Nel 1852 i Telegrafi di Stato tedeschi ed austriaci decisero di unificare i codici in uso (e le tariffe), secondo questi principi:

-elementi uniformi (di e daa e spazi);

-lunghezza massima di ogni lettera: 4 elementi

-numeri: lunghi 5 elementi

-segni di interpunzione: lunghi 6 elementi

La loro base fu l’alfabeto di Gerke, cambiando però O P X Y Z che divennero così quelle che sono ancora oggi nell’alfabeto Morse “Internazionale”, come successe per il sistema dei numeri. Fu deciso quindi, il 1° Luglio 1852, che questo fosse l’alfabeto ufficiale standard. La “J” come è oggi ed i simboli in altre lingue europee furono aggiunti nel 1865 alla Convenzione Telegrafica Internazionale di Parigi, e per lunghissimo tempo questo fu noto come il codice Continentale, fino a quando l’avvento della radio lo rese “Internazionale”. Piccoli mutamenti ai segni di interpunzione furono introdotti il 1° Settembre 1939.

Apparecchiature 

L’apparecchio ricevente originale di Morse era un “registratore”, abbastanza ingombrante, che a mezzo di un pennino azionato magneticamente lasciava dei segni su un nastro di carta trascinato da un congegno a molla, tipo carica di orologio. Il nastro di carta con i suoi segni alternati a spazi veniva poi letto visivamente. Vail aveva prodotto un modello più perfezionato. Risulta abbondantemente che anche gli stessi Morse e Vail avevano imparato a distinguere molte lettere auditivamente, sin dai primi mesi delle loro rudimentali trasmissioni. Già nel 1845 alcuni altri operatori riuscivano ad identificare quasi tutte le lettere auditivamente, ascoltando il ticchettio del registratore, e nel 1846 questa modalità era piuttosto diffusa, anche se da parte dei responsabili degli uffici vi era invece una certa riluttanza ad accettare questo metodo di trascrizione, ed alcuni lo avevano definitivamente vietato. Gli operatori “ad orecchio” dovevano comunque conservare i nastri, sia come prova della loro correttezza, sia come mezzo per eventuali rettifiche.  L’apparecchio di Morse per trasmettere era una specie di riga metallica, con punti e spazi. Il primo tasto realizzato da Vail, capostipite di tutti gli altri che sarebbero stati poi prodotti, fu “progettato” nel 1840. Era una semplice striscia di lamiera con un pomello, ma il principio rimase sempre valido in tutti i tasti che conosciamo, migliori, più robusti e più facili da usare. Fra i vari esempi di ricezione solo ad orecchio vi è James F. Leonard, nel 1847. Aveva iniziato come fattorino all’età di 14 anni. Dopo un anno divenne Operatore, a Frankfort, KY. Non solo riusciva a ricevere ad orecchio, ma aveva anche imparato (da solo) a trasmettere e ricevere nello stesso tempo, e quindi scriveva il messaggio che riceveva mentre ne stava trasmettendo un altro!

Alcuni altri operatori riuscivano ormai ad ascoltare un messaggio o due e poi a trascriverli in differita. Il primo maggio del 1847 l’Albany Evening Journal riportò la notizia che un tale W. C. Buell era seduto nell’ufficio postale ed ascoltava i messaggi in arrivo, quando il trascinamento del nastro dell’apparecchio ricevente si guastò.  Buell però continuò a ricevere “ad orecchio” e si dovette constatare che aveva ricevuto tutto correttamente e che inoltre se lo ricordava alla perfezione..

In quello stesso anno un broker di Louisville venne multato e arrestato perché si scoprì che, seduto in un ufficio postale, riceveva tranquillamente i resoconti in arrivo dai mercati, senza però pagare (perché non aveva la licenza). Sempre nello stesso anno tale Mr. Books, operatore a Pittsburgh, trascrisse un lungo messaggio ricevuto unicamente ad orecchio. Questa ricezione “ad orecchio” si rivelava quindi non solo possibile, ma anche molto pratica, col beneficio di far risparmiare tempo. Molti uffici però furono piuttosto lenti ad adottare questa modalità, e richiedevano comunque la completa registrazione di tutti i messaggi anche se ricevuti ad orecchio.

Nel 1852-53 un conduttore di treni delle Ferrovie dell’ Erie si rifiutò di accettare ordini operativi ricevuti ad orecchio, e riportò il comportamento dell’operatore Charles Douglas al sovrintendente. Quando fu redarguito, Douglas insistette per essere messo alla prova, e dimostrò che era perfettamente capace di ricevere ad orecchio con la massima accuratezza messaggi anche molto lunghi. Nelle Ferrovie dell’Erie da allora in poi la ricezione ad orecchio fu ufficialmente ammessa. Il “sounder” fu inventato nel 1856 e fu usato largamente, in pratica in maniera quasi totale, durante la guerra civile ed anche dopo, con però alcuni “duri a morire” che richiedevano ancora l’uso del vecchio “registratore” grafico.

Operatori dei primi tempi, e fino alla fine della guerra civile  

Il telegrafo si sviluppò di pari passo con le ferrovie, permettendo maggiore facilità e sicurezza nella gestione dei convogli. Ogni stazione , come pure ogni altra località importante (per es.: gli scambi) erano presidiate da un operatore. C’erano molte  più stazioni di campagna e di piccole cittadine che non uffici “di città”. Molti operatori venivano dalle zone rurali o dalle cittadine, dove poi rimanevano, mentre altri erano attratti dai vantaggi degli uffici delle grandi città.

La telegrafia era soprattutto una occupazione “giovane”. In maggioranza si trattava di ragazzi dai 9 anni in su, con una concentrazione particolare dai 14 ai 18, alcuni erano nei loro venti anni e poco più, pochissimi al di sopra di queste età. Molti sono diventati operatori bravissimi, molto accurati, veloci, ed in sostanza molto affidabili, ed in generale erano degni di fiducia e leali. Nessuno divulgava il contenuto dei messaggi ad altri che i destinatari. Molti di questi giovani che avevano servito in uffici postali e in enti pubblici diventarono poi operatori militari nelle due fazioni, durante la Guerra Civile, impegnandosi spesso ben oltre il semplice dovere, e con grande rischio personale (pur essendo di solito inviati vicinissimi alla prima linea, non ricevettero mai onori o paga di tipo militare).  Nei primi tempi si usava una matita per trascrivere, e quindi una buona scorta di esse, già appuntite, era sempre vicina all’operatore. In seguito si diffuse anche l’uso della penna e calamaio (in bella calligrafia, ma con il rischio delle macchie di inchiostro!) a velocità fino a 150-170 caratteri al minuto, ed ottenendosi delle copie pulite e perfettamente utilizzabili per la consegna al destinatario. 

Operatori posteriori alla Guerra Civile

Il “dopo guerra” fu un periodo di crescita, sia nel numero degli uffici delle ferrovie sia della dimensione dei loro uffici delle grandi città. In questi uffici il numero di operatrici donne aumentò considerevolmente, poiché era considerato un lavoro più pulito e più rispettabile di quello domestico o del lavoro in fabbrica. C’erano più categorie di operatori negli uffici urbani: quelli addetti a sbrigare traffico a bassa velocità con le zone periferiche, quelli che gestivano il traffico a velocità elevata, gli operatori addetti ai resoconti finanziari, ed al top gli operatori della stampa.

La aspirazione degli operatori uomini era di progredire e diventare capaci di seguire senza difetti il traffico  veloce. Questi erano operatori rispettati e pagati meglio di tutti. Negli uffici telegrafici in città era usanza sottoporre i nuovi arrivati  a scherzi e prove “di iniziazione”. Gli altri facevano in modo di fargli arrivare messaggi strani o confusi, o più spesso un messaggio a velocità molto elevata, e naturalmente si divertivano a vederlo soffrire. Quando l’operatore “vittima”, anche guardando le espressioni degli altri,  si rendeva conto dello scherzo a suo danno, veniva considerato “accettato” se stava allo scherzo e ci rideva lui stesso. Se invece se la prendeva a male, sarebbe sempre stato considerato un novizio.

Quando negli anni 1880  le macchine da scrivere diventarono abbastanza affidabili esse cominciarono ad essere usate per la ricezione e trascrizione negli uffici telegrafici. Un ottimo operatore era quello capace di scrivere a 50-60 parole al minuto senza problemi, e molti di questi si dice che scrivessero con 5 – 6 parole di ritardo per riuscirci.

L’arrivo della Radio

Quando Marconi arrivò sulla scena con i suoi apparati senza fili il codice Continentale, o Internazionale, era già in uso quasi ovunque, eccetto che in America. Le comunicazioni via radio venivano utilizzate quasi esclusivamente dove non era possibile stendere dei cavi, e quindi di fatto quasi esclusivamente traffico da nave a terra o fra navi. Gli operatori americani conoscevano solo il codice “Americano”, e dovettero iniziare ad aggiungere al “repertorio” anche quello “Continentale”, usandoli poi entrambi, l’Americano fra di loro e il Continentale con gli altri operatori. Molti di essi riuscirono a padroneggiare entrambi i codici in maniera completamente intercambiabile, a seconda delle necessità.

Per il periodo circa fino alla prima Guerra Mondiale la capacità di usare entrambi i codici era un requisito necessario. Ma l’uso del codice Americano, un po’ più veloce e più ricco di punti, con i trasmettitori a scintilla rendeva difficilissima la ricezione in presenza di scariche. Le scariche ed i segnali avevano praticamente lo stesso suono, e le frequenze basse allora in uso erano disturbate da scariche atmosferiche per almeno metà dell’anno. In questo periodo la Marina americana sviluppò una serie di simboli di codice completamente nuova, probabilmente per la ragione appena detta, anche se poi questa fu abbandonata in favore del “Continental Code” appena prima dell’ingresso degli USA nella prima Guerra Mondiale. In quello stesso periodo il codice Continentale divenne lo standard anche negli USA sia fra i professionisti che fra i radioamatori.

Quando furono utilizzati per la prima volta i termini “di” e “daa”?

Nel marzo 1926 la rivista Wireless Magazine parlando del primo collegamento transatlantico del 1923, scrive testualmente che i segnali della stazione francese 8AB erano un tremolante “daadaadaadidi didaa daadididi” (suono in morse dei tre caratteri 8AB, NdT). Ci saranno stati degli esempi anteriori? Con un “sounder” i termini utilizzati per distinguere i due tipi di clicks erano “iddie” e “umptie” (rispettivamente per il punto e la linea), oppure Klick e Kalunk. La precisione era un requisito importante degli operatori professionisti, poiché era da quella che essi venivano classificati. Un operatore che in trasmissione o in ricezione doveva ripetere o a cui veniva richiesto di ripetere, poteva essere scartato. Non era solo una questione di cortesia, ma anche di soldi: gli errori costavano soldi alle società telegrafiche a causa dei ritardi che comportavano per i loro clienti. L’operatore come si deve era quello che tarava la sua trasmissione secondo le capacità di ricezione possedute dall’altro operatore.

Un operatore riferiva che il Morse di bassa qualità suonava anche peggio su un Sounder, piuttosto che in CW via radio.

Il segnale AR proviene dai caratteri FN (finito) del Morse Americano.

 

Capitolo 20

Imparare il codice Morse Americano

 

Differenze fra i due codici

In questo capitolo svolgiamo alcune considerazioni su come procedere per imparare “l’altro” codice, partendo dal fatto che che la maggior parte di noi già conosce il codice Internazionale (già Continentale). Raccomandiamo soprattutto di non usare, a scopo di apprendimento, la tavola di comparazione che segue, poiché essa ha il solo scopo di indicare le differenze fra i due codici, ed in particolare sui differenti tipi di “ritmo” che essi comportano, a causa della presenza, nel codice Americano, di spazi interni ai caratteri e di “linee” di lunghezza variabile.

Il codice Americano differisce da quello Internazionale in quattro aspetti:

1) i caratteri seguenti sono uguali nei due codici:  A B D E G H I K M N S T U V W 4 (due terzi delle lettere dell’alfabeto)

2) certi caratteri del codice Internazionale rappresentano lettere diverse  nel Morse “vecchio” (Americano): 

AMERICANO: F J Q P X 1 5 7 8 9 . ?

INTERNAZIONALE: R  C F 5 L  P  o Z 6 X ? /

3) certi caratteri del vecchio Morse contengono spazi interni che si prestano ad equivoci facendoli interpretare come due caratteri:

C O R Y Z possono essere intesi rispettivamente come IE EE EI II SE

4) certi altri caratteri del vecchio Morse sono completamente differenti e non esistono nel codice Internazionale: L = un daa abbastanza lungo, 0 (zero) = un daa ancora

più lungo; inoltre i numeri 2, 3, 6.

Quanto sopra senza contare altri segni di interpunzione, anche essi differenti nel codice Americano e largamente usati nei circuiti telegrafici terrestri via filo.

Durate relative e proporzionalità

Risulterebbe che non ci fossero dei veri valori standard sulle durate ( vale a dire sui “tempi”) dei caratteri nel codice Americano, come esistono invece nel codice Internazionale. La durata di un daa normale è variamente definita, e va da due a tre volte la durata di un dit (la mia impressione è che essa fosse più corta della durata del daa del codice Internazionale. Ciò potrebbe essere dovuto alla necessità di risparmiare tempo, senza però arrivare al punto di creare confusione con un dit o con il daa abbastanza più lungo che stava per L, che teoricamente doveva essere due volte la durata di un daa normale). Lo zero era trasmesso di durata ancora maggiore, se c’era rischio di confusione, altrimenti era di durata simile alla L. Alcuni hanno descritto la durata della L da quattro a sette unità, mentre lo zero da 5 a 10 unità.  Sembra di contro che invece sugli spazi le opinioni fossero più concordanti.

La cosa importante era “Questa è comunicazione. Le cose devono essere inviate una volta sola. Le ripetizioni fanno perdere tempo e denaro". Le lettere e i numeri sono ben capiti dall’operatore che riceve? I telegrafisti professionali erano giudicati prima per la precisione, e poi per la velocità.

Allo stesso modo la durata degli spazi interni ai caratteri era usualmente indicata come uguale alla durata di due dit, anche se nella pratica tendeva ad essere accorciata, fino a rimanere comunque chiara e non provocare confusione alla ricezione.  La spaziatura fra le lettere di una stessa parola era nominalmente della durata di 3 – 4 dit, e quella fra parole diverse di 4 – 6 dit. Lo spazio prima e/o dopo un carattere con spazi interni era spesso allungato, sempre secondo le circostanze. Anche qui questi valori erano teorici ed in pratica venivano dagli operatori adattati al reciproco livello di esperienza. L’obbiettivo dopo tutto era quello di una ricezione perfetta nel tempo minimo necessario, e per il resto gli operatori avevano un buon grado di libertà. In ogni caso la necessità per gli operatori in codice Americano di grande attenzione per le proporzionalità, pena il rischio di ricezione di fischi per fiaschi, dimostra la sua troppa delicatezza e mancanza di margini di flessibilità rispetto al codice Internazionale.

E’ meglio non fare confusione

Tre caratteristiche generali distinguono i due codici:

A prima vista, con alcuni caratteri uguali ed altri differenti, sembra inevitabile una grande confusione nel cercare di apprendere l’altro codice. Ma così non è. In una sua lettera del 1942 Mr R.J. Miller, un insegnante di grande esperienza presso la Teleplex Co., scriveva: “Uno già esperto in uno dei codici, cioè l’Americano, può acquisire la stessa padronanza  del nuovo (il Continentale) in 10 – 15 giorni.  Questo perché la sua mente è già abituata a quel genere di apprendimento. Questa ipotesi è stata confermata ormai molte volte”.

Attiro la vostra attenzione sulle parole “esperto” e “mente già abituata…” Infatti è solo l’operatore che ha una grande dimestichezza con un codice, e la mente già addestrata a riconoscere i suoni delle lettere anche trasmessi a notevole velocità, che potrà riuscire presto e bene anche con l’altro. Mr Miller non chiarisce la portata del suo termine “esperto”, ma possiamo sicuramente presumere che dovesse essere ben al di sopra del minimo richiesto per un operatore commerciale di quei tempi. Saremo probabilmente nel giusto dicendo che la definizione di Mr Miller si applica certamente ad uno già capace di ricevere e trasmettere senza problemi fra i 130 ed i 180 caratteri al minuto.

Da ciò si può ancora presumere che i meno esperti fra di noi che vogliano imparare il vecchio Morse necessiteranno ovviamente di un tempo maggiore. (E’ anche probabile che nell’imparare il secondo codice si riesca a migliorare anche le proprie capacità con il primo, poiché si tratta comunque di esercizio nel riconoscimento di caratteri).

Impararlo

Come meglio fare? Innanzitutto dovremo fare attenzione ad ascoltare del morse trasmesso perfettamente. I ritmi dei due codici sono differenti, e non sarà difficile distinguere quello Americano, dal suo “ritmo” particolare e dalla ricchezza di dit. Ma in realtà vedremo che molte parole comuni sono facili da riconoscere perché sono identiche nei due codici (and, the, it, but, these, thing, e molte altre), e sono quindi suoni che non dovremo imparare di nuovo. Ascoltatene ed assimilate il suo ritmo, in seguito esercitatevi a trasmettetelo col vostro tasto cercando naturalmente di imitare gli operatori migliori. I suoni vi resteranno così più impressi.

Tenete conto di questi suggerimenti:

1)  Non fatevi neanche sfiorare dall’idea di possibile confusione: negli anni molti operatori a vario grado di esperienza hanno operato con l’uno o l’altro codice senza problemi. Nei primi tempi della radio ciò era normalmente richiesto agli operatori commerciali, e molti di essi non erano neanche tanto esperti.

2)  In realtà conoscete già due terzi dell’alfabeto, ed una delle dieci cifre, e quindi per questi nessun problema

3)  Pensate in maniera indipendente a tutti i caratteri che sono differenti nei due codici. Imparate e pensate a ciascuno come componente del codice al quale appartiene. Non fate confronti o accostamenti, tenete ogni carattere separato e distinto dagli altri. Cioè per esempio non vi soffermate mai a pensare che il tale suono è ”C” nell’internazionale quindi è una “J” nell’Americano, e così via. Non deve esserci nessun passaggio aggiuntivo fra l’ascolto di un carattere e il suo immediato riconoscimento (uno che parla il tedesco e l’inglese sa che le lettere “ch” si pronunciano in maniera differente nelle due lingue, ma non farà certamente confusione. Noi dobbiamo fare lo stesso.

4) Ricordate inoltre che imparare il codice  Americano sarà molto più facile che imparare quello internazionale, poiché il metodo lo abbiamo già assimilato imparando il primo codice. E poi già molti, molti altri lo hanno già fatto, e questo di dà sicurezza e fiducia.

Alcune eccellenti idee ci vengono proprio da coloro che da lungo tempo conoscono ed usano entrambi i codici. Una di queste è di usare per il codice americano  un sounder invece di un tono audio così da rendere completamente differenti i tipi di suoni e facilitare la distinzione fra i due. Naturalmente bisognerà acquisire dimestichezza con il suono di un “sounder”. Ma questo non è un suggerimento di carattere generale: chi non userà poi il “sounder” non perda tempo ad esercitarsi così. Alcuni operatori esperti non ci trovano alcun vantaggio.

Così, non ci sarà alcuna confusione. Andremo tranquillamente avanti con fiducia ed impareremo il “Vecchio” codice, in realtà “nuovo” per noi, usando i principi qui enunciati. Forse qualcuno dei vecchi operatori esperti in entrambi i codici sarà contento di darci qualche altro consiglio dall’alto della sua conoscenza.

Nastri in codice americano registrati da esperti si possono forse ancora trovare presso Cecil Langdoc, 201 Homan Ave. , Elkhart, IN, 46516. Sono materiale per ottimo ascolto. 

Una storiella che riguarda un telegrafista delle Ferrovie: un principiante stava trasmettendo con un bug, più velocemente che poteva, quando l’operatore dall’altro capo lo interruppe con “REND STOW IMA GIRT”. Il nostro telegrafista chiese la ripetizione, ma il testo che arrivò era esattamente lo stesso. Si rivolse allora al suo superiore chiedendo che cosa potesse avere l’operatore che l’aveva inviato. Il capo disse: “Niente, ti sta solo dicendo “Send Slow I am a Girl”. Devi cominciare a capire le differenze fra il codice che usi tu ed il vecchio”! Al corso non ti hanno detto niente?”

Questo invece è un esempio di frase composta solo da “dit”: Her irish eyes cry cos she is so sorry”

Imparare a ricevere con il “sounder”

Ricevere con un “sounder” non è né più né meno difficile che farlo ascoltando un tono audio o un cicalino, è solo un modo differente. Il sounder fa due diversi “click”, che corrispondono al movimento del tasto. Quando in trasmissione il tasto viene abbassato (inizio del segnale) il click ha un suono più acuto e marcato, quando viene alzato, (fine del segnale) il click è più sordo. La durata fra questi due clicks è naturalmente la durata dell’elemento, dit oppure daa. Ci si può esercitare prima con una serie di dit e poi con una serie di daa, per cominciare a riconoscere la differenza, e poi iniziare con brevi parole usuali per acquisire familiarità con questo metodo. 

Il Morse americano era soprattutto destinato ad essere usato in circuiti via filo, dove le scariche atmosferiche sono del tutto assenti, o comunque debolissime. Esso venne poi usato, negli USA, anche nei primi tempi dell’avvento della comunicazione via radio, mentre in Europa, solo 5 anni dopo, veniva introdotto il codice Internazionale. Nel tempo venne poi adottato anche negli USA il codice internazionale, probabilmente per due ragioni: la maggior presenza di “dit” nel codice americano, che avendo un suono molto simile alle scariche si prestavano ad essere confusi con esse, e la internazionalizzazione delle comunicazioni radio navali, che portava verso l’uso dello stesso codice da parte di tutti .

Il Morse Americano: un’arte

La telegrafia con il Morse Americano è considerata da molti dei suoi utilizzatori una forma di arte, una espressione di estetica e di bellezza. Secondo un anziano operatore la “musica” prodotta da un sounder “supera in bellezza anche quella prodotta dal più musicale dei motori d’aereo”

Qualche altro paragone

A parità di durata degli elementi (“di” e “daa”) inviare lo stesso messaggio richiede sensibilmente meno tempo con il codice Americano che con l’Internazionale, fino al 45% in meno. Per cui quando si parla di velocità di trasmissione raggiunte in codice Americano dobbiamo anche sapere che l’operatore in trasmissione ha avuto un compito più facile del suo collega che usa il codice internazionale, mentre per l’operatore ricevente non vi sono grandi differenze, o forse una piccola maggiore necessità di orecchio “fino” per distinguere le sottili differenze esistenti nel codice Americano.  Bisogna anche aggiungere che, completata la trasmissione del messaggio, l’operatore Morse avrà eseguito circa il 91% di movimenti del tasto, e impiegato circa l’85% dell’energia rispetto all’operatore “internazionale”.  

Questi risparmi hanno però una contropartita. L’operatore Morse Americano deve raggiungere un affinamento maggiore delle sue capacità per distinguere le sottili differenze insite nel suo codice. Deve riconoscere senza esitazione le lettere con spazi interni (C O R Y Z), ed i caratteri allungati (L e lo zero), ed in generale deve abituarsi ad una spaziatura più ridotta fra caratteri e parole. C’è anche l’altro aspetto della differenza fra ricevere con il sounder nella tranquillità di un ufficio, e cercare di capire segnali che arrivano via etere in mezzo a scariche e interferenze con probabilità di perdita o di ricezione frammentaria.

Le difficoltà comportate dall’uso di lettere con spazi interni e di “daa” più corti nel codice Americano diventano evidenti svantaggi rispetto alla standardizzazione del codice internazionale, che è più facile da ricevere in condizioni avverse. Gli operatori di Morse Americano quando dovevano operare via radio probabilmente tendevano ad allungare anche di molto le durate degli elementi, spazi compresi, per renderli più intellegibili. Ma così facendo i vantaggi della maggiore “rapidità” intrinseca del codice Americano andavano persi.

Materiale per esercitarsi

Parole che contengono solo lettere comuni ai due codici ( a e i u b d g h k m n s t v w):

the and end man men view stew must mist missed king kid thing dig dumb sing sting stub hide side vast waste waist medium wide stab tug aim bug tame name magnet tube gust huge India ink sink had mad made human magnitude dean hit heat hum ham him sad dash dish shade gush bush hush mash smash biggest mug hug sag wag stage  wages vague stag that tug heed head hasten skate hate date night might kite  fight invite begin began behave behead aghast mane inane game wane hank bank stink wink

Parole che contengono unicamente lettere presenti solo nel codice Americano:

Solo con dits: cheese choose coop cop cope copper copy core creep creepy crop cross cry  echo eyes hoe hope horse hose ice ooze peer pie pieces pose precise press price prise prose recess repose rice ripe rope Roy seer seize series she sheer shoe shy size sore spice spree spy yippy zero zoo

Altre Clop color crop off for joy fly lop offer plop roll jolly

Lettere presenti solo nel codice Americano e le altre vocali

All aloe career clap clay clear cliff clip clique collar cruel equip expire explore fall fill fizzle flail flare fly for full fail jail jeer jello joy jury leap lily lop oil opera pear peel place play quail queer quip quiz rap reaper repair rill roll xray year zeal

Dalle Note sul MILL 72a di Jim Farrior, che aveva imparato prima il codice americano

Non vi sono standard rigidi, anzi vi sono grandi variazioni nel modo in cui ogni operatore trasmette il codice Americano. Anche se non è esattamente così, è conveniente presumere che gli standard nei due codici siano gli stessi, salvo che alcuni caratteri del Morse (americano) contengono spazi più larghi fra due dei loro punti, e la spaziatura fra le parole è di una unità più corta. Inoltre nel Morse la “L” è una linea lunga circa due volte quella normale, e lo zero una linea lunga circa tre volte la standard. Ne conseguirebbe uno “standard” Americano così espresso: punto = 1 unità, spazio normale = 1, spazio speciale = 2 unità, linea = 3 unità, L = 6 unità, 0 = 9 unità, spazio fra caratteri = 3 unità, spazio fra parole = 6 unità.

Anche se non ho dedicato molto tempo ad esercitarmi con il codice Americano, non mi è facile distinguere le differenti durate dei “daa” e di percepire come unitari,  i caratteri con spazi interni, se non a prezzo di una grande e conscia attenzione.

E’ plausibile che io abbia ascoltato per anni del codice Morse Internazionale così mal trasmesso che ho perso qualunque capacità di rilevare le piccole differenze nelle durate e negli spazi (cosa che sarebbe stata impossibile per un operatore di morse Americano). Codice formato veramente male: da una parte linee accorciate e punti allungati che quasi sono indistinguibili, dall’altra linee molto distanziate, troppo lunghe rispetto alla velocità di trasmissione, e comunque trasmesse in maniera erronea. Aggiungete spaziature irregolari fra gli elementi dei caratteri e fra i caratteri di una stessa parola e si capisce che trasmissioni del genere siano una vera “sfida” per la mente, che deve fare un enorme lavoro di “ricostruzione”.

 

Capitolo 21

 

Metodi sconsigliati

 

In ogni materia di studio, per impararla ci sono i metodi efficaci anche quelli inefficaci. Può apparire stupido cercare di imparara con un metodo difficile quando se ne conosca uno migliore, e più facile.

Il vecchio metodo (quello difficile).

Da qualche parte alla fine dell’Ottocento, persino le migliori scuole per telegrafisti iniziavano l’insegnamento del codice Morse ai nuovi studenti, dando loro il codice stampato su carta perché lo memorizzassero visivamente. La conseguenza era che l’apprendimento del codice era difficoltoso e richiedeva molto tempo per acquisirne la padronanza. Questo spiega perché gli studenti quasi se lo aspettavano, ed è per questo che chi poteva permetterselo sceglieva di frequentare una scuola di telegrafia. Senza purtroppo rendersi conto che così erano perfettamente pronti ad iniziare nelle peggiori condizioni mentali e di metodo.

Questo atteggiamento si è protratto naturalmente fino ai primi tempi del radiantismo ed è proseguito in seguito per lungo tempo. Era opinione comune che la telegrafia fosse di difficile apprendimento. E non è questa ancor oggi una opinione diffusa? Dobbiamo liberarci dell’idea che sia difficoltoso: non lo è. L’esperienza ha mostrato che i migliori insegnanti hanno completamente tolto validità a questa opinione. Imparare la telegrafia, così come utilizzarla, dovrebbe essere una gioiosa esperienza, facile ed anche allegra. Questi insegnanti trascurano inoltre completamente gli sbagli degli allievi, proprio per evitare reazioni negative.

Il vecchio sistema di imparare per memoria visiva ovvero contando punti e linee ad uno ad uno è pressocchè garantito che produca il vecchio famoso “plafond”, alla massima velocità che la mente umana riesce a gestire a livello cosciente, con quell’inutile sovraccarico, solitamente situata tra i 35 e i 50 caratteri/minuto. Coloro che ricevono ogni carattere Morse e lo trattano con quella procedura mentale per arrivare alla lettera che rappresenta, sono sulla buona strada per trovarsi nei guai – ed arriveranno presto ad arenarsi una volta raggiunto il “plafond”. Perché mai ci si dovrebbe prendere il disturbo di far fare alla mente quel genere di lavoro, dal momento che è così improduttivo ed anzi opera contro di noi?

L’unico ovvio motivo è che non si  conoscono i metodi migliori.

Analizzando quel vecchio metodo di apprendimento,si rileva che l’allievo:

Che bellezza!

Già nel numero di agosto 1975 della rivista QST, a pagina 100, George Hart scriveva:

“La maggior parte di quanti imparano la telegrafia cominciano con il mandare a memoria l’alfabeto in termini di punti e linee, oppure di “di” e “daa” Anche quelli che sono avvertiti da un istruttore illuminato che la lettera A, per esempio, NON è un punto seguito da una linea, bensì un suono di cui la più prossima imitazione fatta da voce umana è “didah” – anche essi, dicevamo, solitamente mandano a memoria che è un suono breve seguito da un suono più lungo…Quindi, la fase iniziale dell’apprendimento della telegrafia per la maggior parte della gente è una procedura di conteggio, e qualunque sottolineatura del fatto che bisogna fare riferimento solo al suono è del tutto inutile  per cambiare questo stato di cose”. Scoraggiante! L’autore sottolineava il fatto che il percorso da fare per imparare il codice Morse è inizialmente quello di ascoltare le lettere ad una velocità troppo elevata per consentire di contare [punti e linee] ed impararle come unità ritmiche di suono – schemi sonori. Ciò è quanto fanno ora i programmi di insegnamento della ARRL.

Altri metodi da evitare

Moltissima gente è riuscita ad imparare il codice Morse con metodi che non si possono attualmente consigliare, ma lo ha fatto ad un prezzo elevato in termini di tempo e fatica, e spesso è andata incontro ad una grossa delusione. Costoro sono riusciti solo per ostinazione a superare gli ostacoli e raggiungere il successo nonostante le difficoltà. Ma innumerevoli altri si sono inguaiati e si sono arenati, a velocità basse, generalmente meno di 50-60 caratteri/minuto, ed hanno poi del tutto rinunciato. Nel corso degli anni si sono ideati tutti i tipi di schema per memorizzare il codice, alcuni davvero ingegnosi. La maggior parte di essi comporta una specie di rappresentazione mentale: un piano figurato ovvero sistematico dei caratteri del codice stampati, basato sulla loro struttura, un catena di relazioni di vari tipi, aggiungendo o scambiando parti di un carattere per ottenerne un altro. Alcuni hanno ideato parole o frasi che si riteneva avessero una qualche assonanza con le lettere in codice. Metodi simili probabilmente potrebbero essere buoni in una situazione di emergenza ma sono del tutto privi di valore per una comunicazione telegrafica ordinaria. Non c’è ragione alcuna per cui si debba vedere il codice in forma grafica. Non traducete mentalmente “punto più linea significa: A” per poi scriverla; o come qualcun altro ha detto “Se ti capita di sentire ‘dadidadit’ e di dire a te stesso: ah, questa è una C” e di scriverla, sei nei pasticci: questo vuol dire tradurre.

La maggior parte di questi supporti finalizzati all’apprendimento hanno trascurato il fatto che le lettere in codice costituiscono un alfabeto di SUONI. I loro “supporti” hanno frapposto qualcos’altro tra il suono della lettera e la lettera. La maggior parte di questi sistemi presenta i suoi schemi all’occhio, non all’orecchio. Anche quelli che si prefiggono di utilizzare i suoni (come le assonanze di cui si è detto) non riescono a fornire la necessaria unità di schema sonoro (in parte perché sono troppo lenti,ma anche perché le assonanze sono un elemento estraneo e di distrazione).  Entrambi i sistemi implicano uno o più passaggi ulteriori –la traduzione- per arrivarci. Quelli che richiedono un certo tipo di analisi (ad esempio, quanti punti e linee) di ogni carattere al fine di identificarlo, ovvero che passano attraverso una qualsiasi serie di passaggi, hanno anche introdotti passaggi superflui che inevitabilmente rallentano colui che sta imparando, e solitamente riducono grandemente il raggiungimento di velocità superiori ai 25-50 caratteri/minuto. Evitate questi sistemi. Moltissimi tra quelli che hanno imparato inizialmente il codice Morse da una tabella scritta (di punti e linee) hanno preso la cattiva abitudine di conteggiare il numero di punti e linee da una tabella mentale. Allora devono decifrare i caratteri più lunghi attraverso il conteggio: per esempio, per distinguere la lettera B dal numero 6 e il numero 1 dalla lettera

Alcuni di questi radioamatori hanno potuto con un grande allenamento, e forse comprendendo la natura del problema, superare la loro “barriera” di velocità. (Conoscevo un esperto radioamatore ex operatore della marina mercantile che era capace di andare a velocità di 100 caratteri/minuto in questo modo, ma questo era il suo limite massimo. Gli piaceva la telegrafia, ma non riuscì mai ad andare oltre. Quella era la velocità massima alla quale poteva analizzare – era anche troppo bravo!). Quelli che hanno imparato con il sistema delle assonanze, raramente raggiungono il limite di 50 c/m.

Un altro metodo ampiamente pubblicizzato per molti anni che si insegnava al principiante era quello chiamato ”Eat Another Raw Lemon” (mangia un altro limone acerbo), che doveva ricordargli come era costituita ognuna delle quattro lettere E-A-R-L: ciascuna aggiungeva un elemento alla precedente. Questo veniva rappresentato con grandi punti e linee a stampa. Ce ne devono essere stati tanti che hanno iniziato con questo sistema e ciò nonostante almeno alcuni di loro sono riusciti a conseguire dei risultati di livello elevato. Ho conosciuto un radioamatore che con questo sistema aveva raggiunto la velocità di circa 100 c/m. Gli insegnanti esperti ci dicono che qualsiasi tipo di tabella con punti e linee stampati o qualsiasi altra rappresentazione grafica non fa altro che bloccare il progresso del principiante, quando inizia ad imparare il codice. Il capitolo 13 ne spiega il motivo.

Tutti questi metodi vanno contro i buoni principi della pedagogia, perché non insegnano il codice nel modo in cui poi verrà usato, e cioè come reali modelli sonori. Essi inoltre richiedono al principiante di imparare qualcosa (che più avanti deve dimenticare se vuol progredire) in aggiunta al suono del codice stesso.  Mentre in un primo tempo questi metodi danno l’impressione di agevolare l’apprendimento, in realtà lo rendono molto più difficile, o addirittura impossibile. Un saggio insegnante e un saggio principiante evitano questi metodi. 

Quindi:

# non GUARDARE mai una tabella scritta di caratteri Morse prima di iniziare ad imparare, e non tentare MAI di fissarne una nella tua memoria visiva, o avere a che fare con software che mostri i caratteri Morse sullo schermo; # non avere nulla a che fare con metodi che richiedono inizialmente di ascoltare il susseguirsi di punti e linee, o parti di lettere. Ciò rallenterà il tuo apprendimento.

Ascolta SOLO caratteri interi correttamente battuti;

# non ascoltare mai il Morse ad una velocità INFERIORE a 60 c/m. Se possibile, ascoltalo a 70 c/m, o più;

# non imparare, mandandoli a memoria, i caratteri con segni opposti, come K ed R. In effetti ciò porta alcuni a confonderli definitivamente!

# non perdere tempo a copiare gruppi a casaccio di lettere in codice. La ricezione di parole ordinarie è molto differente, ed è quanto è richiesto dalla prova d’esame. I gruppi casuali di lettere sono molto diffusi perché i programmi per personal computer possono essere facilmente progettati per trasmetterli. Hanno una ragion d’essere nell’apprendimento iniziale dei caratteri e successivamente nell’ esercitarsi su quelli che risultino un po’ ostici, ma questo è tutto.

Quando un vecchio radioamatore, che aveva imparato il Morse da una tabella scritta, come si era soliti insegnarlo, si rese conto improvvisamente che ogni lettera “è” un suono, fu come se si fosse accesa una lampadina. Dopodichè cominciò a progredire rapidamente.

Inutilità delle esercitazioni erronee.

Arnold Klein, N6GAP disse “Devo ammettere che per un numero di anni che preferisco non ricordare, ho tentato di venire a capo di una cosa semplice: ricevere il codice a 100 c/m per la licenza della Extra Class”. Si allenò a tal punto da dedicare ogni momento di tempo libero al pensiero del codice Morse. Consumò un registratore per ascoltare nastri mentre guidava, tagliava l’erba, spazzava, piantava fiori, passeggiava all’ora del pranzo, e di sera mentre usava il tapis­roulant, mentre lavava i piatti, mentre guardava le partite di softball metteva le cuffie e mentalmente lo trascriveva. Riceveva la telegrafia anche nella sala d’aspetto del medico, e lo faceva anche alla sera in auto, mentre attendeva la moglie di ritorno dagli acquisti – un uomo coi capelli grigi con le cuffie, che scriveva su un taccuino! “I risultati erano deludenti. La velocità raggiunta era tra 100 e 120 c/m e c’era sempre quel senso di paura di non farcela” – era proprio la sensazione che stava provando.

Il problema era che non sapeva cosa stesse sbagliando. Se chiedeva a quelli che avevano superato l’esame la risposta era: esercizio. “Bene, il mio esercizio non ha raggiunto lo scopo”. Gli articoli delle riviste che parlavano di decodifica “differita” non dicevano come se ne imparasse la tecnica. Sembrava che la formula corrente fosse quella per cui la capacità di decodifica differita sarebbe comparsa magicamente dopo un sufficiente allenamento.

Ma, dopo aver letto le regole presentate in questo libro, egli scrisse: “Acquisire la padronanza del codice ha richiesto una vita, e sono deciso a riuscire. Ora ho provato queste regole, durante la settimana da quando le ho avute, e funzionano davvero! La preoccupazione di non farcela si sta allentando. Il più nuovo suggerimento che mi sto dando è di star calmo. Le regole hanno dato risposta al problema che mi sono trascinato per anni”.

I metodi presentati in questo libro sono efficaci e sperimentati nel tempo.

 

Capitolo 22

Elenchi di parole per allenarsi

 

100 parole raggruppate per funzione

(Il che renderà più agevole la costruzione di frasi per esercitarsi). [con aggiunta del pronome I (io)e dell'artic