La “RADIO” in mare…storia di una grande amicizia!
La più grande nave per la pesca oceanica Europea costruita presso i Cantieri S.E.C. di Viareggio nel 1975 si tratta della Motonave M/p “ASSUNTA TONTINI MADRE” della Società “Fratelli Tontini di Anzio”
Il mio paese fino agli anni 80 non contava piu di 8.000 abitanti, era l’Era della “Grande Pesca negli oceani” e quasi tutti gli uomini lavoravano sui grandi pescherecci oceanici o nell’indotto a terra. Anche quelli di casa mia erano nel settore, mio padre comandava l’ M/P CARLO DI FAZIO callsign “IRJS”, una nave di circa 1.000 tonnellate di stazza lordaStazza lorda Una delle misure più frequentemente citate nella valutazione di un’imbarcazione è la sua stazza lorda (o GT, Gross Tonnage o Gross Register Tonnage GRT), comprendente tutti i volumi interni della nave, oltre a quelli utili per il trasporto delle merci e dei passeggeri, e quelli di servizio, gli spazi della sala macchina per il combustibile e così via.A cura di Alfredo De Cristofaro IK6IJF - INORC 231 lunga 70 metri con un motore DEUTZ di circa 2.000 cavalli che non erano mai troppi per il traino dei grossi mestieri di pesca durante le campagne in aperto Oceano. La radio per quelle navi era l’unica possibilita’ durante i sei mesi di mare per rimanere in contatto con i familiari e di seguire le notizie di cio’ che accadeva in Italia e nel mondo…gia’…proprio cosi, per sei lunghi mesi gli equipaggi di quei giganteschi pescherecci rimanevano legati alla terra ferma solo grazie alle Onde Corte.
Il “CARLO DI FAZIO” in partenza da Cape Town (Sud Africa) per le zone di pesca attigue.
I pescherecci piu’ grandi e le navi fattoria imbarcavano un Ufficiale RT che durante le campagne di pesca svolgeva il traffico radio sia per la sicurezza della navigazione che per la parte commerciale nonchè quello di corrispondenza pubblica mentre sulle navi piu’ piccole, che usavano solo la radiotelefonia, il Comandante e gli Ufficiali di coperta dovevano avere il certificato di radiotelefonista per navi che si conseguiva con esami presso le Capitanerie di Porto. Le stazioni radio di queste navi erano ben equipaggiate, innanzitutto a bordo, una cabina adiacente al ponte era adibita a stazione radio e seppure in genere non fosse molto grande era sicuramente ben fornita di apparecchiature, il CARLO DI FAZIO montava un ricevitore della REDIFON a sintonia continua, il trasmettitore principale era un CRUSADER della MARCONI MARINE che erogava circa 1.500 Watts in CW/SSB e che consentiva al motopesca di essere sempre tra i primi nel tumo assegnato da IAR dopo il lancio della lista traffico, a bordo c’era un trasmettitore di emergenza della IRME per la 500 kc/s ed un ricetrasmettitore sempre della IRME per le onde medie 2182 kc/s (modello LINCE), non mancavano poi i VHF uno della SAILOR ubicato sul ponte ed uno della FURUNO in stazione radio per le comunicazioni a portata ottica poi un grosso ricevitore quarzato di marca JRC per la ricezione delle carte meteofax, fondamentali per le previsioni meteo.
Una vista parziale della stazione radio del “CARLO DI FAZIO” mentre il comandante dalle acque canadesi è intento a collegare ROMA RADIO / IAR. Nominativo internazionale IRJS, trasmettitore MARCONI CRUSADER per una potenza di 1500 W.
Per sei lunghi mesi quella stazione radio vedeva passare giorno e notte i numerosi membri dell’equipaggio (circa 40 persone), ansiosi di chiamare a casa, molte volte questi uomini, davvero coraggiosi, apprendevano la notizia della nascita dei propri figli tramite la radio di bordo e a volte anche notizie tristi come la dipartita di amici o dei loro cari. Nel mio paese, ma nel mondo dei marittimi in genere, era radicata la mentalità di non comunicare ai propri cari imbarcati notizie tristi per evitare di affliggere chi era lontano da casa impegnato in un lavoro molto duro e cosi molti di loro apprendevano le notizie piu’ tristi solo quando tonavano a terra a conclusione della campagna di pesca. Gli operatori di ROMA RADIO e di GENOVA RADIO sapevano dei lunghi periodi che queste navi dovevano passare in mare e molti qui raccontavano della cordialita’ e della disponibilita’ che questi operatori mostravano verso le chiamate provenienti da questi natanti; molti di questi operatori, oggi sono soci dell’INORC Club ed a loro mi sento di rivolgere un particolare grazie.
Durante i lunghi periodi in mare il Marconista o L’Ufficiale di Coperta incaricato delle comunicazioni doveva lavorare diverse ore del giorno per la ricezione dei bollettini meteo e degli avvisi ai naviganti soprattutto quando le campagne di pesca avvenivano in Nord Atlantico. Un bollettino non acquisito significava la possibilita’ di ritrovarsi nel mezzo di uno storm per intere giornate ma, grazie alla cura posta da parte del personale radio, i motopesca riuscivano quasi sempre a sospendere il loro lavoro per tempo e a trovare ridosso in zone di mare piu’ tranquille, lontane dal centro delle grosse depressioni o nelle rade, quando le zone di pesca non erano lontane dalla terraferma. Per le festività natalizie e di Pasqua il traffico radio impazziva, decine di telegrammi di auguri in partenza ed in arrivo e decine di telefonate a familiari ed amici e se il turno preso con la stazione costiera non era tra i primi si rischiava di aspettare per ore ed ore che le altre navi svolgessero il loro traffico con il rischio di perdere la propagazione, cosa che a volte accadeva.
Stazione radio di un Motopesca oceanico italiano.
Tutto il traffico veniva svolto attraverso le stazioni costiere di ROMA RADIO e di GENOVA RADIO a volte alcune navi si servivano anche della famosa stazione francese di SAINT LYS RADIO (FFL) che diffondeva sulle sue frequenze di lavoro in SSB una musichetta popolare francese per facilitare la sintonia dei ricevitori di bordo. Anche per il traffico in grafia venivano usate le stesse stazioni radio. Davanti alla porta della stazione radio mentre si era in attesa del turno per le telefonate c’era un continuo andirivieni di gente che aspettava con impazienza di chiamare casa, in quel momento la sala radio diventava un luogo di aggregazione che distoglieva per qualche attimo gli animi dal duro lavoro ed i marinai trovavano il tempo per parlare delle loro famiglie dei loro figli e delle loro situazioni, discorsi che nella routine di una nave da pesca trovavano di solito poco spazio; a bordo gli orari erano scanditi dalle manovre, dai turni di lavoro per la lavorazione ed il confezionamen-to del pescato e dalle pause pranzo e per la cena a volte consumare frettolosamente pur di trovare un po’ di tempo per il riposo.

Vista parziale della stazione radio dell’ASSUNTA TONTINI MADRE” callsign IBAY che imbarcava più di 70 membri di equipaggio, l’ASSUNTA era una di quelle navi che doveva imbarcare un Ufficiale marconista.
Le domeniche erano giornate come le altre ma l’attenzione era concentrata sui risultati del campionato di calcio e quindi il Marconista doveva cercare in tutti i modi di “beccare” la frequenza della RAI piu’ idonea per ricevere le radiocronache e i risultati delle partite…… finalmente un po’ di sollievo per gli appassionati del pallone. Oltre che al traffico di corrispondenza pubblica la stazione radio era l’unico mezzo per i contatti con l’armatore e le Agenzie Marittime a terra, il Comandante aggiornava spesso la societa’ armatrice sull’andamento della pesca e tra le varie navi esisteva una sorta di competizione sulle quantita’ di pesce catturato e sulle zone migliori dove gettare le reti. I contatti con le agenzie a terra erano altrettanto importanti per la vita della nave, soprattutto quelli dedicati all’approvvigionamento dei viveri, dei materiali e del bunker, le navi da pesca infatti, durante i sei mesi di lavoro toccavano terra in pochissime occasioni, forse nell’arco di un’intera campagna di pesca la somma dei giorni passata a terra non superava i venti; quando in porto, l’equipaggio, dopo i lavori di imbarco delle provviste delle scorte e dopo il rassetto nave, trovava finalmente il tempo per scendere a terra e facilmente ci si concedeva qualche serata anche”galante”.

Nella foto il Motopesca oceanico “MASCARETTI PRIMO” dopo i lavori di carenaggio e prima della partenza per l’Atlantico.
(Foto cortesia dell’OM Domenico Caselli I6HWD – INORC 337)
Molto importanti erano i contatti che avvenivano con le altre navi in Onde Medio Corte, di solito una 2MHz di notte e una 4 o al massimo una 8 MHz di giorno; durante questi contatti i comandanti delle navi si scambiavano le informazioni sulle zone di pesca ma erano molto cauti nel passare le quantità del pescato in virtù di quella sana competizione che esisteva tra navi, dico sana perché’ in verità tra gli equipaggi di queste navi c’era una forte solidarietà e quando una nave aveva bisogno di assistenza in mare aperto a seguito di un’avaria, chi era più vicino si precipitava sul posto per dare il proprio aiuto consape-voli dei pericoli del mare quando una nave poteva avere problemi con le macchine o agli organi di governo.
Solo il Comandante sapeva quando la nave avrebbe finito la campagna di pesca e la chiusura ufficiale avveniva solo dopo che era stato informato l’armatore via radio. Quella era la comunicazione che in fondo a bordo tutti aspettavano a da quell’istante i volti delle persone subivano una trasformazione, erano meno incupiti, quello era il momento in cui ci si accorgeva che per sei lunghi mesi c’era stato qualcuno che aveva lavorato accanto a te e che aveva vissuto la tua stessa esperienza.
A bordo del “MASCARETTI PRIMO” si telefona…Foto tratta da un articolo del periodico “EPOCA”custodito presso l’archivio di Domenico Caselli I6HWD – INORC 337
Tutti si davano da fare per i lavori di manutenzione prima del rientro in Italia, picchettaggio, pitturazione, riparazione delle reti e con ansia tutti aspettavano che fosse comunicata tramite ROMA o GENOVA RADIO L’ETA nave. Era il momento del conto alla rovescia e le valvole finali del trasmettitore HF non smettevano mai di lavorare, gia’, ora era arrivato il momento di contattare i famigliari e gli amici per informarli del rientro in Italia. Oggi la “Grande Pesca” italiana con la sua numerosa flotta non esiste piu’ proprio come il CW commerciale ma qui la tradizione marinara ricorda ancora con grande nostalgia quei tempi in cui gli uomini si misuravano con i grandi marosi dell’Oceano e con le ricche catture di pesce. L’importante ora non e’ dimenticare ma mantenere vivo nell’animo quei ricordi che contribuivano a fare grande l’Uomo.
Articolo di Alfredo De Cristofaro IK6IJF – INORC 231
Particolari ringraziamenti vanno all’OM Domenico Caselli I6HWD – INORC 337 per la sua collaborazione.



